(Foto di Manuela Clerici)
Appiano Gentile Un successo il laboratorio di pasticceria in collaborazione con il ristorante Tarantola
Lettura 1 min.Appiano Gentile
Un laboratorio di dolci e un’occasione di incontro nel segno dell’inclusione e della creatività. Alcune iniziative trovano la loro forza nell’essere uniche e irripetibili. Altre, invece, acquistano significato perché si ripetono nel tempo, fino a diventare parte di una relazione.
È il caso del laboratorio che anche quest’anno ha visto gli ospiti di Villa Magnolia, la Comunità alloggio per persone con disabilità di Appiano Gentile che fa parte del sistema di servizi di Villa Santa Maria, entrare in più occasioni negli spazi della Pasticceria Tarantola per partecipare alla preparazione dei dolci e condividere una giornata di lavoro e di incontro. Non un’attività pensata unicamente come esperienza straordinaria, né come un semplice gesto simbolico. Il valore dell’iniziativa sta proprio nella sua continuità: un’esperienza che negli anni è cresciuta attraverso la fiducia reciproca, trasformandosi in un ponte stabile tra una realtà familiare e una struttura impegnata ogni giorno nel promuovere percorsi di vita, autonomia e inclusione. Per alcune ore il laboratorio è diventato un luogo di incontro, dove il lavoro ha rappresentato uno strumento di relazione, partecipazione e condivisione. Un’esperienza costruita attorno al valore dello stare insieme e del fare insieme, all’interno di un contesto autentico e inclusivo.
È questa la visione che da anni guida l’impegno di Maria Rosa Rusconi e della famiglia Tarantola: creare occasioni concrete in cui le persone possano incontrarsi e condividere esperienze significative, favorendo inclusione, autonomia e partecipazione attraverso la normalità della vita quotidiana. «Non abbiamo mai pensato a queste giornate come a qualcosa da dedicare o da concedere – commenta Maria Rosa Rusconi, moglie di Vittorio Tarantola, chef patron del Ristorante Tarantola – Ci interessa creare occasioni in cui ciascuno possa sentirsi parte di ciò che accade. Il laboratorio è un pretesto: quello che rimane davvero è il tempo condiviso, la naturalezza delle relazioni che si costruiscono e il fatto che, anno dopo anno, ci si riconosca e si abbia piacere di ritrovarsi. Crediamo che l’inclusione inizi proprio quando non ha bisogno di essere dichiarata». Un legame che continua a rinnovarsi e che, anno dopo anno, consolida una sinergia fatta di presenza, continuità e attenzione reciproca.
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