Allungare la vita attiva? Servono muscoli scattanti
Salute. La “powerpenia” è la perdita progressiva di forza muscolare legata all’invecchiamento e alla sedentarietà. Bastano cinque minuti di esercizi alla massima velocità, da fare a casa o in ufficio, per frenare la perdita di potenza
Lettura 4 min.La powerpenia è la perdita progressiva di forza muscolare legata all’invecchiamento e alla sedentarietà. La problematica è sempre più attenzionata dalla comunità scientifica in quanto si tratta di un parametro importante in termini di salute e benessere. Ne abbiamo parlato con Luca Marin, coordinatore dell’area riabilitativa dell’Istituto di cura Città di Pavia, responsabile scientifico del Laboratorio di Riabilitazione e Chirurgia Ortopedica e membro del Laboratorio di Attività Motoria Adattata dell’Università di Pavia.
Dottore da qualche tempo non si sente più solo parlare di sarcopenia e dinapenia, ma anche di powerpenia. Come mai?
E’ un concetto piuttosto nuovo. Si è iniziato a parlare di powerpenia in ambito di ricerca e in ambito clinico dal 2024. Si tratta di un’ulteriore evoluzione rispetto a problematiche ormai note come la sarcopenia e la dinapenia.
Ci aiuta a capirne di più?
Negli anni Novanta si è iniziato a parlare di sarcopenia, ovvero la perdita progressiva di massa e di forza muscolare. Nel tempo si è arrivati a capire che la sarcopenia genera anche una difficoltà di movimento, ovvero la dinapenia. Oggi si è fatto un ulteriore passo in avanti, ovvero un approfondimento di quanto noto, e si è visto che la perdita di potenza muscolare comporta anche una riduzione della velocità di movimento.
In sostanza è importante anche valutare quanto tempo si impiega per un determinato movimento?
Si. Si è passati dal valutare la massa muscolare al comprendere quanto la sua diminuzione possa influire sulla perdita di autonomia o sull’ esecuzione di movimenti. Ora siamo all’ulteriore passaggio e cioè osservare quanto tempo ci vuole per eseguire un movimento che può anche apparire banale, ma che in realtà dimostra la capacità di attivare in maniera rapida le fibre motorie di tipo II, deputate alla produzione di movimenti rapidi e intensi.
Perché ci si è concentrati su questo indicatore?
Perché è un indicatore che si è scoperto correlare con molti aspetti importanti. In ambito geriatrico, ad esempio, due persone della stessa età e che hanno la stessa forza muscolare, non per forza riescono ad esprimerla con gli stessi tempi. Chi lo fa in modo più rapido ha un’aspettativa di vita attiva nettamente maggiore, perché chi esprime questa forza muscolare in tempi molto rapidi ha minori rischi di cadere, di avere problematiche di salute rispetto a chi, invece, la esprime molto lentamente. Quindi si sta iniziando ad utilizzare anche in ambito clinico questo indicatore come un vero e proprio predittore di alcune situazioni.
Ma si tratta di un indicatore che si va a valutare principalmente nella terza età o dagli studi in materia sarebbe meglio andare a intercettare questo indicatore prima?
E’ fondamentale intercettarla prestissimo, addirittura nelle prime fasi dell’età evolutiva, perché la potenza muscolare ad ogni età, come dicevo, correla con un migliore indice di salute e di prospettiva di vita. Se vogliamo vederla in un’ottica di longevity, quindi, di qualità della vita nel tempo, dobbiamo comprendere che questa capacità prima viene intercettata e prima ci consente di apportare le correzioni necessarie per far sì che la persona migliori la sua traiettoria di vita.
Un esempio?
Non dobbiamo per forza pensare a un paziente fragile, che comunque necessita di questo tipo di valutazione più degli altri, ma anche ad un paziente giovane che deve fare un intervento chirurgico di tipo ortopedico e che, pur avendo una buona massa muscolare, potrebbe avere una potenza bassa. Questo potrebbe correlare, ad esempio, in un intervento sul crociato, con un rischio maggiore di perdita della corretta stabilità nel cammino e con un rischio maggiore di stressare l’impianto e generare problematiche post chirurgiche. E’ evidente che si tratta di un indicatore molto trasversale, che necessita ancora di essere integrato all’interno dei processi clinico-diagnostici e riabilitativi, ma è un parametro da considerare.
Ma come si valuta questo parametro? E’ complesso?
In realtà è molto semplice. Noi, ad esempio, stiamo analizzando la forza muscolare nella fase di pre-abilitazione, cioè di preparazione agli interventi di chirurgia ortopedica, e lo facciamo addirittura da remoto. Usiamo il test della sedia, cioè chiediamo al paziente di alzarsi e sedersi da una sedia per 30 secondi e misuriamo quante volte la persona riesce a fare un’alzata e una seduta corretta in quel lasso di tempo. Questo ci dà un’indicazione della forza muscolare della persona.
Lo stesso test può servire anche per la potenza?
Si, possiamo utilizzare lo stesso identico test, ma invece di valutare quante ripetizioni vengono fatte in 30 secondi, si fa l’inverso, ovvero, si misura il tempo impiegato per eseguire 5 ripetizioni, dicendo alla persona di alzarsi e sedersi il più rapidamente possibile. Questo ci dà una indicazione della potenza. Esistono anche delle applicazioni gratuite che facilitano le misurazioni, sviluppate da ricercatori di differenti nazioni, che consentono di valutare la potenza con una maggiore precisione.
Se in fase di test i risultati non sono soddisfacenti cosa si può fare?
Se parliamo di pre-abilitazione all’intervento si può modificare la modalità di lavoro previsto per migliorare la potenza muscolare, eseguendo esercizi ad alta velocità, quindi, chiedendo al paziente di eseguire gli esercizi non più in maniera lenta e controllata, ma con un’alta velocità nella fase attiva concentrica e una ridotta velocità nella fase invece eccentrica, quella di ritorno. Parlando di persone che si stanno preparando a un intervento chirurgico, inoltre, molto spesso non è nemmeno necessario che utilizzino un sovraccarico, ma basta il peso del corpo ad allenarle.
E la popolazione generale cosa dovrebbe fare?
L’allenamento contro resistenza sicuramente negli ultimi anni ha assunto un’importanza maggiore rispetto a prima e finalmente ha perso quell’area demoniaca che lo seguiva in precedenza. Il lavoro contro resistenza, infatti, è fondamentale per vari motivi. Sappiamo che il sistema muscolare è un organo ma la cosa che prima non conoscevamo è che una massa muscolare buona è predittrice di una qualità di vita migliore e di minori rischi di patologie di vario genere. Abbinare a questa tipologia di allenamento, in base alla propria età e al proprio stato di salute, anche l’attività aerobica, ha una valenza ancora maggiore sia in termini di mantenimento dell’autonomia personale per gli adulti sia di migliore crescita nell’età evolutiva. Pensiamo, ad esempio, ai giovanissimi in sovrappeso che difficilmente riescono a svolgere attività di potenza e che necessitano, invece, di migliorare questo indicatore per la loro salute.
E’ possibile così contrastare la powerpenia?
Così come negli anni si sono modificate le conoscenze sull’ efficacia dell’esercizio, indipendentemente dalla tipologia, altrettanto gli ultimi lavori di ricerca dimostrano l’efficacia di quelli che vengono chiamati “active snack”, cioè momenti di esercizio fisico che durano dai due ai cinque minuti. Quindi dedicarsi a questi snack due volte al giorno, usando differenti velocità esecutive, ha comunque una grossa valenza rispetto al non fare nulla. L’invito è così, soprattutto per le persone meno attive, a invertire la rotta sfruttando le pause caffè al lavoro, gli spostamenti, ma anche le pause pubblicitarie durante un film o un programma televisivo.
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