Uggiate, la truffa va a segno: due settantenni consegnano i gioielli ai finti carabinieri
Un piano ben escogitato per indurre la coppia a consegnare tutto l’oro che avevano in casa. E oltre al danno... la beffa
Lettura 1 min.Maria Castelli
Quattro ore al telefono per mettere a segno una truffa ai danni di una coppia di settantenni costretti da finti carabinieri a consegnare un sacchetto di gioielli e di ori, oltre tre etti di peso. Mercoledì pomeriggio, alle 13.30, è suonato il telefono fisso dei pensionati: «Sono il maresciallo Marchesani. La vostra Bmw è stata utilizzata per una rapina ad una gioielleria di Milano. Stiamo facendo indagini», ha detto la voce alla cornetta. «Ma noi non abbiamo una Bmw», ha risposto la donna. «Vuol mettere in dubbio ciò che noi carabinieri diciamo? Siamo risaliti al vostro nome ed indirizzo dal numero di targa», s’è fatta imperiosa la voce. La donna ha chiuso la telefonata e, con lo stesso apparecchio, ha chiamato il 112. Risposta immediata. La donna ha riferito e l’uomo dall’altra parte ha confermato: «Certo, è il maresciallo Marchesani che indaga. Risponda tranquillamente alle domande e faccia quello che le dice». Nel frattempo, è squillato il telefonino del marito, intrattenuto ad oltranza, con una serie di ordini impartiti dal sedicente maresciallo. « Qui con me c’è anche il maresciallo La Monica e sono in linea pure con il giudice Manfredi – avvertiva -. Ascolti bene: dobbiamo verificare se ori e gioielli che avete in casa provengono dalla rapina alla gioielleria. Prendeteli».
Marito e moglie sempre più agitati, pressione a mille, sembrava tutto un incubo eppure reale che li faceva tremare, annebbiava i sensi, seccava occhi e gola, raccolgono i gioielli: « Quelli in oro puro in un sacchetto – intimava il maresciallo - quelli placcati in un altro sacchetto. Fatto? Adesso, su ognuno mettete un codice, in lettere e numeri» e scandiva m come Milano, b come Bologna, pezzo dopo pezzo. « Dobbiamo periziarli. Arriverà un perito. Si chiama Fontana Davide. Ha tesserino e numero di matricola» e anche questa è una finzione escogitata per l’imbroglio, come quella del falso 112.
Alle 16.40, suona il campanello, ma la donna non trova le chiavi per aprire la porta. «Maresciallo, abbia pazienza, non trovo le chiavi », supplica. E lui: «Prenda quelle di suo marito». Prende ed apre. Sotto casa, si presenta un giovane, poco più di un ragazzo, non è in divisa, mostra il proprio numero di matricola, 787 e un tesserino che non lascia dubbi sull’autenticità. «Controllo in caserma e restituisco tra un quarto d’ora», è il solenne impegno. Passano i minuti; nessuno in vista. Ma sul display del telefonino del marito, è stato registrato il numero di telefono, chiamano il presunto maresciallo Marchesani. Utente non raggiungibile. Mai più raggiungibile. E capiscono: era tutta una messinscena; con tanti raggiri ed artifici, marito e moglie sono stati tenuti in ostaggio da professionisti della truffa.
Alle 17,30, chiamano il 112 e stavolta è quello vero, sopraggiunge una pattuglia di carabinieri da Como e stavolta sono quelli veri, trovano la coppia ferita nell’animo e stremata nel fisico. Ma c’è l’estrema beffa: un messaggio del Marchesani che si complimenta con loro perchè hanno dato «una mano alla Giustizia, da buoni cittadini. Saranno proposti per una medaglia al valore».
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