«Elena, un angelo in festa vicino a Dio»

Faloppio L’ultimo saluto alla bambina di 6 anni: «Qui in Italia è stata curata con professionalità e umanità». E il gesto di generosità: donate le cornee

Faloppio

Elena Molina, sei anni per sempre «così bella, così fragile, angelo in festa vicino a Dio», come dice il parroco, don Marco Pessina, salutandola con le parole della fede e della consolazione, ieri pomeriggio nella chiesa di Gaggino.

È il primo venerdì di Quaresima; i paramenti liturgici sono viola, ma per Elena prevale il bianco: sono bianche e rosate le corolle di rose di contorno, bianchi e rosati i palloncini ovali e a cuore che sfiorano la culla di legno candido dove la bambina è stata posata adagio, perchè sembrava che dormisse, con il suo golfino e il suo cappellino immacolati; sono pallidi e rigati di lacrime i volti delle persone che hanno condiviso la sofferenza per il tumore che le ha rubato la vita. Ora la donazione delle cornee di Elena daranno luce.

Il triste addio

I palloncini volano nel vento che soffiava ieri. «Come il vento dello Spirito Santo, il Consolatore», dice don Marco, quando Elena viene condotta sul sagrato nella sua culla eterna che sarà deposta nel cimitero di Gaggino. Arrotolato con un nastrino bianco e rosato, i cuoricini aerei portano un messaggio dedicato ad Elena: «In questi mesi ci hai insegnato tanto: la capacità di essere felici per le piccole cose; di ringraziare per quello che si ha, di prendere la vita con il sorriso, ma soprattutto il coraggio di non arrendersi che ci hai dimostrato nel lungo viaggio per raggiungere dal Salvador fino a qua la tua mamma, nell’affrontare con forza la malattia e nell’essere sempre serena nonostante tutto», tra le parole lette in chiesa da Francesca Lia.

«Avrei dato la mia vita per te. Ma tu sei stata più forte di me. Ogni volta che mi vedevi piangere, asciugavi le mie lacrime con il tuo sorriso che arrivava fino all’anima e mi dava una pace che non so spiegare»: le parole della zia Lorena Silvia, lette da Fernando Papis che ha dato voce anche al palpito della fede nel salmo responsoriale: «Abiterò nella Casa del Signore». Un cugino, Pedro Sanchez, ha letto l’Epistola, rappresentando la Comunità salvadoregna che s’è stretta con la Comunità locale. «A nome della popolazione – ha detto il sindaco, Giuseppe Prestinari - condivido il dolore e offro solidarietà».

Mamma Rosalba, rifugiata politica, assistente in una famiglia di Uggiate, abita a Faloppio: non poteva tornare in Salvador ed Elena è arrivata in Italia il 23 dicembre con un volo di 10mila chilometri, 26 ore di viaggio e un visto turistico grazie ad una colletta popolare.

Quella speranza mai persa

Come ha ricordato lo zio Rafael, « è stata curata nel migliore dei modi, con professionalità, premura ed umanità nell’ospedale Sant’Anna, nell’ospedale San Gerardo di Monza, con la consulenza dell’Istituto Tumori».

Avevano sperato oltre ogni speranza, tanto che pensavano già di portare Elena sulla neve, mai vista perchè in Salvador è sempre primavera e gli inni della Corale e del pianoforte in chiesa sono nivei, finchè risuona un canto, in spagnolo. È una preghiera alla Madonna, accompagnato dalla chitarra e lo interpretano gli amici salvadoregni. “Madre, Madre”, ripete e mamma Rosalba diventa l’icona dell’amore e dello strazio di ogni madre ai piedi della Croce. Ma c’è Mathias, figlio di Rafael, nato da cinque giorni, tra le braccia dei suoi genitori. «Mathias è la vita che continua – dice don Marco – la nostra sorellina Elena è nella vita eterna. Risorgerà».

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