Alt, fischia Marelli, parla il comasco “Cassazione” di Dazn
L’intervista. Luca Marelli, ex arbitro di serie A, oggi commentatore nelle telecronache delle partite. «Una frattura fermò la mia carriera, non ho rimpianti. Adesso faccio qualcosa che mi piace. Il Var? Cambierà»
Lettura 3 min.Lo chiamano “Cassazione Marelli”. Ed è un complimento, perché si riferisce alla precisione dei suoi commenti durante le telecronache di Dazn. Luca Marelli, 54 anni, ex arbitro, comasco di San Fermo, è la voce che interviene in diretta durante le partite per commentare live i casi arbitrali in partita. Un ruolo inedito, in Italia. Sin qui gli arbitri erano stati chiamati per i tavoli del dopo partita, a fare la moviola. Qui si trattava di intervenire in diretta: capacità di analisi veloce, attenzione ai dettagli, prontezza ed eloquio smart. Come Mark Pereira nella Nfl. «Quando me l’hanno proposto ho detto “wow”. Non mi vedo tanto come opinionista da tavolo, ma questo era un ruolo molto affascinante».
Come è nata la sua carriera da opinionista? O da... varista?
Quando ho smesso di arbitrare avrei voluto restare in Aia. Ci ho provato, ma il mio tempo era finito. Ho fatto una pausa. Ho fatto l’avvocato. Poi ho cominciato a scrivere su Facebook, commenti su partite; mi è stato proposto di fare un blog, poi un sito, poi Telelombardia, sinché la svolta è stata passare a Radio 24. Dove ho conosciuto tante persone e mi è arrivata la proposta di Dazn, per cui lavoro dal 2021.
Com’è la sua giornata al microfono?
Commento da Cologno Monzese. Ho una stanza tutta mia dove amo restare da solo. Arrivo un’ora e mezza prima della partita per concentrarmi, studiare il gruppo arbitrale, le squadre e fare prove tecniche. Poi si va.
Non è facile essere istantaneo. Devi cogliere tutto, ed esporlo in modo efficace.
Per l’esposizione mi aiuta lo studio universitario, quando mi sono laureato in Giurisprudenza. Sugli episodi, beh tanti anni di arbitraggio aiutano. Hai l’occhio.
Ha supporti che noi in tv non abbiamo?
La cosa in più è che posso subito vedere l’azione frame per frame o recuperare un replay che riparta dall’inizio dell’azione. Per il resto vedo le stesse immagini che vedete voi.
Errori?
Capitano. Ne ricordo due: uno in Inter-Atalanta, intervento di Scalvini su Frattesi; e uno in un vecchio Roma-Milan, Rui Patricio su Loftus Cheek. Nel primo caso, non calcolai la casistica e dissi che l’intervento non era da rigore; nel secondo caso mi mancava una immagine che mostrava i contatto. Ma credo di aver sbagliato poco, in oltre mille commenti fatti all’anno.
Orgoglioso di...
Essere definito spesso tifoso di qualunque squadra. Vuol dire che faccio bene il mio lavoro. Che, voglio ricordarlo, non è giudicare l’arbitro o il suo operato, ma raccontare cosa si sta decidendo e perché. E’ diverso.
I tifosi del Como ogni tanto la vedono severo con gli azzurri..
Mah, sanno che sono di Como, magari si aspettano un trattamento diverso. Non so... Ma io sono equo. Molto attento ad esserlo.
Caqueret contro il Parma?
Espulsione tutta la vita, ha perso il controllo del corpo.
Couto a Frosinone?
Giusta l’ammonizione, piede alto ma non ha colpito davvero l’avversario.
Molti suoi colleghi ex arbitri sono molto tranchant nei commenti sui loro ex colleghi...
Non giudico il lavoro di altri, anche perché non faccio mai in tempo a vedere i dibattiti della sera. Il ruolo è diverso dal mio. E poi io parto sempre da un rispetto che si deve a chi lavora. Sono concentrato sull’episodio, non sui protagonisti.
Ci spieghi meglio questa nuova linea arbitrale? Possibile che il Var sia sparito?
Mah, consiglierei di non trarre conclusioni affrettate. Nelle ultime stagioni si è sicuramente esagerato con l’intervento del Var: se mi si consente il paragone, si è scambiato il Var per una moviola. Ma quest’ultima serve per vivisezionare gli episodi dubbi, il Var per intervenire su episodi dove ci sia un chiaro ed evidente errore. E’ diverso. Ora può darsi che nel tornare all’origine si sia un po’ esagerato nella direzione opposta, probabilmente in qualche caso avrebbe potuto intervenire, come in Juve-Atalanta. Ma aspettiamo un po’ di tempo, si troverà una via di mezzo.
Sulle nuove regole invece...
Bellissime, efficaci. Collina aveva capito che il problema delle perdite di tempo era invasivo sul gioco del calcio. Nei minuti di recupero non si giocava più: perdite di tempo, finti infortuni... Adesso, con le nuove regole, nell’ultimo sesto di partita, dal 75’ al 90’, ci sono molti più gol e non ci sono pause.
Torniamo alla sua carriera?
Giocavo a basket, mio zio una domenica mi vide sul divano a bighellonare e mi portò ad arbitrare al Csi. Cominciò così.
Un giorno da ricordare?
Quando l’ex arbitro Pieri dopo una partita Torino-Verona Primavera arrivò nello spogliatoio e venne verso di me con passo lento e sguardo severo. Indietreggiai, pensavo volesse redarguirmi. E invece mi disse: tu arbitrerai in A, ma devi correre di più. E iniziai ad allenarmi sul serio.
La partita della vita?
Napoli-Avellino davanti a 70mila persone, 0-0 senza ammoniti e i complimenti dell’osservatore.
L’errore?
Quando non espulsi Del Piero a Modena-Juventus per un fallo su Campedelli. Proprio non lo vidi. Attenuante: prima della partita mi venne un forte mal di testa, presi analgesici, mi passò, ma mi sentivo un po’ stordito. Avrei fatto meglio a rinunciare e chiedere la sostituzione.
L’episodio decisivo?
Quando mi ruppi il perone in Ascoli-Treviso. Rimasi in campo con la gamba rotta, ma poi mi feci sostituire. Rimasi a fare il quarto uomo, poi non ce la feci più. Da quell’incidente ebbi problemi continui muscolari e alle ginocchia. Una delle cause della decisione di smettere.
Colombo?
Uno dei migliori. Arbitrerà un mondiale. Anzi, una delle partite clou.
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