Entrare nell’opera del tempo sospeso. E sognare da svegli

Orticolario/Installazioni “Cullami nella stanza del sogno”, dove materia e voce creano un’esperienza introspettiva

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Entrare, rallentare, lasciare fuori il rumore del mondo. Poi affidarsi alla materia, alla voce, al ritmo di un’esperienza che conduce in quella terra di confine tra veglia e sonno.

“Cullami nella stanza del sogno” è lo spazio interattivo che invita i visitatori di Orticolario a varcare la soglia del proprio universo onirico, trasformando l’arte in un viaggio sensoriale dove ciò che si vede incontra ciò che si sente. Al centro del progetto ci sono le opere di Alessandra Lanza, artista che conduce una personale ricerca sulle tecniche ceramiche e sulla terra cruda, e la voce di Margherita Sartori, counselor a indirizzo ipnotico e ipnologa-ipnotista a indirizzo olistico. Due linguaggi che si intrecciano: da una parte terra, acqua, colore e gesto; dall’altra ascolto, parola e attenzione. A unirli è la ricerca di ciò che può affiorare quando si concede spazio alla parte più intima di sé.

«L’evoluzione dell’uso della terra, dell’acqua e del colore è per me una continua ricerca e sperimentazione», racconta Lanza. Un processo guidato da una curiosità quasi infantile, fatta di sensazioni tattili e olfattive. Terre, sabbie, pietre ed elementi vegetali riportano alla superficie ricordi, profumi ed emozioni, componendo immagini a volte reali, altre fantastiche e surreali. Anche il gesto cambia consistenza. Il suono delle mani e dei pennelli intrisi di terra, inizialmente ruvido, si addolcisce, diventa ritmico, quasi cullante. «Suoni interrotti si ricompongono a diventare canti, ninne nanne, sussurri, richiami». Poi arriva il colore, momento di equilibrio. Una condizione che l’artista paragona alla transizione tra sonno e veglia.

Per il terzo anno a Orticolario, dopo aver presentato nella passata edizione un diario artistico composto da 365 opere, Lanza costruisce un ambiente che non chiede semplicemente di essere osservato. «Cullami è l’invito ad entrare nel proprio mondo onirico lasciandosi avvolgere e cullare in questo viaggio introspettivo». A modificare la percezione dello spazio è la voce di Margherita Sartori. Comasca, tornata sul territorio dopo quasi un decennio trascorso lontano, vive Orticolario anche come un ritorno alle origini. «Como per me è un po’ un sogno riparatore. Ho fatto il viaggio, ho fatto il sogno. Tornare qui e poter dare il mio contributo a un evento internazionale ha un significato particolare. C’è qualcosa di circolare in questo ritorno». La sua voce accompagna il pubblico nell’installazione, ma Sartori preferisce non parlare semplicemente di rilassamento: «Lo definirei un viaggio verso l’essenziale».

L’incontro con Lanza precede il progetto. Lo scorso anno i loro spazi a Orticolario erano uno di fronte all’altro e il dialogo era nato spontaneamente. «Siamo molto diverse, per linguaggio, strumenti e formazione, ma proprio questo rende interessante l’incontro. Alessandra lavora attraverso la materia, io attraverso l’ascolto, la parola e l’esperienza interiore. Forse è lì che le nostre frequenze si incontrano». E se fosse l’arte stessa ad avere qualcosa di ipnotico? Sartori ribalta la prospettiva. Quando l’artista entra davvero nel gesto creativo, il controllo si allenta e cambia la qualità dell’attenzione; allo stesso modo, davanti ad alcune opere chi guarda smette di osservare e viene assorbito. Mutano la percezione del tempo, dello spazio e persino di sé.

È questa la dimensione che “Cullami” prova a restituire: non soltanto creare, non soltanto guardare, ma entrare nell’opera. In un presente saturo di stimoli e abituato alla velocità, l’installazione suggerisce il movimento opposto: fermarsi, ascoltare, sentire. Non promette risposte né indica una destinazione: offre un tempo sospeso nel quale lasciarsi attraversare dall’arte. E forse, per qualche istante, tornare a sognare da svegli.

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