Sepolto vivo dentro lo scavo: otto mesi ai datori di lavoro

Tribunale. Quattro patteggiamenti, due assoluzioni e un non luogo a procedere. L’operaio di Lurate Caccivio era morto dopo essere stato travolto dalla terra

Quattro patteggiamenti a otto mesi con la sostituzione della pena con sanzione una pecuniaria; due assoluzioni con il rito abbreviato e un non luogo a procedere dopo aver discusso l’eventuale rinvio a giudizio.

Si è conclusa così ieri pomeriggio l’udienza preliminare per la morte in cantiere, avvenuta il 4 ottobre 2022 a Colverde, di un operaio quarantenne di origine albanese residente a Lurate Caccivio, Brahimaj Bardhi. L’uomo era stato travolto da un muro di terra staccatosi dalla parete di uno scavo in cui si era calato per recuperare un badile e per finire di spianare e livellare il terreno in vista della prosecuzione delle opere che avrebbe dovuto avvenire il giorno seguente. Tragedia che avvenne quando ormai la giornata lavorativa era conclusa.

Gli imputati

A patteggiare sono stati Franco Mangino di Olgiate Comasco (67 anni), consigliere del Cda di Comedil Mangino srl, Mauro Baggi (52 anni di Colverde), preposto all’antifortunistica, Christian Lattaro (Cantù, 42 anni), titolare dell’impresa individuale subappaltatrice di parte dei lavori di scavo, e Marco Bernasconi (Colverde, 54 anni), direttore dei lavori.

Assolti con il giudizio abbreviato, dopo che il pm aveva chiesto la condanna ad un anno, Antonio e Maurizio Mangino (rispettivamente 61 e 55 anni, difesi da Paolo Beccati di Roma), componenti sempre del Cda della ditta. Infine, «non luogo a procedere» anche per Luca Cassina, di Cernobbio (58 anni), assistito dagli avvocati Daniela Corengia e Simone Gilardi.

Gli accordi sul patteggiamento erano stati raggiunti dai legali Ciro Luccarelli del foro di Milano, e da Arnaldo Giudici, Marco Franzini e Giovanni Murgia del Foro di Como. Condanna ad una sanzione amministrativa da 14.333 euro anche per la Comedil. Non c’erano parti civili costituite in aula.

La vicenda

La drammatica vicenda lavorativa risaliva come detto al mese di ottobre di quattro anni fa. L’operaio quarantenne era stato travolto da un muro di terra staccatosi dalla parete di uno scavo. Sul posto, non appena giunse la segnalazione della tragedia consumata a Colverde, arrivarono i carabinieri della stazione di Faloppio con i colleghi del Nucleo Radiomobile, ma anche i tecnici dell’Ats Insubria che poi comunicarono alla procura quando era avvenuto nello scavo.

L’operaio mori soffocato sotto il peso della notevole mole di terra che si era staccata. Nel mirino nelle attività della procura finirono soprattutto i rinforzi dello scavo, non realizzati in modo opportuno. La buca era profonda più di un metro e 50 centimetri e nei pressi della stessa aveva azionato e lavorato anche un pesante scavatore. Mancanze, quelle riscontrate nell’indagine, che portarono poi al fascicolo che si è concluso ieri in aula.

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