Omicidio di Oltrona, in cella un amico della vittima

La svolta del giallo I carabinieri hanno fermato per omicidio volontario un uomo di 33 anni: è accusato di aver ucciso Manuel Millefanti al termine di una lite

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È uscito dalla caserma dei carabinieri di Appiano Gentile in manette, l’uomo di 33 anni fermato nel primo pomeriggio perché sospettato di aver avuto un ruolo nell’omicidio di Manuel Millefanti, accoltellato a morte a Oltrona San Mamette. Il magistrato di turno in Procura ha firmato il fermo di indiziato di reato a suo carico con l’accusa di omicidio volontario.

Una serata di alcol e bevute. Iniziata attorno alle 23. Il tavolo del salotto di casa i carabinieri lo hanno trovato colmo di bottiglie di grappa e vino. Per lo più vuote. Poi, nel cuore della notte, la lite. Una discussione. Forse agevolata dall’alcol bevuto. Un coltello che si alza. E che viene scagliato dritto al petto. Un solo colpo visibile, poco più in alto del cuore.

È morto così, nella sua villetta di via Marconi a Oltrona San Mamette, Manuel Millefanti, 43 anni. Ucciso in una banalissima discussione da un amico, residente ad Appiano Gentile. Domenica sera, verso le 22.30, era arrivato nella casa di via Marconi insieme alla vittima. Ad accompagnarli un amico di Millefanti, che poi se n’è andato. Nessuna tensione, tra i due. Anzi: l’intenzione di trascorrere una nottata di bevute e risate. Così non è stato.

Poco dopo le quattro e mezza di lunedì mattina, Manuel chiama la madre. E con un filo di voce le dice: «Aiutami, mi hanno accoltellato».

Oltrona, uomo ucciso a coltellate. Video di Mauro Peverelli

La donna, che con il marito abita nella villetta accanto, esce di corsa, accorre a casa del figlio e quando entra lo trova già esanime a terra.

Arriva l’elisoccorso, ma ormai è troppo tardi: per Millefanti non c’è più nulla da fare. Il cancelletto di casa è aperto. La porta pure. In salotto sangue. E tantissime bottiglie di alcol. I sospetti degli investigatori si sono concentrati subito sull’amico di Manuel. Dopotutto pare che la stessa vittima abbia fatto il nome alla madre, al telefono. I carabinieri l’hanno intercettato in tarda mattinata mentre era a piedi lungo la Lomazzo Bizzarone. L’hanno fermato e portato in caserma, iniziando un lungo confronto proseguito per ore, fin quando nel tardo pomeriggio l’uomo avrebbe detto di essere pronto a raccontare tutta la verità. Da qui la decisione di far intervenire il magistrato di turno in Procura, il pubblico ministero Antonio Nalesso.

Non si conosce il motivo della lite. Si sa soltanto che al termine di un lunghissimo pomeriggio di domande e risposte, l’uomo avrebbe alla fine fatto almeno parziali ammissioni. In cella è così finito il 33enne di Appiano Gentile con diversi precedenti penali: era finito in cella un paio di anni fa per uno scippo e, una decina di anni fa, perché accusato di aver fatto di un gruppo di persone accusate di spaccio di sostanze stupefacenti.

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