Valmorea, furto notturno in sacrestia: rubati i soldi delle offerte
Il colpo nella chiesa dei santi Donati e Giovanni Bosco. Il ladro conosceva bene l’edificio sacro con i suoi diversi punti d’accesso
Lettura 1 min.Valmorea
« Prega per noi peccatori». Recitano l’Ave Maria le donne e le suore francescane Angeline alla fine della messa delle nove del giovedì nella chiesa di Caversaccio dedicata a San Donato e a San Giovanni Bosco.
Peccatori: se lo siano o meno lo stabilirà l’Altissimo, con l’intercessione della Vergine.
L’intrusione
Ma il linguaggio popolare ha definito “furfante” lo sconosciuto, forse da solo, forse in compagnia è entrato nella chiesa di Caversaccio non per pregare, ma per rubare. È riuscito a portar via solo i soldi della questua, le offerte raccolte tra i fedeli durante le messe di sabato e di domenica scorsa e depositate in sacrestia.
Non erano ancora stati contati, ma certo non si tratta di un pingue bottino: forse l’intruso non ha fatto in tempo a rovistare e a cercare oggetti sacri da commercializzare.
A dirla tutta, non ha fatto neppure in tempo a violare la chiesa: s’è fermato, come detto, in sacrestia.
Alle 4.15, è suonato l’allarme, poiché il luogo sacro e la canonica sono dotati di tutti i dispositivi di sicurezza, perimetrali e totali, le telecamere sorvegliano l’altare, le navate e gli angoli a rischio. La sirena ha svegliato il parroco don Silvio Bellinello che ha guardato fuori: era tutto buio, nessun rumore oltre a quello degli elementi naturali, nessuna evidenza e ha pensato a qualche contatto.
Pioveva da diluvio, il vento era violento e in queste condizioni può capitare che per motivi meccanici scatti l’allarme ad alta sensibilità. Ma il display collegato segnalava un “allarme scala” e poteva essere “naturale”, la causa.
Solo al mattino è avvenuta la scoperta del furto e del percorso seguito dal ladro: dapprima, è entrato nella casetta degli attrezzi, sul prato accanto alla chiesa, ma non ha trovato nulla di suo interesse. Poi ha staccato l’infisso e la rete di una finestrella sul retro della chiesa, poco più di un pertugio, ma la corporatura forse esile gli ha consentito di scivolare nel seminterrato sede dell’oratorio e delle associazioni.
Nel risalire, ha scardinato o scassinato tre o quattro porte, a un uscio ha dato un colpo e l’ha danneggiato, dalla porta tagliafuoco è entrato in sacrestia dove ha arraffato i soldi della questua, segno del buon cuore dei fedeli e dei legami con la chiesa, soldi che tra l’altro contribuiscono alle opere per i fratelli bisognosi e non solo alle necessità della “casa di Dio, casa dell’umanità”.
È un percorso che il ladro doveva conoscere bene, come se l’avesse studiato per capire i punti d’ingresso e quelli presidiati, i passaggi accessibili e quelli interdetti.
Il precedente
Dopo messa, con sgomento, le donne hanno saputo che cosa era successo durante la notte e che i carabinieri hanno effettuato il sopralluogo di mattina presto.
Inevitabile il richiamo al tentato furto degli ori della Madonna pochi giorni fa nella chiesa parrocchiale di Ronago, a cinque chilometri di distanza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA