Boom di obesità e diabete: «Il cuore rischia già a dieci anni»
L’allarme della Società italiana di pediatria: stili di vita errati e cibi processati minacciano il cuore dei più piccoli. Già da bambini sono evidenti le prime lesioni alle arterie, mentre crescono i casi di ipertensione
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I fattori di rischio cardiovascolare compaiono sempre prima e sono sempre più diffusi anche in età pediatrica. La Società Italiana di Pediatria (Sip) lancia l’allarme: “obesità, ipertensione, colesterolo alto, diabete tipo 2, cibi ultra-processati e abuso di schermi minacciano la salute cardiovascolare di bambini e adolescenti”. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Maria Zampolli, pediatra endocrinologo di Asst Lariana.
Dottoressa, è vero che le malattie cardiovascolari non iniziano in età adulta? «Sì, è vero. Le malattie cardiovascolari (in particolare infarto miocardico, ictus cerebrale), prima causa di morte nel mondo, si manifestano in età adulta ma i processi che portano al loro sviluppo iniziano molto più precocemente, già in età pediatrica, come sottolineato al recente Congresso Nazionale di Pediatria di Padova. La causa delle malattie cardiovascolari è l’aterosclerosi, cioè l’indurimento delle arterie con formazione delle placca aterosclerotica. Le prime lesioni, le strie lipidiche, nelle realtà occidentali sono evidenti nelle arterie di molti bambini già a 10 anni».
Cosa ci dicono i dati in Italia relativi a obesità, diabete, ma anche colesterolo e ipertensione nei più piccoli? «Sovrappeso e obesità sono in progressivo incremento. Gli ultimi dati di Okkio alla Salute (relativi al 2023) evidenziano una prevalenza di sovrappeso pari al 19.8% e obesità pari al 9% già per bambini fra gli 8 e i 9 anni, con percentuali molto più elevate nelle regioni del Sud e percentuali maggiori poi negli adolescenti. Parallelamente all’epidemia di obesità è aumentata la prevalenza di diabete tipo 2, fino a pochi anni fa quasi inesistente in Italia. Oggi il 20% di nuove diagnosi di diabete sono di tipo 2, soprattutto fra i 13-15 anni. Anche nel nostro ambulatorio negli ultimi anni abbiamo iniziato a seguire ragazzi con DT2, con obesità più o meno grave. Parallelamente anche l’ipercolesterolemia è in incremento. L’incidenza di ipertensione in età pediatrica è del 4% circa, con valori doppi nei soggetti in sovrappeso e 6 volte maggiori negli obesi».
A che età possono comparire i primi fattori di rischio nella fascia pediatrica? «Alcuni fattori di rischio possono essere presenti già alla nascita. Già dai primi anni di vita il sovrappeso e l’obesità e le patologie ad esse correlate rappresentano i principali fattori di rischio per lo sviluppo delle patologie cardiovascolari».
Quali sono i principali motivi di tutto questo e che hanno spinto anche la Sip a lanciare l’allarme ma anche una guida utile per genitori? «Le cause sono rappresentate dalle modificate abitudini alimentari e degli stili di vita: incremento dell’introito calorico, di zuccheri semplici e grassi saturi, riduzione dell’attività fisica, esagerato utilizzo del cellulare, alterazione dei ritmi del sonno. Si tratta di cause prevenibili, pertanto la SIP ha deciso di pubblicare una guida per i genitori che spieghi gli effetti di queste condizioni sia nel bambino che nell’età adulta e soprattutto come correggere le abitudini di vita e alimentari per prevenire o correggere il quadro».
È vero che già i primi mille giorni di vita dei bambini sono fondamentali in termini di prevenzione cardiovascolare e metabolica? «Quando parliamo dei primi 1000 giorni di vita facciamo riferimento al periodo che va dal concepimento ai 2 anni di vita. Si sono dimostrati fattori protettivi: limitare l’incremento del peso ed evitare il fumo in gravidanza, poi dalla nascita l’allattamento materno almeno per i primi 6 mesi, evitare l’eccessivo incremento ponderale nei primi mesi, in particolare nei piccoli per l’età gestazionale (Sga) che sono più a rischio di resistenza insulinica, svezzamento fra i 4-6 mesi, limitare l’apporto proteico a meno del 15% della calorie totali nei primi 2 anni di vita, evitare uso di televisione, smartphone e videogiochi nei primi 2 anni di vita. Quest’ultima indicazione sembrerebbe scontata ma vediamo quotidianamente bambini piccoli che vengono imboccati mentre guardano video al cellulare e non vedono e non gustano quello che stanno mangiando».
