Una vita con la ferriera. «Per noi finisce un’epoca»
Dongo. I 60 licenziamenti hanno concluso una storia lunga 120 anni. «Cuore pulsante del paese, tutta l’economia altolariana vi ruotava intorno»
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Nella primavera del 2019 il comparto immobiliare che ospitava l’attività industriale di Isotta Fraschini era stato acquisito all’asta dalla multinazionale cinese Elecpro International investment holding, che aveva sottoscritto anche l’acquisto della produzione.
Nessuno si illudeva certo che la nuova proprietà potesse riportare lo stabilimento ai fasti del passato, ma anche le istituzioni avevano creduto alle promesse dell’Oriente: rilancio dell’attività del lost-foam legata all’industria automobilistica con un organico di 2000 dipendenti e impegno a favore dell’ambiente con 2 milioni di euro impegnati per lo smaltimento delle tonnellate di rifiuti di fonderia accumulati nel comparto dalla precedente gestione.
Le promesse, in realtà, sono state disattese e l’azienda ora ha annunciato la chiusura con il licenziamento dei circa sessanta dipendenti ancora in organico.
Stretta al cuore
È finita un’epoca. «Il cuore dei vecchi donghesi, che all’ombra dei capannoni della ferriera hanno trascorso gran parte della loro vita, si stringe – interviene Giancarlo Della Fonte, memori storica di Dongo – La sua ascesa aveva saputo veicolare Dongo e il territorio fuori dalle rovine di due guerre; la “Falck” era il cuore pulsante del paese e tutta l’economia altolariana vi ruotava intorno».
Le Acciaierie e Ferriere Lombarde risalgono al 1906, ma la ferriera era già attiva fin dal 1839, rappresentando, al di là del lavoro, un modello sociale.
«Lo stabilimento ha regalato al territorio benessere e tranquillità economica – prosegue Della Fonte – La sua sirena scandiva i ritmi di vita; negli anni sorsero il villaggio Falck con le case per i dipendenti, il circolo, dove gli stessi avevano l’opportunità di ritrovarsi nel dopo-lavoro per una partita a carte o bocce, e per i giovani la gloriosa Canottieri Falck, che forgiò centinaia di ragazzi e tanti campioni a tutti i livelli».
Il furto di rame
C’è stata la pandemia e il mercato automobilistico non ha attraversato certo una fase favorevole, ma Claudio Poncia, che nella ex Falck ha lavorato seguendone a lungo le sorti anche come sindacalista, non ha dubbi: «Partire con cento licenziamenti e annunciare un riassorbimento futuro è stato di per sé emblematico – esordisce – La verità è che la proprietà cinese non c’ha mai creduto veramente e i suoi obiettivi, evidentemente, erano altri. Di aziende in difficoltà ne ho viste parecchie, ma nessuna è mai andata in ginocchio per un furto come la Dongo Casting».
Poncia si riferisce al clamoroso episodio del 2024, quando ignoti trafugarono i cavi di rame che portavano l’energia elettrica nei reparti: «Lo stabilimento è rimasto per lo più senza corrente elettrica e nessuno ha più provveduto a ripristinare i cavi, impedendo in buona sostanza l’attività lavorativa, già di per sé ridotta – sottolinea l’ex sindacalista – Non è stata effettuata, ovviamente, nemmeno la prevista bonifica e ora c’è anche da chiedersi che ne sarà del comparto acquisito dalla multinazionale cinese».
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