Centinaia di nuove droghe : stare al passo è una sfida

Intervista Il Centro Antiveleni dell’Istituto Maugeri di Pavia studia da anni le sostanze stupefacenti sintetiche di recente produzione. Carlo Locatelli lo dirige: «Effetti psicoattivi più potenti e prolungati nel tempo, danni fin dalla prima assunzione»

Piccole, spesso colorate e attraenti ma molto pericolose fin dal primo utilizzo. Sono sempre più numerose e pervasive, ma della loro presenza ci si rende conto solo quando ormai è troppo tardi: sono nuove molecole sintetiche che stanno pian piano sostituendo le sostanze stupefacenti che ci siamo abituati a trattare e conoscere. A raccontarci da dove vengono e quali effetti hanno su chi ne fa uso è Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia.

Cosa si intende per “nuove droghe”?

Noi parliamo anche di “vecchie sorelle” quando facciamo riferimento a sostanze come cannabis, marijuana, ecstasy, cocaina ed eroina, ma ultimamente stiamo assistendo a un aumento di casi di assunzione di sostanze stupefacenti diverse, nuove appunto. Si tratta di molecole che si possono trovare anche all’interno delle classiche droghe, alle pastiglie o agli oppioidi, ma sono molto più potenti.

Quali sono quelle di cui si fa più frequentemente uso?

Le principali diffuse in Europa, che sono poi le stesse che ritroviamo in Italia, sono i cannabinoidi sintetici: si tratta di molecole sintetiche che colpiscono però molti più ricettori rispetto a quelli interessati dall’uso di cannabis. Per farci un’idea, se nel caso della cannabis la percentuale di psicosi derivante dall’abuso di queste sostanze si aggira intorno al 10%, nel caso delle nuove droghe si arriva al 50%. Altri esempi di nuove droghe possono essere i catinoni sintetici: si tratta di molecole copiate da una sostanza esistente in natura, che generano gli stessi effetti psicoattivi della cocaina – agitazione, delirio, allucinazioni – ma su scala molto più grande. E poi ancora ci sono sostanze classificabili come fenetilamine, molto eccitanti e allucinogene.

Quante sono le nuove molecole?

L’emcdda, l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze ne ha controllate circa 880 entro la fine del 2021, 52 delle quali sono state segnalate per la prima volta in Europa proprio nel 2021, ma ad esempio l’ufficio delle Nazioni Unite sulle droghe e sui crimini ne conta almeno 1050. Noi in Italia abbiamo praticamente tutto quello che c’è in Europa, ma a volte nei pazienti troviamo anche sostanze che non abbiamo mai trovato prima. A volte invece non riusciamo a trovare molecole perché è analiticamente difficile riscontrare che cosa in una persona abbia generato un dato effetto. Queste analisi sono molto complesse.

Cosa comportano?

È molto difficile individuare queste molecole: le analisi richiedono giorni se non settimane di lavoro, proprio perché sono sostanze nuove, non certificate. È come vedere una fotografia sbiadita in cui non si riconoscono le persone e le ombre che si identificano potrebbero essere diverse cose – nel nostro caso, sostanze naturali o altro – sostanzialmente ricerchiamo l’ignoto. Il laboratorio va a esaminare sangue e urine cercando molecole che possano corrispondere in parte ad alcune note, ma prima di riuscire a identificare chiaramente queste molecole occorrerebbe conoscerle, sapere cosa stiamo cercando.

Cos’altro le distingue dalle droghe che conosciamo meglio?

Vengono messe in commercio molecole sempre più potenti che sono anche facilmente trasferibili, innanzitutto, il che determina la nascita di un mercato dello spaccio diverso dallo spaccio da strada: queste nuove sostanze possono essere recapitate direttamente a casa o dove si preferisce, in buste che passano inosservate e dopo un ordine eseguito su internet. La facilità di acquisto determina naturalmente una grande espansione del mercato in questione, che costituisce un flusso continuo, attivo 24 ore su 24, con consegne che non smettono mai tramite corrieri e scorte rapidissime da consegnare, oltre che invisibili. Nemmeno le unità cinefile sono in grado di percepire queste molecole, che sono tantissime e quindi molto difficili da tracciare.

