«Cantù un privilegio e voglio dimostrare
di essere da serie a»

L’intervista. Liam Udom, guardia-ala, 26 anni. Ultima stagione a Rieti Nativo di Bagno a Ripoli (Firenze), ha cittadinanza italiana e francese

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Fiorentino (la parlata non mente) e italiano, a dispetto del cognome e delle nazionalità di papà e mamma, nigeriana e francese. Liam Udom è nato a Bagno a Ripoli e, da pochi giorni, ha firmato un contratto con Pallacanestro Cantù. Per quella che sarà la sua prima, vera, stagione in serie A. Guardia-ala di 26 anni, arriva da Rieti. Nella presentazione che ne ha fatto Cantù il giorno dell’annuncio si legge che «è dotato di grande esplosività, grazie ad un’altezza di 199 cm e a 85 kg di peso, combina un’importante attitudine difensiva ad un’efficacia offensiva dimostrata nell’ultima stagione da 11.1 punti di media, ottenuti tirando con il 47.3% da tre punti che ne hanno fatto il miglior tiratore dell’intera lega durante la regular season». Sulla carta partirà come cambio di Flagg, la nuova ala piccola americana. Ma è pronto a farsi valere e a mettersi in mostra anche come guardia.

Liam, quali sensazioni ha avuto quando ha firmato per Cantù?

Devo dire che sono molto contento. Prima di tutto perché farò un importante salto di categoria e, finalmente, potrò dimostrare di poter stare in serie A. Farlo in una città storica per il basket, come è di fatto Cantù, è una bella emozione e un privilegio. Sono molto soddisfatto.

Il gm Giofrè ha detto che 26 anni è l’età giusta per confrontarsi con la serie A. È d’accordo?

Con Giofrè e coach Vitucci c’era già stato qualche approccio negli anni passati e questo sicuramente ha agevolato le trattative. Ha ragione il gm: 26 anni è l’età giusta per mettermi alla prova dopo un anno di A2 che considero molto positivo. Non vedo l’ora di mettermi alla prova contro i migliori.

Facciamo un salto indietro, a Rieti. Che stagione è stata? Colpisce in particolare il dato del tiro da tre, un notevole 47.3%...

È stato un campionato difficile. Com’è noto, sono successe tante cose a Rieti, che hanno reso le cose difficili, ma lo considero, sportivamente parlando, un anno positivo dopo quattro stagioni consecutive a Verona. Volevo dimostrare di essere un giocatore fondamentale per la categoria, dando una mano alla squadra e lavorando su tutti gli aspetti possibili e penso di averlo fatto. Mi sono messo a disposizione e, viceversa, la squadra mi ha supportato. Ho fatto un salto tecnico e mentale.

Quanto ha influito la tragedia dell’autista del pullman dei tifosi di Pistoia, morto dopo una sassaiola partita da un gruppo di tifosi di Rieti?

È stato uno choc a livello di squadra. Prima di quella partita eravamo tra le prime, avevamo battuto squadre importanti e pensavamo di essere i migliori della lega. Quell’episodio ci ha tolto qualcosa a livello mentale. Abbiamo giocato senza pubblico, è stato difficile. Dopo quella partita, siamo andati in crisi, abbiamo perso contro Roseto ultima in classifica. È stata una vicenda triste e pesante, anche perché non si sapeva cosa sarebbe successo.

Voltando pagina, che giocatore è Liam Udom?

Mi ritengo fondamentalmente un giocatore che fa quello di cui c’è bisogno. Vitucci mi ha chiesto le basi del mestiere, ossia dare una mano difensivamente, un aspetto del gioco che mi piace e in cui penso di poter mettere tanta energia. Vorrei fare qualsiasi cosa per essere d’aiuto alla squadra: un taglio, un aiuto, un passaggio, un rimbalzo e, quando mi arriva la palla, fare sempre le scelte giuste. Per me sarà quasi d’obbligo farlo la prossima stagione.

Papà nigeriano e mamma francese, ma italianissimo. Che rapporto ha con la Nazionale?

Ho la doppia cittadinanza, italiana e francese. In passato ho fatto un raduno con l’Under 20 in Canada e uno con la nazionale sperimentale. E, con Okeke, ho svolto il primo raduno del ct Banchi a Roma.

Che ne pensa della squadra, sebbene manchi ancora qualcosa per completare il roster?

Ci sono un po’ di scommesse e mi ci metto dentro anche io. O il mio ex compagno a Rieti, Parravicini. Dal mio punto di vista, Okeke può diventare un grande giocatore, Moraschini non ha bisogno di presentazioni e ci darà una grossa mano con la sua esperienza.

E gli americani?

Posso parlare di Christon, un giocatore che si conferma ogni anno a grandi livelli. Gli altri li conosco solo tramite video e highlights: mi sembrano ottimi giocatori. Anche di Flagg mi parlano tutti bene. Se avremo voglia, se ci alleneremo con intensità, e di questo sono sicuro, potremo realizzare grandi cose.

Cantù da avversario: che esperienza è stata?

Mi ha colpito il palazzetto. Il tifo si fa sentire, sia contro, sia a favore: è un ambiente di basket che mi piace. Un pubblico così caloroso mi fa eccitare.

In chiusura, suo fratello Mattia, anche lui nel mondo del basket, fresco di firma con Rimini, le ha dato qualche consiglio?

Me ne dà e da molti anni. È felicissimo per questa opportunità che mi è capitata ed è pronto a guardare ogni partita per consigliarmi, ma anche per muovermi qualche critica, come sempre. Inoltre, mi ha detto che Vitucci è un grande allenatore e che potrò avere grandi opportunità. L’ha avuto a Brindisi per due anni e ha un ottimo ricordo.

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