Quali sono gli esami da fare per intercettare situazioni a rischio nei più piccoli? È utile, ad esempio, misurare la pressione? «Ancora prima degli esami è importante fare i regolari controlli della crescita dal pediatra che potranno così rilevare precocemente un anomalo incremento del peso oltre ad altri possibili problemi dello sviluppo fisico. Farà parte della visita di controllo anche la misurazione della pressione a partire dai 5 anni (con bracciali adeguati) una volta l’anno. Per quanto riguarda gli esami, un primo di dosaggio di colesterolo è raccomandato fra i 9 e gli 11 anni, in particolare nei bambini con familiarità. In presenza di sovrappeso, obesità è inoltre indicato dosaggio glicemia, insulina, trigliceridi ed eventuali altri parametri».
Tra i dati che preoccupano c’è anche l’aumento di insulino-resistenza e diabete di tipo 2 nei bambini. E’ solo per una questione alimentare? «Oltre alla predisposizione genetica, sovrappeso e obesità sono fattori di rischio per lo sviluppo di insulino-resistenza e diabete tipo 2. In questo l’alimentazione, come abbiamo visto, svolge un ruolo cruciale».
Quanto conta anche il sonno per l’organismo dei bambini? «La qualità e la durata del sonno influenzano il metabolismo e la regolazione ormonale. I bambini dovrebbero dormire 10-13 ore a 3-5 anni di età, 9-12 ore a 6-12 anni, 8-10 ore a 13-18 anni. Gli adolescenti spesso vanno a letto molto tardi, magari dopo essere stati al computer o al cellulare e questo induce un aumento cronico dei livelli di cortisolo (ormone dello stress) e biomarcatori dell’infiammazione. Anche per quanto riguarda i bambini e ragazzi c’è molta attenzione da parte della comunità scientifica sul consumo di cibi ultraprocessati».
Perché è importante che genitori e figli abbiano più informazioni? «Dobbiamo difendere la salute delle nuove generazioni, pertanto è proprio nei confronti dei bambini e dei ragazzi che avere un particolare riguardo il consumo dei cibi ultraprocessati, di junk food. Si tratta di alimenti poveri dal punto di vista nutrizionale (ricchi d grassi, poveri di fibre e nutrienti), spesso ricchi di additivi, edulcoranti, coloranti, esaltatori di sapidità che sono stati studiati per creare una vera e propria dipendenza fin dall’infanzia. Negli Usa arrivano a coprire fino al 60% dell’apporto calorico giornaliero, ma anche in Italia il loro consumo sta aumentando. Tra il 2005-2006 e tra il 2018-2020 il loro contributo energetico è passato dal 12 al 23%. Aggiungiamo anche l’allarme per il crescente consumo fra gli adolescenti di energy drink e snack proteici ultraformulati, soprattutto diffusi fra i giovani che praticano sport».
I cibi ultra-processati sono “progettati” per farci mangiare di più? «Si, non è solo questione di gusto: questi cibi interferiscono con i meccanismi naturali della sazietà, stimolando oltremodo i centri del piacere nel cervello e rendendo più difficile controllare l’appetito. Sono diversi gli studi che collegano il consumo di questi alimenti all’aumento dei casi di sovrappeso e obesità a livello globale. Inoltre è stata evidenziato il collegamento tra diete ricche di cibi ultra-processati e un aumento del rischio di sviluppare malattie legate a disfunzioni del sistema immunitario, come la malattia infiammatoria intestinale e alcune malattie autoimmuni».
Un messaggio ai lettori? «È importante prevenire il sovrappeso e l’obesità e quindi tutte le patologie correlate, che non sono solo metaboliche e cardiovascolari, ma anche malattie del fegato, tumori e psichiche. Vanno educati e istruiti i genitori che devono essere i primi a modificare le abitudini alimentari e lo stile di vita. Quindi vanno promosse per i bambini e i ragazzi la sana alimentazione (dieta mediterranea), l’attività fisica regolare (almeno 60 min al giorno di attività moderata-intensa), la regolarità del sonno, l’esposizione a schermi durante il tempo libero a non più di 2 ore al giorno».
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