Omicidio di Lomazzo, l’uomo indagato per l’incendio nega di averlo appiccato
Le indagini La persona in carcere per il rogo costato la vita a un pensionato davanti al magistrato ammette però di aver dato fuoco per motivi di vendetta, in passato, a una vettura
Lettura 1 min.Lomazzo
Nega di essere lui l’assassino di Giovanni Amenta. Ma nell’interrogatorio da un lato non sa spiegare neppure a se stesso dove sia finita la tanica di benzina che aveva comprato la sera del rogo mortale. E dall’altro ammette che in passato, tanti anni fa, aveva usato le fiamme per vendicarsi contro gli assistenti sociali con i quali aveva avuto uno scontro. Elementi che, al netto del «non sono stato io» ribadito più volte nel corso dell’interrogatorio, non sembrano alleggerire la posizione di Christian Lepore, l’uomo di 43 anni finito in cella neppure 24 ore dopo l’incendio mortale appiccato alla porta di casa del suo vicino del piano terra.
Le accuse
Tra gli elementi per i quali il pubblico ministero Giulia Ometto ha firmato il decreto di fermo a carico di Lepore (a proposito: oggi sarà interrogato in carcere dal giudice delle indagini preliminari nell’udienza di convalida) i più gravi sicuramente erano: il video con il quale si nota un uomo, con lo stesso fisico e con gli stessi vestiti del sospettato, comprare cinque litri di benzina e metterli in una tanica soltanto quattro ore prima delle fiamme in cui è morto il pensionato disabile in via Somaini, a Lomazzo. Acquisto confermato da Lepore, il quale ha anche ammesso di sì, lui non ha né moto né auto (e infatti la benzina era andata a prenderla sul suo monopattino elettrico) ma che il carburante gli serviva per dei lavori di pulizia di motori. Peccato che la tanica sia sparita e che la sola cosa lui abbia saputo dire per giustificare la scomparsa, nel confronto anche con i Carabinieri del Nucleo investigativo di Como, è che quando è andato a dormire era lì in casa. E non sa spiegarsi come sia sparita.
Altro elemento - oltre al fatto di risiedere all’ultimo piano nella stessa scala della vittima - i dissidi con il pensionato del pian terreno per via del furto (secondo la vittima) di una carta di credito. Su questo punto da un lato Lepore ha confermato che da qualche tempo, dopo un periodo di rapporti buoni, non si parlava più con la vittima. Ma dall’altro ha assolutamente negato di aver rubato mai nulla al vicino di casa.
Terzo elemento, la personalità del sospettato. Che, nel suo (diciamo così) curriculum annotava anche il sospetto incendio dell’autovettura di un assistente sociale del Comune di Quarto Flegreo, in provincia di Napoli, ormai svariati anni fa. Episodio per il quale in realtà Lepore non ha mai stato né denunciato né tantomeno indagato, ma che lui stesso al pubblico ministero e ai Carabinieri ha ammesso.
Nuovo interrogatorio
Oggi l’uomo sarà nuovamente sentito, questa volta dal giudice delle indagini preliminari chiamato a convalidare il fermo e a decidere se procedere con un’ordinanza di custodia cautelare. Questa mattina, al Bassone, assistito dal suo avvocato Emanuele Rosapina, Christian Lepore risponderà dunque ancora alle domande dei magistrati. Come avvenuto già venerdì scorso. Nel frattempo l’indagine prosegue sia sul fronte degli accertamenti scientifici sia con l’autopsia sul corpo della vittima.
© RIPRODUZIONE RISERVATA