Tentato omicidio dell’agente, gli arrestati negano l’accusa

L’interrogatorio dell’uomo e della donna fermati a San Fermo dopo l’inseguimento: «Non intendevamo investire il poliziotto, volevamo fuggire»

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Como

Otto capi di imputazione: il tentato omicidio dell’agente di polizia tramite un investimento con un furgone, evitato solo per lo scarto del poliziotto che aveva evitato l’impatto, ma anche furti in più attività commerciali, resistenza a pubblico ufficiale, ricettazione, il possesso di grimaldelli e di arnesi atti allo scasso. La procura di Como con un atto a firma del pubblico ministero Simone Pizzotti, ha presentato il conto all’uomo e alla donna che venerdì della scorsa settimana, alla sera, erano stati arrestati al termine di un inseguimento iniziato in via per San Fermo e concluso in via Fittavolo, nel territorio del comune di San Fermo della Battaglia.

A finire in manette, con anche l’accusa pesante di tentato omicidio che li aveva portati in carcere, erano stati Claudio D’onofrio – 59 anni di Luisago – e Cinzia Fumagalli, 38 anni di Laglio, che era con lui su quel furgone Ford Transit che era stato rubato a Camerlata solo un paio di giorni prima rispetto ai fatti accaduti tra il 19 e il 20 di giugno. I due, fermati dalle volanti della Questura anche dopo un inseguimento a piedi in un torrente, erano stati portati in carcere e sono stati ora interrogati dal giudice delle indagini preliminari di Como Chiara Comunale.

Entrambi hanno risposto alle domande del gip, la donna assistita dall’avvocato Francesca Montemurro, l’uomo dal legale Livia Zanetti.

Da quanto è stato possibile ricostruire, entrambi avrebbero negato di voler investire l’agente, ma di aver cercato solo di allontanarsi in un punto dove la strada era comunque larga e dopo aver fatto una inversione a U. La donna, poi, non era alla guida e avrebbe raccontato di aver detto all’uomo di fermarsi. Insomma, al termine dell’interrogatorio è rimasta la misura cautelare della custodia in carcere per il cinquantanovenne di Luisago, mentre la trentanovenne di Laglio è stata scarcerata con l’obbligo di firma.

Entrambi tuttavia sono indagati in concorso per gli stessi reati, a partire appunto dal tentato omicidio contestato per il tentativo di investimento dell’agente delle volanti. Come detto però la lista delle contestazioni parte da prima. Ossia dal furto del furgone avvenuto a Camerlata il 17 giugno, cui sono poi stati aggiunti la resistenza a pubblico ufficiale con fuga al momento del controllo in via per San Fermo, passando anche per un tentato furto al negozio “Materassi & Materassi” di via Asiago a Tavernola, per un furto al mercatino dell’usato “C’era una volta” di via Bellinzona, e anche ad una società di via Tentorio proprietaria del furgone.

I due interrogati hanno fatto qualche ammissione, relativa al furto del furgone – dove però hanno detto di averlo trovato già con le chiavi inserite – e al furto al “C’era una volta”, ma hanno invece negato categoricamente le altre contestazioni a partire, come detto, da quella del tentato omicidio. Ricordiamo anche che, tra le ipotesi di reato, c’è pure la ricettazione.

L’inseguimento era durato una decina di minuti, tra Como e la via Fittavolo dove si era concluso. La perquisizione del furgone aveva permesso di rinvenire e sequestrare numerosa refurtiva, tra cui orologi, tute da lavoro, contanti e vari attrezzi da scasso. La successiva perquisizione domiciliare aveva permesso di trovare anche ulteriori strumenti idonei allo scasso, computer e oggetti di valore, tutto posto sotto sequestro.

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