Ambulanze a Como: una su tre esce per false emergenze

In un anno circa 25mila pazienti arrivano con i mezzi di soccorso nei soli due ospedali cittadini e almeno 8mila potrebbero in realtà farne a meno

Como

Più di una volta su tre, a Como le ambulanze escono per false emergenze. A sentire i volontari che sono a bordo dei mezzi di soccorso, di giorno e di notte, una percentuale più che significativa di uscite non riguarda casi davvero urgenti, persone con bisogni di cura a cui è necessario rispondere con la massima rapidità. Anzi, negli ultimi anni è cresciuto il numero di cittadini che chiamano per problemi che meriterebbero di essere trattati dal medico di base, dalle guardie mediche o dai servizi sociali, domandando magari un passaggio ad un parente il giorno successivo con più calma.

Eppure tanti anziani, magari soli e preoccupati, preferiscono comunque telefonare al numero unico. A volte è vero che non hanno alternative, ma capita anche di entrare a casa di persone più giovani che allarmate chiedono il trasporto in ambulanza quando invece non sarebbe così strettamente necessario.

I codici

Occorre pensare che nel 2025 al Sant’Anna, il principale Pronto soccorso di Como e provincia, i codici in entrata erano colorati per l’80,2% di bianco o di verde, dunque per problemi lievi, senza pericoli concreti. Solo poco più dell’1% viene etichettato dal personale sanitario di turno come codice rosso, il più grave. Dei pazienti accolti l’anno scorso quasi il 70% sono arrivati in Pronto soccorso al Sant’Anna autonomamente, il 30% ha chiamato l’ambulanza. Sommati gli accessi registrati dal Valduce a spanne significa che in un anno circa 25mila pazienti arrivano in ambulanza nei soli due Pronto soccorsi cittadini e che almeno 7mila, anche 8mila potrebbero in realtà farne a meno.

Fenomeno in crescita

«Rispetto a qualche anno fa questo fenomeno è purtroppo molto aumentato – commenta per la Croce Azzurra Francesco Cattaneo –: direi che circa un terzo dei soccorsi a domicilio si rivelano poi essere dei codici minori, bianchi o verdi. Molti sono anziani soli senza alternative, ma c’è anche chi chiama senza reali necessità».

Il trasporto in ambulanza, gratis, offre in ospedale un minimo di corsia preferenziale, al netto delle lunghe file che quasi sempre si trovano all’interno. «Un forte mal di testa, un immaginato dolore al petto – dice Tiziano Pedraglio per la Croce Rossa di Uggiate –: tante chiamate sottraggono mezzi ed equipaggi alle vere emergenze, questo è un problema reale e per numeri crescente».

Rispetto all’autopresentazione, chiamare l’ambulanza dovrebbe far immaginare una urgenza più impellente. Eppure per diverse associazioni di soccorso si arriva anche al 40%, al 50% dei casi lievi soccorsi a domicilio. Inutile dire che accendere per strada le sirene giorno e notte senza sosta impegnando più sanitari e medici è per il sistema pubblico uno sforzo notevole.

«Questo infatti sta diventando un tema sociale, culturale – riflette Alessandro Brivio per i soccorritori di Appiano Gentile –: sul territorio mancano i medici di famiglia per dare questo tipo di risposte. Tramite numero unico, difficilmente gli operatori non inviano i soccorsi, è complicato rifiutare interventi immaginando, attraverso una chiamata, che le richieste non siano in verità gravi». Si tratta di un fatto di responsabilità. «Non abbiamo statistiche, ma la percentuale è di sicuro alta – dice Flavio Cometti per la Sos di Olgiate Comasco – più che in passato. Quanto alla rete sanitaria, mancano alternative, tante persone sono sole e spaventate e però è chiaro che alcuni utilizzano con poca consapevolezza un servizio importante, anzi fondamentale».

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