Birra, murales e quel coro mitico: l’emozione dei comaschi ad Anfield

Presa diretta Tanti lariani nel settore ospiti (e non solo). Folla “reds” quando arriva il pullman. Tutti al pub prima della partita: qui è un rito, come le fotografie alla scritta sul vecchio cancello

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A Liverpool la partita non comincia quando l’arbitro fischia. Comincia molto prima, nei pub, sui marciapiedi attorno allo stadio, davanti agli hotel trasformati per un giorno in grandi sale pre-match, tra tavoloni di legno, fusti di birra, maxischermi e maglie rosse che spuntano da ogni angolo.

Anfield, più che uno stadio, è un quartiere che nelle ore della partita cambia ritmo, voce e colore. Basta arrivare con un po’ di anticipo per capirlo. Le case di mattoni rossi che circondano l’impianto sembrano parte integrante della scenografia: vie strette, bandiere, insegne, murales dedicati ai grandi giocatori e agli allenatori che hanno fatto la storia del Liverpool. Qui il calcio non viene semplicemente seguito: viene vissuto, raccontato, tramandato.

Per un’amichevole estiva, la cornice è comunque notevole. Il prepartita è rigorosamente nei pub, come da tradizione inglese. C’è chi entra allo stadio all’ultimo, chi vive l’attesa fuori, chi resta per ore con una pinta in mano e lo sguardo verso Anfield Road. Anche gli alberghi della zona hanno preparato spazi dedicati: birra, schermi accesi, personale pronto ad accogliere tifosi e curiosi. Accanto allo stadio si notano anche diverse strutture di hospitality, lounge riservate per chi sceglie di vivere il match con un intrattenimento più esclusivo.

Il merchandising racconta bene questa cultura del matchday. Nei negozi e nelle bancarelle attorno allo stadio compare la sciarpa bicolore dell’evento, metà Liverpool e metà Como, con la data della partita. E non è un oggetto comprato solo dai tifosi lariani: sono tanti anche gli inglesi che la indossano, segno che il nome Como, da queste parti, ha una forza riconoscibile. C’è poi anche il magazine ufficiale della partita, in vendita a 5 sterline. Dettagli normali per il calcio inglese, molto meno per chi è abituato alle amichevoli italiane: qui anche il precampionato diventa prodotto, memoria, collezione.

Il momento più scenografico arriva con l’ingresso dei pullman. Quello del Liverpool passa tra due cordoni di folla: telefoni alzati, cori, applausi, bambini sulle spalle dei genitori, sciarpe rosse e il solito senso di appartenenza che qui sembra naturale. Anche il pullman del Como, per l’occasione in un anonimo grigio scuro, viene atteso e applaudito dai tifosi lariani presenti all’esterno dello stadio. Una scena più raccolta, ma significativa dentro il clima generale della giornata.

Tra i riti obbligati c’è la foto al vecchio cancello in ferro battuto, con la scritta «You’ll Never Walk Alone». La coda è lunga e coinvolge entrambe le tifoserie: tifosi Reds, turisti, famiglie e comaschi che aspettano il proprio turno davanti a uno dei simboli più riconoscibili del calcio europeo. È una delle tante immagini che spiegano perché Anfield non sia soltanto il luogo della partita, ma una destinazione.

La presenza lariana è più consistente rispetto alla trasferta londinese contro l’Arsenal. Tanti i tifosi del Como a cantare nel settore ospiti, altri sparsi negli altri settori dello stadio. Molti sono qui già da sabato. E quasi tutti si sono adeguati subito al copione locale: pub, birra, passeggiata attorno allo stadio, foto di rito, sciarpa al collo. I comaschi sono arrivati a Liverpool in tutti i modi possibili. In aereo, in macchina, da soli, in gruppo, con viaggi programmati da settimane o incastrati all’ultimo momento. C’è chi ha lasciato la famiglia in vacanza e nelle prossime ore tornerà al mare, chi ne ha approfittato per attraversare e scoprire l’isola, chi vive in Inghilterra da anni e ha ritrovato il Como quasi sotto casa.

Poi, naturalmente, arriva il momento di «You’ll Never Walk Alone», cantato all’unisono prima del fischio d’inizio. E la partita può cominciare davvero.

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