(Foto di archivio)
Menaggio La Cassazione aveva annullato la sentenza per due giovani. La Corte d’Appello conferma le loro responsabilità: sei e tre anni di cella
Menaggio
Assolto dalle condotte violente contro una delle ragazze perché il fatto non costituisce reato. E assolto per le condotte contro l’amica della prima giovane per non aver commesso il fatto. Eppure questo non è bastato a Nicholas Pedrotti, 28 anni di Chiesa Valmalenco, per evitare una condanna a tre anni di carcere per violenza sessuale. Insieme a lui condannato anche Emanuel Dedaj, a sei anni di carcere. L’auspicata (da imputati e difensori) assoluzione di due degli imputati dello stupro di gruppo contro due ragazzine avvenuto nell’estate 2018 al Lido di Menaggio, non c’è stata. La Corte d’Appello di Milano, chiamata a rivedere il caso dopo che la Corte di Cassazione aveva accolto il ricorso dei due ragazzi annullando le condanne, ha infatti giudicato entrambi nuovamente colpevoli. Anche se ha diminuito le pene.
Bisognerà attendere, ovviamente, le motivazioni della sentenza dei giudici milanesi (soprattutto per quel che riguarda Pedrotti), ma non è escluso che valga quanto già messo nero su bianco dai giudici in questa vicenda: «Perchè possa ritenersi configurato» il reato di violenza di gruppo «non è neppure richiesto che tutti i componenti del gruppo compiano atti di violenza sessuale, e neppure è necessario che tutti i componenti del gruppo assistano contestualmente al compimento degli atti di violenza sessuale per tutta la durata della violenza, ma è sufficiente che anche il compartecipe fornisca un contributo causale alla realizzazione del reato, anche nel senso del rafforzamento della volontà criminosa dell’autore dei comportamenti».
La terribile storia, come detto, risale ormai a otto anni fa. Quando due minorenni denunciarono le violenze subite da alcuni ragazzi, incontrati in un pub di Menaggio. I ragazzi avevano offerto alle giovanissime un passaggio per tornare verso casa, ma l’auto aveva preso la rotta del Lido, a quell’ora già chiuso. Uno dei giovani che lavorava al Lido, aveva le chiavi ed aprì, proponendo un bagno notturno. Invece tutto si tramutò in uno stupro brutale.
Principale imputato Gheorghe Rotaru, 27 anni, origini moldave, condannato in via definitiva ormai da tempo a otto anni di reclusione.
Quel che conferma l’ennesima sentenza sul caso è la ricostruzione terribile di quella sera d’estate. L’incontro delle quattro amiche, nella loro ultima sera di vacanza sul lago, con quattro giovani: Gheorghe Rotaru, (latitante da sempre), Nicholas Pedrotti, Emanuel Dedaj e un quarto prosciolto da tutte le accuse. Il fatto che una delle ragazze si ubriaca. A stento resta in piedi. Che una delle amiche decide di non abbandonarla. E che per questo è finita nelle mani dei suoi aguzzini: «Fin dall’inizio della serata - scrissero i giudici su questa ragazza coraggiosa - ha mostrato con generosità di essere l’unica a voler essere di supporto per l’amica perché si era resa conto che era in condizioni psico fisiche assai precarie. E per proteggerla (visto che le altre due amiche avevano dichiarato che se ne sarebbero andate a casa a piedi pur avendo percepito i rischi che la loro amica avrebbe corso) non ha voluto lasciarla sola. Ha cercato, poi, di proteggerla mentre erano al Lido, ed è intervenuta quando nella parte finale della serata si è resa conto che addirittura due degli imputati stavano abusando di lei contestualmente». Cambiano le pene. Resta l’orrore.
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