L’intervista esclusiva all’autista del pullman in fiamme: «Io eroe? L’avrebbe fatto chiunque. Ma mi sono detto: questa volta muoio»

L’intervista L’autista Carmelo Todaro è ancora in ospedale: «L’importante è che tutti siano salvi. Sono rimasto sul bus sino a quando non è sceso l’ultimo passeggero. Poi è esploso dietro di noi».GUARDA IL VIDEO

Ha trascorso una notte in camera iperbarica al Policlinico San Martino di Genova e poi, per uno scompenso cardiaco, è stato trasferito nel reparto di Terapia Intensiva Cardiologica. Ora respira con l’ausilio di una mascherina, sta migliorando, ma non verrà dimesso prima di sabato.

Non vuole essere chiamato eroe Carmelo Todaro, 56 anni, di Cernobbio, l’autista del pullman gran turismo che domenica ha preso fuoco nella galleria Giugo, lungo l’autostrada A12, tra Recco e Nervi in direzione Genova. La sua freddezza ha salvato i 47 passeggeri, la maggior parte residenti nel Comasco, di rientro da una gita alle Cinque Terre.

Noi l’abbiamo raggiunto telefonicamente, nell’attesa che torni sulle rive del lago. Un po’ affaticato, ma cordiale, Todaro ci ha raccontato della paura di morire, della fatica di uscire a piedi dalla galleria buia e di quell’attimo in cui ha preso la decisione giusta salvando tutti.

Come si sente?

Questa mattina (martedì 11 luglio, ndr) va meglio. Sono nel reparto di rianimazione, ma sa i dottori sono un po’ esagerati: hanno pensato che avessi un principio d’infarto.

Parla l'autista comasco del pullman in fiamme: «Chiunque altro, al mio posto, avrebbe fatto quello che ho fatto io».

Lo sa che a Como la chiamano eroe?

Addirittura! L’avrebbe fatto qualunque autista: chi se ne sarebbe andato lasciando le persone morire lì dentro?

Si ricorda cos’è successo?

Ho sentito una forte esplosione, come se fosse scoppiata una pentola a pressione, poi il bus ha dato due “strapponi” e ha iniziato a perdere giri. Ho pensato di aver preso una buca, ho guardato gli specchietti e in un attimo le fiamme hanno cominciato a uscire dal vano motore: avevano già avvolto la parte posteriore.

In quel momento cos’ha pensato?

Eravamo già in galleria e mi sono detto: porto fuori il bus o ti fermi subito. Il rischio di portarlo fuori era far bruciare anche l’impianto elettrico, di conseguenza le porte non si sarebbero più aperte e sarei stato costretto a infrangere i vetri col martello. S’immagina il caos con 47 persone a bordo? Meglio fermarsi, al massimo avremmo respirato tanto fumo. Così è stato.

Poi cos’è successo?

Sono rimasto sull’autobus sino a quando è sceso l’ultimo passeggero. La galleria in quel momento era buia, piena di fumo, non si vedeva nulla e a un certo punto sono inciampato: l’ostacolo era una signora a terra. Nella fuga era caduta, si era rotta qualcosa, adesso non ricordo se un piede o una gamba. Il marito cercava di sollevarla, di tirarla, ma lei diceva di non volere più alzarsi: non ce la faceva più. L’ho sollevata e tutti e tre ci siamo allontanati, in quel momento alle nostre spalle il pullman è esploso. Fortunatamente eravamo lontani, se no saremmo morti.

Ha avuto paura?

In tutto quel nero, in mezzo al fumo, a un certo punto ho perso il senso dell’orientamento. Non riuscivo a reggermi in piedi, barcollavo e a ogni passo picchiavo la testa contro la galleria. Ho detto ci sono: stavolta muoio. Per fortuna ho toccato il marciapiede col piede e ho avuto un’idea: continuare così, toccare il marciapiede col piede, mi avrebbe guidato fino all’uscita. Quando ho visto la luce mi sono detto: dai, forse ce la faccio!

E ce l’ha fatta. Quando i passeggeri l’hanno vista uscire si sono lasciati andare a un applauso liberatorio.

Ripeto l’importante è che tutti siano salvi e nessuno si sia ferito gravemente. Poteva venire fuori una tragedia, ma di brutto.

Si è dato una spiegazione sull’origine delle fiamme?

Un autobus granturismo fa due milioni di chilometri, quello che stavo guidando è del 2019, revisionato di recente, perfetto, nuovissimo con poco più di 100mila chilometri. Può esserci stato un surriscaldamento del motore oppure l’esplosione che abbiamo sentito era per lo scoppio della turbina o del catalizzatore della marmitta. L’unica cosa certa al momento è l’esplosione.

Tornerà al lavoro, alla guida dei bus?

Lo faccio da quando avevo la patente. Ho iniziato a 18 anni guidando i camion della benzina poi, circa vent’anni fa, sono passato agli autobus. In pullman sono stato dappertutto. Il mercoledì prima dell’incendio ero in Francia: una settimana tra Ande e Provenza a vedere i campi di lavanda.

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