I paesi comaschi al confine con la Svizzera diventano dormitori: ecco come cambia la popolazione

Olgiatese Da Albiolo a Uggiate, l’andamento demografico nei comuni di confine: aumentano gli abitanti, ma sono tutti frontalieri. Manca la vita sociale

Sette Comuni in prima fascia, la fascia di confine dai 3.500 frontalieri compresi tra Albiolo, Bizzarone, Faloppio, Rodero, Ronago, Valmorea ed Uggiate Trevano.

Sette Comuni agglomerati senza discontinuità territoriale e considerati come l’esempio di «un fenomeno esplosivo di trasferimento della nostra lombardità in Canton Ticino e che rischia di trasformare in dormitorio di frontalieri i nostri paesi di confine ».

È la sintesi dell’intervento che il professor Giorgio Tettamanti, intellettuale comasco, docente di italiano, latino e greco al Liceo Volta e al Collegio Gallio, scrittore ed autore di trattati filosofici – politici ha fatto nelle scorse settimane, rilanciando un tema assai scivoloso dal punto di vista sociale.

A Rodero, il professor Tettamanti ha presentato la sua ultima opera intitolata “La poetica della cosa”, un viaggio tra italiano, latino, dialetto, tra Davide Van De Sfroos, Laura Garavaglia, Giorgio Orelli, Giovanni Battista Pigato e Fabio Pusterla. Cultura e letteratura, ma anche osservazioni sullo stato del microcosmo locale al momento e in prospettiva.

Tra due parchi

Lo sfondo, per cominciare: a fine 2022, i sette Comuni contavano insieme circa 20.000 abitanti, aumentati dell’8,3% in quindici anni soprattutto per il flusso migratorio. Ne è conseguita l’urbanizzazione di una superficie di 23,4 chilometri quadrati tra due parchi, il parco del Lura e il parco del Lanza, aree boscate con chiesetta alla sommità, un’unica grande via di comunicazione, la provinciale Lomazzo – Bizzarone e strade provinciali attraverso i centri abitati.

Quindici anni fa, in totale le imprese erano 951, di cui 437 artigiane. L’anno scorso, allo stesso registro delle imprese della Camera di Commercio, ne erano iscritte 838, di cui 331 artigiane: una contrazione di dieci attività l’anno, ma è la tendenza a contare. Storiche manifatture non sono state sostituite e tantomeno si sono rialzate le saracinesche abbassate dei negozi di vicinato. Un quadro piuttosto esplicito, nella nudità dei numeri.

Indicativi anche i dati relativi alla demografia. Poco meno della metà della popolazione è in età attiva, quella compresa tra i 14 e i 65 anni, ma l’indice di vecchiaia è cresciuto, in media, di 30 punti rispetto al 2010. Significa che ad ogni giovane corrispondono più di un anziano e mezzo, quasi due e l’invecchiamento è evidente anche considerando il saldo naturale (differenza tra nascite e morti), ridotto alle unità.

Il lavoro, appunto: più di un terzo della popolazione attiva lo trova oltreconfine ed è un esodo sempre più importante che tributa non solo braccia, ma anche cervelli, dall’elettricista alla sanità.

E chi va a lavorare di là, in Svizzera, parte da casa che è ancora buio e torna che è già buio: solo nei paesi frontalieri, alle cinque del mattino, c’è già movimento di punta che da altre parti comincia molto dopo.

Lo notò con stupore don Mario Ziviani quando nel 2009 fu nominato parroco di Uggiate Trevano, poi diventata Comunità Pastorale con Ronago, poi Comune unico: alle cinque e mezza, i bar stavano già servendo colazioni, la panetteria aveva già confezionato panini prendi e vai e la chiesa stava già per aprire a chi, prima di mettersi in coda, entrava e faceva una preghiera o accendeva un cero.

I servizi

Quale futuro per paesi dove le energie non stanno in paese, pensò. E la risposta è anche del professor Tettamanti: il dormitorio.

Intendiamoci sul significato di questo termine. L’immagine dei paesi non è certo quella di periferia di una grande città: non ci sono palazzoni – alveari, ma successioni di villette con giardino, ci sono verde pubblico, parchi e parchetti – gioco, campi sportivi, piste ciclabili e passeggiate, asili e scuole, bar, le “cattedrali” sono i supermercati; le parrocchie, gli oratori, i Comuni e le associazioni sfornano proposte a getto continuo, le feste paesane si fanno concorrenza tra loro. Sette paesi, sette feste, in certe serate estive. Ma anche nelle altre stagioni, il calendario non è vuoto.

Che cosa manca? “Le relazioni umane”, è la risposta fornita dalla gente interpellata: l’espansione edilizia che ha risposto anche alla domanda di insediamenti il più vicino possibile al confine, la tipologia delle costruzioni, il trasferimento di forestieri che non hanno interesse alle attività locali hanno cambiato anche quest’angolo di mondo.

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