«Ora corri libero. Ciao guerriero»
Guanzate. Commozione per il funerale di Alessio Failla, spirato a sedici anni a causa di una leucemia. Il saluto degli amici: «Con il tuo sorriso ci hai insegnato che cosa significa combattere con leggerezza»
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«Ora corri libero. Ciao guerriero!». Così ieri i familiari hanno salutato Alessio Failla, il ragazzino di Guanzate che a sedici anni è spirato a causa di una forma molto aggressiva di leucemia.
Alessio era un ragazzino vivace che sapeva farsi voler bene da tutti, nonostante la sua vita sia stata fin da subito tutta in salita: prima la disabilità e poi il dramma della leucemia linfoblastica che lo aveva colpito cinque anni fa.
Il funerale è stato celebrato nella chiesa Santa Maria Assunta di Guanzate. La mamma Alessia, lo zio Alberto Cappello, i nonni, gli zii e gli altri familiari hanno indossato magliette bianche e azzurre con il volto del ragazzino e il saluto al “guarriero”.
Alla cerimonia anche tanti amici e diversi compagni della scuola secondaria di Fenegrò dove Alessio aveva conquistato tutti con la sua simpatia.
Il vicario don Simone Seppi, che ha celebrato il rito funebre, ha ricordato nell’omelia che Alessio è spirato nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa della Trasfigurazione, quando Gesù mostrò la sua gloria divina sul Monte Tabor davanti ai discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni.
Poi il sacerdote si è soffermato sul monito pronunciato da Papa Francesco a Lisbona, in occasione della Giornata mondiale della gioventù, il 6 agosto del 2023 proprio in occasione della Trasfigurazione. «Accompagniamo Alessio in questo ingresso luminoso - ha detto - Oggi vogliamo celebrare la vita di Alessio. Papa Francesco ha dato ai giovani tre verbi chiave: brillare, ascoltare e non temere. Gesù è luce che non tramonta neanche nella notte. Alessio brillava di questa luce nella sua vita e continuerà a brillare. Bisogna ascoltare Gesù anche nel silenzio del lutto. Non possiamo che metterci in ascolto. La sua voce premurosa darà conforto alle nostre lacrime».
Poi don Simone, rivolgendosi alla famiglia di Alessio, ha proseguito: «Non bisogna farsi annientare dalla paura che la morte possa annullare tutto. Ringraziamo per il tratto di strada fatto insieme. Se siamo tentati di abbandonarci alla rassegnazione ricordiamo che anche Gesù ha attraversato la morte e l’ha sconfitta nella Resurrezione».
Commossi i nipoti di Cristian, il compagno di mamma Alessia, che hanno salutato il loro “amico speciale” capace di donare gioia agli altri, pur nella malattia.
«Caro Ale, per noi sei sempre qui nei nostri pensieri, ricordi e risate: avevi solo 16 anni e invece non potremo vederti crescere» hanno detto i ragazzi ricordando anche le sue “arrabbiature”, perché Alessio era un ragazzino diretto, sincero.
La piscina era la sua felicità. «Lì eri tranquillo, coccolato, sentivi di poterti lasciare andare - hanno ricordato - Ti muovevi come un pesciolino e non c’erano più preoccupazioni. Vogliamo ringraziarti, Ale, perché ci hai insegnato cosa significa combattere con leggerezza e con quel tuo sorriso disarmante. Ciao Alessio, ti vogliamo bene».
Un applauso carico di emozione ha chiuso il ricordo. Inconsolabili la mamma e lo zio Alberto, che tra i singhiozzi hanno accompagnato il feretro sul sagrato; poi la scelta di riportare Alessio ancora un po’ a casa per liberare lì i palloncini bianchi e azzurri che lo hanno accompagnato nel suo ultimo viaggio in cielo.
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