Alla romana, Como pari. Con rimpianto

La partita. Nel finale del primo tempo un fallo di Welsey su Diao lanciato a rete non viene sanzionato. Tutti attorno all’arbitro (che poi lascia il campo per infortunio). Espulso Malen, ma gli azzurri non sfondano

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Como

Come si dice quando ognuno paga per sè? Alla romana. Ecco. Como e Roma si sono divise il conto. E allo scadere del 7’ di recupero, si è immediatamente aperto il dibattitone: lo 0-0, per gli azzurri, sono due punti persi o uno guadagnato? Bella domanda. Fare pari con una delle favorite per la corsa allo scudetto, una squadra che anche ieri si è rivelata molto forte, non è un risultato da buttare via, anzi. Meno che mai per un Como che resta una simpatica outsider lassù.

Ombra

Però grava l’ombra, sulla questione, dei 35’ in superiorità numerica dopo l’espulsione di Malen a inizio ripresa. In questa chiave, sì, probabilmente possiamo dire che è stata un’occasione persa. Perché il Como in quei 35’ ha tenuto perennemente il pallino del gioco, ha innescato alcune palle gol, ha mostrato di saper creare tanto, ma ha peccato nel non sapere ancora chiudere in gol con scioltezza. Poi, certo, la partita del Como è stata condizionata da alcune scelte, forse dettate da situazioni fisiche precarie, per cui Caqueret e non Baturina ha fatto perdere un po’ di incisività sulla sinistra, e poi Rodriguez nella ripresa ha continuato il suo personalissimo litigio con gli spazi, che sa crearsi e poi butta via arzigogolando la manovra.

Caqueret non ha giocato male, ma ha partorito un assetto meno 4-2-3-1 ma più con 4 uomini dietro Douvikas, visto che il francesino si accentrava ad affiancare Paz. Match pari nel primo tempo, con un palo esterno di Pellegrini al 10’, Dybala che sfuggiva alla morsa Chalobah-Kaiki, ma con il Como che ci provava con un rasoterra di Caqueret e una incursione di Paz bloccata da Gollini, intervento ben più importante rivisto in tv di quanto non fosse sembrato dal vivo. Partita tra due belle squadre, toste, di qualità, uomo su uomo, che sembrava la simulazione fatta a Subbuiteo da Fabregas una settimana fa al Festival dello Sport. Poi il primo crac: al 45’ Diao su invola da solo verso la porta, incrocia le gambe di Wesley, cade a terra, l’arbitro fa continuare, Fabregas impazzisce, la gente esplode di rabbia, e al fischio del 45’ tutta la panchina azzurra, Ludi compreso, va a circondare l’arbitro. Lo scorso anno un fallo simile portò all’espulsione di Wesley. Ora è tutto cambiato, il Var sembra la sfinge d’Egitto, finisce con un giallo a Diao per proteste.

Ripresa

A inizio ripresa altro crac: Malen alzava troppo la gamba e con troppa foga su Kaiki, rosso diretto. Estratto con una tale sicurezza e veemenza, che qualcuno in tribuna stampa sussurrava di “compensazione”. Roma in dieci. E allora ecco le operazioni di accerchiamento di Fabregas, dentro Rodriguez, poi Baturina, poi l’ultima mossa, far entrare Kempf per spostare Ramon seconda punta accanto a Douvikas, in uno schema che diceva 2(Chalobah-Kempf)-2 (Milla-Kaiki)-4 (Addai, Baturina-Paz-Rodriguez)-2 (Douvikas-Ramon). Niente da fare. Miracolo di Gollini su Paz (tiro da lontano), spreco di Perrone con tiro alto, altra uscita di Gollini su Kaiki, colpo di testa alto di Douvikas, tiro fuori di poco di Rodriguez. Intanto si era fatto male l’arbitro Fabbri sostituito dal quarto uomo Sozza. Fine. Pari. Logico, magari, tra le due difese meno battute del torneo. Primo 0-0 del campionato. Si volta pagina, inizia una nuova vita, quella delle partite ogni tre giorni. Vediamo come ce la caviamo.

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