Conti per i muscoli di Cantù. Ecco il nuovo preparatore atletico
Basket Serie A Ex Milano e Bologna, ha avuto Sam Bianchi come maestro: «Predecessore? Il mio “prof” in università. Sono già al lavoro con Vitucci»
Lettura 2 min.Cantù
Il professore lascia il testimone all’allievo. Pallacanestro Cantù, che si ritrova orfana di Roberto “Sam” Bianchi, lo strenght & conditioning coach (il preparatore fisico, per parlare a tutti) che ha deciso di lasciare il suo ruolo per stare più con la famiglia, ora ha un sostituto. Non uno qualunque, ma un suo allievo: Federico Conti. È stato suo studente, prima ancora che collega. Come Bianchi, anche Conti si occuperà di preparazione atletica, ed è uno dei nuovi arrivi nello staff di coach Frank Vitucci.
Nonostante la giovane età - ha 35 anni - ha già un bel curriculum: ha fatto tutta la trafila nell’Olimpia Milano, dalle giovanili alla prima squadra e, dopo dieci anni milanesi, la scorsa stagione era nello staff della Virtus Bologna scudettata.
Ora è pronto a vivere una nuova esperienza a Cantù. Che, come confessa, ha già frequentato negli anni: «Sono stato al Pianella da tifoso di Milano, da giocatore senza troppe ambizioni e da preparatore atletico delle squadre di Eccellenza. Ovviamente ho visto Desio e non vedo l’ora di vedere la nuova arena».
«Bianchi, un mito»
È Conti a spiegare il suo legame con Bianchi: «Lui è considerato un “mito” nel nostro mondo. È stato mio docente all’Università e poi è diventato un collega. È un personaggio unico, perché dice le cose senza giri di parole, ma sempre a modo. Ricevo idealmente il testimone da una persona che ha fatto tanto per il basket e per la nostra categoria ed è una bella responsabilità. Ma la vivo con piacere, consapevole del ruolo che lui ha avuto, con la voglia di proporre le mie idee, andando avanti con la mia testa».
Conti sta già lavorando, anche a distanza, sulla nuova squadra: «Stiamo capendo gli spazi a disposizione nella nuova struttura dove ci alleneremo, vicino all’arena. I giocatori li sento personalmente, per studiare una preparazione bilanciata e poi sento i loro vecchi preparatori per capire le eventuali problematiche fisiche legate al passato. Questo è il tempo giusto per riposarsi ma anche per colmare eventuali lacune. Infine, in attesa di vedersi, sto già lavorando con il coach, per capire l’approccio, come vorrà allenare la squadra».
Ma che evoluzione ha avuto la figura del preparatore fisico nello sport? C’è ancora qualcosa che si può “inventare”? «È cambiato tanto nel corso degli anni ed è una conseguenza degli approfondimenti che sono stati fatti su specifiche tematiche che ci sono sempre state. Ora si diversificano argomenti che, una volta, venivano affrontati in un modo solo. Inoltre, si va di pari passo con la ricerca scientifica. La base però è sempre la stessa. Sta poi alla sensibilità di ogni singolo professionista andare a capire che tema va approfondito. E poi ogni squadra è diversa: giocare o non giocare le coppe europee, per esempio, incide tanto».
Il percorso
Nonostante la giovane età, il percorso di Conti è già notevole: «Ha fatto tutta la trafila a Milano, dove sono entrato con uno stage universitario. Sono rimato lì dieci anni, due anni fa con il capo dei preparatori ci dividevamo le trasferte. È stato un percorso lungo, perché percepivo una crescita professionale anno dopo anno, e non ho mai avuto la necessità di cambiare. Poi, chiuso il cerchio, era giusto provare nuove esperienze e sono andato alla Virtus».
Ci sono anche due esperienze in America per Conti: «Sono stato due volte alla Nba Summer League con i Toronto Raptors. Sono state esperienze uniche, sempre ben accettato e coinvolto dagli staff, ma in cui serve adattarsi alla svelta. Ci si rende conto della grandezza della realtà americana. Però, rispetto ad alcuni top team europei, non c’è così grande differenza, se non nei budget. Ovunque mi girassi, trovavo qualche personaggio di spicco del mondo Nba».
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