San Fedele Intelvi, striscioni contro l’ordinanza “anti-movida”

I promotori dell’iniziativa contestano l’impostazione del provvedimento: vietare la vendita di alcolici e alimenti, sostengono, non risolve il problema di fondo, cioè la mancanza di spazi di aggregazione per i giovani in valle

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Centro Valle Intelvi

Nella notte sono comparsi a San Fedele Intelvi oltre 700 manifesti e striscioni contro l’ordinanza comunale che vieta la vendita di alcolici e alimenti nel comune di Centro Valle Intelvi, in vigore dal 14 agosto al 13 settembre 2026, dal lunedì al giovedì dalle ore 23. Vietato anche l’utilizzo dei dehors, sempre nei medesimi orari. A firmarli - si legge in una nota - è un gruppo spontaneo di villeggianti e residenti che vive la valle e i suoi spazi e che ha deciso di prendere parola pubblicamente per spiegare le ragioni del gesto. «Non rappresentiamo nessuno, se non chi ha a cuore questo territorio e non vuole vederlo spegnersi”, spiegano le promotrici dell’iniziativa. «Negli anni abbiamo visto chiudere locali, attività, luoghi di ritrovo. La valle ha progressivamente perso gli spazi che un tempo offriva ai suoi ragazzi».

Il gruppo contesta l’impostazione del provvedimento: vietare la vendita di alcolici e alimenti, sostengono, non risolve il problema di fondo, cioè la mancanza di spazi di aggregazione per i giovani in valle. «Vietare non riporta indietro un locale chiuso, né riapre uno spazio comunale rimasto inutilizzato per anni. È solo uno specchietto per le allodole che accontenta coloro che si lamentano dei giovani dimenticandosi di essere stati giovani anche loro».

Secondo le promotrici, un’ordinanza di questo tipo non responsabilizza le persone: si limita a vietare, senza costruire nulla. «Un’ordinanza non sostituisce un progetto vero per la valle e per i suoi giovani. E non è attraverso il divieto che cresce una comunità più consapevole: invece che limitare la libertà di tutti, le istituzioni dovrebbero investire nella responsabilizzazione reale».

Inoltre l’ordinanza colpisce direttamente bar e ristoranti, imponendo una restrizione sproporzionata e ingiustificata da eventi straordinari su specifiche attività commerciali. A pesare non è solo il divieto in sé, ma il metodo: i commercianti si sono trovati il provvedimento calato dall’alto, senza alcun margine di mediazione. Il mese di agosto e in generale il periodo estivo sono, per molte di queste attività, il periodo in cui si costruisce buona parte del fatturato dell’intera stagione: è il momento in cui turisti, residenti e villeggianti tornano numerosi in valle, e in cui bar e ristoranti dovrebbero poter lavorare senza ostacoli.

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