Cascina Tavorella, il Pd sul nuovo bando: «Non si cancelli un patrimonio di legalità»

Il caso. Il partito accoglie con favore la gara pubblica per il bene confiscato a Oltrona San Mamette, ma esprime riserve su alcune clausole: «Sia un luogo di libero dibattito, non si disperda il lavoro dei volontari»

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Oltrona San Mamette

«Cascina Tavorella patrimonio di legalità, non si cancellano anni di impegno civile». E’ il timore espresso dal Pd in relazione al nuovo bando per l’assegnazione del bene confiscato alla criminalità organizzata e dal 2022 assegnato in via definitiva al Comune di Oltrona San Mamette, per destinarlo a un uso sociale. Da quell’anno Cascina Tavorella (abitazione, stalla-fienile e terreni agricoli) è affidata in via temporanea alla Parrocchia di Rebbio in collaborazione col Decanato di Appiano Gentile.

Ora è aperto un bando pubblico - con scadenza fine luglio - per raccogliere candidature di possibili interessati ad avere in assegnazione il bene per dieci anni, a titolo gratuito, per fini sociali.

Passaggio accolto con favore dal Partito Democratico, seppur con qualche riserva su alcune prescrizioni contenute nella convenzione. «La lotta alla mafia sul nostro territorio si misura anche dalla capacità di restituire alla collettività i beni confiscati alle organizzazioni mafiose e di trasformarli in luoghi di legalità, inclusione sociale e partecipazione. Per questo riteniamo una buona notizia che per Cascina Tavorella a Oltrona San Mamette si proceda finalmente, come prescritto dalla normativa, all’affidamento attraverso un bando pubblico e trasparente - affermano Carla Gaiani, segretaria provinciale del Pd e Pasquale Vergottini segretario del Circolo Pd Appiano Gentile.

L’auspicio del Pd, sia locale che provinciale, è che la comunità di Rebbio e il Decanato di Appiano Gentile possano ottenere l’affidamento del bene, dando continuità al lavoro straordinario svolto in questi anni dai diversi enti e dalle decine di volontari arrivati da tutta la provincia di Como. Sono stati loro a rendere nuovamente viva la cascina, trasformandola in un simbolo concreto del territorio di impegno contro le mafie e di educazione sociale, ambientale e soprattutto alla legalità. Lo testimoniano le tante giornate di lavoro e i numerosi incontri e dibattiti organizzati che hanno coinvolto relatori di rilievo del mondo civico, cattolico, istituzionale, dell’associazionismo e dell’antimafia. Sarebbe davvero un peccato, oltre che una grave iniquità, disperdere questo patrimonio umano e civile che è sotto gli occhi di tutti».

Gaiani e Vergottini aggiungono: «Auspichiamo infine che alcune prescrizioni del bando, come il divieto di utilizzare il bene per la “propaganda di idee atte a influenzare le opinioni”, vengano interpretate in maniera costruttiva e con buon senso perché, al di là della formulazione oggettivamente singolare, un bene confiscato alla mafia deve essere un luogo di libertà, di confronto e di crescita civile, non uno spazio in cui si teme il libero dibattito delle libere idee».

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