Biblioteca dedicata a Petra Bernasconi: «Fu una madre e una maestra di vita»

Valmorea Novanta persone alla intitolazione all’ex preside delle scuole medie del paese. «Donna dell’ascolto e dell’accoglienza». Giudice popolare, fu minacciata dalle brigate rosse

In novanta l’hanno chiamata mamma o madre come si chiamano le grandi donne della storia. Erano i novanta presenti all’intitolazione della biblioteca comunale a Petra Bernasconi (vedova Neri nata Bernasconi, come si firmava).

Ma anche quelli che non c’erano, la ricordano così, come nella presentazione è stata definita da Marilina Bernasconi, ex alunna e docente, “Mamma Petra”, nata nel 1917 ed esempio dell’emancipazione femminile attraverso la cultura, il lavoro, la dedizione sociale e l’impegno civico.

Fondatrice del Centro anziani

Una lunga vita, entrata nell’eternità e nella memoria collettiva nel 2011: sposa dell’indimenticabile medico condotto Luigi; insegnante di lettere a San Fedele, Porlezza ed Olgiate; preside della scuola media di Valmorea dall’anno della realizzazione, il 1964, fino al 1980; promotrice della prima biblioteca scolastica, volontaria della Croce rossa, catechista, presidente dell’asilo di Casanova, cofondatrice del Centro anziani, giudice popolare minacciata al processo a Milano contro le brigate rosse.

Madre di quattro figli, è stata madre per tutti, “donna dell’accoglienza”, come l’ha denominata Graziella Introzzi, ex collega.

« La sua passione per l’educare ha dato molti frutti », ha detto il sindaco, Lucio Tarzi, aprendo la cerimonia tra diversi sindaci ed ex sindaci, il viceprefetto Diana Sessa, le associazioni, studenti riuniti in nome della loro preside anche dopo 60 anni, il parroco don Silvio Bellinello con le preghiere che sembravano ricalcare la missione di Petra: «Costruire un mondo più umano».

Toccanti le parole del figlio Carlo che ha descritto la mamma come la “donna dell’ascolto” e ascoltava anche gli alunni “malcapazz”, così chiamava i discoli, per insegnare che libertà è responsabilità e se non avevano fatto il loro dovere, li chiamava in presidenza e li rasserenava, non li esasperava, non li umiliava.

Aveva fisso il concetto del bene comune, del rispetto, «della necessità della fatica – è ancora il figlio Carlo a parlare – per raggiungere l’obiettivo ». Pari dignità per tutti: era il suo modo di trattare chiunque, pari opportunità, come una madre con i figli.

«Una seconda madre per me», ha rimarcato, infatti, Beppe Livio, accennando al clima e ai fatti degli anni ’60 in cui fu alunno di Petra e ad un suo tema ardito, per i tempi.

Gli alunni premiati

« Ma lei - ha proseguito - mi insegnò a dire le cose in italiano corretto e serio, usando la ragione e non il sentimento. Lei ha costruito parte del mio futuro».

Un legame per sempre, perché a ciascuno ha dato qualcosa: è il tema di altre testimonianze.

Durante la cerimonia, sono stati letti da “Attori per caso” brani tratti da opere letterarie: in onore della “madre delle belle lettere” sono esposti in biblioteca.

Poi, sono stati premiati gli alunni capaci e meritevoli di questa generazione: Giulia Chiele, Matteo Gandini, Beatrice Ghielmetti, Andrea Imbesi, Maria Teresa Donadini, Cecilia Giulia Borghi, Sofia Valentina Malvone, Giorgia Stanca, Sara Bianchi, Alessandro Buttiglieri, Jacopo Re, Virginia Donadini, Daniela Lombardi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA