Incendio doloso nel condominio: fermato il vicino per l’omicidio del pensionato (Video)
Lomazzo. Svolta nella notte per la morte di Giovanni Amenta. Il 45enne, incastrato dai video mentre riempiva una tanica di benzina, si è avvalso della facoltà di non rispondere
Lettura 3 min.Lomazzo
È stato fermato nella notte con l’accusa di omicidio volontario, il vicino di casa di Giovanni Amenta, il pensionato morto nella notte precedente in seguito all’incendio appiccato alla sua porta di casa. Il responsabile, secondo la procura e i carabinieri del Nucleo Investigativo di Como, è un uomo di 45 anni che abita nello stesso caseggiato della vittima. L’uomo, che si è avvalso da facoltà di non rispondere, è stato portato in carcere dopo che gli inquirenti hanno acquisito le immagini video di un distributore in cui lo si vede riempire una tanica di benzina. I vigili del fuoco, nel corso del sopralluogo di ieri pomeriggio, avevano già evidenziato come sullo zerbino della casa della vittima fosse stato versato del liquido infiammabile, benzina in particolare.
La vicenda
Ha agito con il favore delle tenebre. Quando tutti, nella palazzina di via Somaini, dormivano. Ha gettato del liquido infiammabile sullo zerbino e sulla porta davanti all’ingresso della casa del signor Amenta, “quello del pian terreno” che aveva problemi di vista, quindi ha dato fuoco. Sapendo che, oltre quella porta, “quello del pian terreno” stava dormendo. Gli ha sbarrato la via di fuga. E, così facendo, lo ha condannato a morte.
Quando, alle tre e mezza di notte, i Vigili del fuoco (allertati da alcuni residenti delle palazzine vicine) hanno spento il rogo e abbattuto la porta, appena oltre l’uscio hanno trovato il corpo privo di vita del signor Amenta. Era proprio dietro l’ingresso, sdraiato a terra. Ucciso dalle esalazioni di fumo. Salvo, invece, il suo cagnolino.
L’inchiesta
Procura e Carabinieri del Nucleo investigativo di Como sospettano che Giovanni Amenta, 73 anni, sia morto a causa di un incendio doloso. Appiccato nel cuore della notte. Forse un avvertimento o una ritorsione, che però si è trasformato in qualcosa di ben più tragico. E sarebbe potuta andare peggio: complessivamente i soccorritori hanno portato in ospedale sette vicini di casa. Intossicati, fortunatamente in modo non grave, dalle esalazioni di fumo. Perché quando i residenti nelle palazzine vicine si sono accorti dei bagliori delle fiamme e hanno contattato il 112, dando l’allarme anche tra i residenti nel condominio del rogo, ormai le scale erano invase dal fumo. Rendendo impossibile ogni chance di fuga.
Per l’intera giornata, ieri, il pubblico ministero Giulia Ometto, magistrato di turno in Procura, gli uomini della sua polizia giudiziaria e i Carabinieri hanno sentito - in caserma a Lomazzo - le persone residenti nella palazzina e non solo. Anche se una relazione da parte dei Vigili del fuoco non c’è ancora, l’ipotesi più probabile e verosimile è che siamo di fronte a un incendio doloso.
A dirlo, innanzitutto, il punto d’innesco del rogo, ovvero esattamente fuori dalla porta d’ingresso dell’appartamento di Giovanni Amenta. In un luogo privo di punti luce o prese della corrente. A rendere quasi certa la tesi del dolo un video, girato da uno dei vicini che ha lanciato l’allarme. La ripresa inizia quando le fiamme sono già alte e, in parte, le lingue di fuoco hanno già varcato l’uscio - passando sotto la porta - arrivando dentro casa della vittima. Il video evidenzia chiaramente che ad alimentare il rogo c’è qualcosa a terra a ridosso dell’ingresso dell’appartamento. Solo passati diversi altri minuti il fuoco comincia a essere alimentato dal legno della porta stessa. Ma in quella prima fase, che cosa dà forza all’incendio? Acceleranti gettati sullo zerbino o anche materiale piazzato lì per l’occasione? A dirlo sarà la squadra del nucleo investigativo scientifico dei Vigili del fuoco, che anche ieri pomeriggio ha effettuato un sopralluogo.
Ma chi poteva essere mosso da un odio così profondo da arrivare a usare il fuoco? Il sospetto è inevitabilmente ricaduto sugli altri residenti nella palazzina. Il portone d’ingresso, dopotutto, era chiuso a chiave. Chi avrebbe potuto agire all’interno della scala, nell’androne, nel cuore della notte, se non qualcuno dotato di quelle chiavi o chi magari si trovava già oltre le vetrate dell’ingresso? E così, per tutto il pomeriggio, gli inquirenti hanno sentito a lungo i residenti. In particolare uno di loro, un uomo che vive proprio in quella scala e con il quale Ammenta avrebbe avuto delle discussioni. Ma anche lui è stato sentito come “persona informata sui fatti”, dunque - almeno fino alla serata - senza alcun elemento formale a suo carico.
La dinamica
Di certo la ricostruzione precisa della dinamica di quanto accaduto sarà indispensabile, nelle prossime ore. Anche per definire con esattezza il tipo di reato sul quale indagare. Morte come conseguenza di altro reato? Oppure direttamente omicidio volontario?
Con la conferma, anche scientifica, del dolo il secondo step sarà rimettere in fila gli elementi a partire dall’entità dell’eventuale accelerante utilizzato. Perché, a rivedere il filmato, sembra proprio che chi ha appiccato l’incendio anche se non avesse previsto un esito così drammatico, sicuramente si sia assunto quantomeno il rischio di bloccare ogni via di fuga a un uomo che, per quanto residente al piano terra, a causa della sua disabilità aveva meno chance di poter scampare a un destino tragico.
. Video di Paolo MorettiL'incendio a Lomazzo prima dell'arrivo dei soccorsi
© RIPRODUZIONE RISERVATA