Quindi anche in ospedale il problema si ripropone?

Soprattutto in ospedale, anzi ancora prima in pronto soccorso: se si eseguono su una persona tossicodipendente test di rilevazione di sostanze stupefacenti, difficilmente sarà possibile trovare traccia di queste nuove sostanze perché solo quelle vecchie e note vengono ricercate.

Una trafila insomma completamente diversa da quella delle “solite” droghe.

Sì, viaggiano su due binari diversi, con regole e mercati di riferimento diversi. Infatti, a mutare non è solo la fabbricazione e la distribuzione – appunto più rapida e invisibile – ma anche la tipologia di utenti. Si tratta di persone a loro volta invisibili, che non si rivolgono ai Sert perché non si percepiscono come tossicodipendenti, provano oggi una molecola e domani un’altra ma per loro essere tossicodipendenti significa altro, significa ad esempio assumere eroina più volte al giorno. Poi nei fatti stiamo vedendo che gli effetti sono molto simili. Siamo davvero di fronte a un nuovo mondo e lo vediamo ad esempio nel fatto che stanno diminuendo le coltivazioni di oppio, perché è diminuita la richiesta, a favore delle nuove droghe o di sostanze come l’anfetamina.

Come si riconosce allora chi assume queste sostanze?

Si parte dagli approcci comportamentali, in particolare quando ci troviamo di fronte a casi di psicosi che potrebbero essere legati all’assunzione di sostanze di questo tipo. Bisogna però ricordare che queste molecole sono così impattanti che a volte le alterazioni che causano possono durare anche per tutta la vita. In realtà si tratta di dipendenze ancora tutte da studiare, rispetto alle quali è difficile anche definire le conseguenze sulla salute. Abbiamo iniziato a occuparcene dieci anni fa, osservando soprattutto gli effetti sul sistema nervoso centrale, oltre che su quello cardiaco. Gli effetti che riscontriamo sono più potenti e più prolungati rispetto ad altre droghe . C’è margine per ipotizzare che tante psicosi a nuova insorgenza nei ragazzi giovani siano dovute proprio a queste nuove sostanze.

Come tutelarsi e soprattutto come vigilare su chi rischia di cadere nella trappola di queste droghe?

Non è semplice, proprio perché sono invisibili e facilmente reperibili su internet: non possiamo oscurare una pagina di internet, per quanto buoni siano i controlli, e nel nostro Paese lo sono. Possiamo però creare maggiore consapevolezza sui danni che possono causare, perché spesso, come dicevo, chi fa uso di queste sostanze non guarda a sé stesso come un tossicodipendente.

Si ha un’idea di chi sono le persone che tendono a farne uso?

Secondo i dati accertati, per metà si tratta di ragazzi sotto ai 25 anni, ma l’altra metà è costituita da persone di età compresa fra i 30 e i 55 anni. È proprio questa caratteristica delle nuove droghe di “passare inosservate” a catturare l’interesse degli utenti: nessun test anti droga può rilevarle e quindi si crede di poter passare inosservati. In più molti le utilizzano per avere migliori performance, anche da un punto di vista professionale, ma non è così che funzionano queste droghe. Gli effetti, come spiegavo, possono essere davvero molto significativi, più di quelli causati dalle vecchie droghe.

Si riscontra una coincidenza con l’utilizzo di altre sostanze?

La maggior parte delle persone che fa uso di queste sostanze in realtà è già entrata in contatto con la marijuana, per esempio. Questa funge sostanzialmente da droga di accesso verso questo nuovo e variopinto mondo di molecole sintetiche. Ma anche l’alcol non va sottovalutato: resta la piaga più grossa in Europa. La trafila che porta a una tossicodipendenza parte proprio dall’abuso di alcol, spostandosi poi verso la marijuana fino ad arrivare, verso i 16 anni, quando si ha già esperienza con queste sostanze, all’abuso di droghe più potenti e nuove. E infine purtroppo c’è un’altra categoria di persone che rimane coinvolta: chi di fatto non ha mai assunto altre tipologie di sostanze, ma sperimenta proprio partendo da queste nuove molecole.

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