Punto da calabrone, choc anafilattico: uomo di 63 anni muore in vacanza

Colverde. Piero Maci era in Liguria, si è sentito male e ha perso i sensi mentre era a una cena. La sorella: «I suoi amici hanno subito chiamato l’ambulanza, ma non c’è stato nulla da fare»

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La puntura di un calabrone ha provocato la morte di Piero Maci, 64 anni il prossimo dicembre, nato ad Albese con Cassano, ma residente da sempre a Gironico e conosciuto da tutti. Infatti, in tanti, l’altro ieri, nella chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Nazaro e Celso, gli hanno reso l’estremo saluto, ricordando la sua figura e il suo « vocione che scaturiva da un cuore d’oro », come lo definisce la sorella Cinzia.

La cronistoria: domenica sera, verso le 23.30, “il Maci”, così chiamato in paese, si trovava a Pietra Ligure, tra gli uliveti di collina. Era a cena su un terrazzo, con amici di vecchia data che si era recato a trovare per un week end al mare. Un grosso calabrone l’ha punto, colpendo proprio un vaso sanguigno sul polso e il veleno si sarebbe perciò diffuso rapidamente in tutto l’organismo, già affetto da alcune patologie prima di tutto cardiache.

«Non mi sento tanto bene», ha detto subito Piero, interrompendo le chiacchiere e le risate della compagnia. Stava per accasciarsi, un amico gli ha tenuto la testa per impedire che la battesse nella caduta, è stato dato l’allarme. «E’ subentrato uno choc anafilattico, sintomi evidenti, come il gonfiore istantaneo – sottolinea la sorella – E’ sopraggiunta l’ambulanza con l’èquipe sanitaria e gli operatori hanno praticato il massaggio cardiaco, sono ricorsi a farmaci, ma non ce l’hanno fatta. Mio fratello ha cessato di vivere dodici minuti dopo la mezzanotte di domenica».

Piero si affidava a medici che negli ospedali comaschi l’avevano curato per le patologie di cui era portatore, erano diventati amici e alcuni erano presenti ai funerali. «Hanno suggerito a noi familiari di approfondire la successione degli eventi e i tempi degli interventi, per capire che cosa è successo. Piero non soffriva di allergie, a quanto risulta – prosegue Cinzia – Non è stata effettuata l’autopsia e ci siamo rassegnati al destino ».

Il calabrone allo stremo è stato catturato dagli amici, è stato messo in un vasetto e sigillato: potrebbe essere a disposizione di un entomologo, per verificare la specie e la provenienza.

«Noi pensiamo che siano in circolazione da noi specie provenienti da lontano – ipotizza la sorella – Chissà come sono arrivate e come possiamo difenderci. Possono essere pericolose ».

Ma ora il pensiero è alla memoria del fratello, insieme alla mamma Giuseppina e i fratelli Maurizio e Pinuccio che hanno dato “il triste annuncio” effettuate le pratiche per riportare a Gironico il loro caro.

«Era un po’ irruente – aggiunge Cinzia – Un omone, dotato di profonda umanità. Appena poteva, aiutava tutti coloro che avevano bisogno. Era ormai in pensione,viveva da solo, ma la casa in cui abitava aveva problemi di infiltrazioni e stava trovando un’altra sistemazione».

Un carattere irruente, ma un animo buono: così l’ha tratteggiato anche il parroco, Don Gerardo Bernasconi, nell’Omelia della Messa: « Era sempre in difesa dei poveri », ha rimarcato e l’ha affidato alla Misericordia di Dio.

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