Como modello Usa. Niente maglie degli ospiti sugli spalti: i motivi

Il caso La regola che limita (vedremo come) la presenza di vessilli avversari al Sinigaglia ha fatto discutere. Ma dietro c’è un modello americano dove gli stadi diventano anche un simbolo di senso di appartenenza

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Como

Ha fatto discutere. Anzi: si sapeva che avrebbe fatto discutere. Il provvedimento che limita ai tifosi avversari di indossare maglie nei settori di tribuna e distinti ha scatenato un can can mediatico. Un provvedimento prima esposto in maniera totalitaria, poi addolcito da puntualizzazioni e piccole retromarce. Ma l’obiettivo è lo stesso. E su quello vale la pena aprire uno spiraglio. Dunque. L’idea di vietare le maglie avversarie nei settori promiscui (in curva ci pensano già da soli a far rispettare questa regola...) era venuta a Suwarso leggendo un comunicato del Torino Calcio che aveva vietato maglie della Juventus nel settore distinti in occasione dell’ultimo derby. Quello del 24 maggio, poi funestato da gravi incidenti.

I chiarimenti del club

Il provvedimento, una volta esplicitato, aveva fatto discutere, nonostante ci siano iniziative simili, anche se declinate diversamente, in giro per l’Europa. In Inghilterra, ad esempio, non puoi entrare nei pub con vessilli esposti di squadre ospiti. Il fatto è che veniva intaccata la promiscuità, il mischiarsi pacifico tra le tifoserie che dovrebbe essere il primo obiettivo da regola il calcio.

Trasformare una maglia avversaria in un nemico, può essere pericoloso. Ma è stato il retropensiero della cultura italiana dove certi argomenti vengono sempre trattati con un certo estremismo. Fiutato il fatto che il divieto di indossare la maglia avversaria avrebbe prestato il Como a pesanti critiche, ha, come abbiamo detto, fatto addolcire le norme. Che riguarderanno i tifosi che eventualmente erediteranno l’abbonamento da un tifoso del Como che dovesse cederlo.

Il sogno: scrigno azzurro

Se però ci limitiamo a una questione di rivalità e di diritti tifoso, prendiamo una strada diversa da quella che ha spinto Suwarso a pensare certi provvedimenti. Il modello è quello americano, dove negli impianti (di football americano ad esempio) la pratica delle tifoserie in trasferta è molto limitata (anche per un fatto di distanze), mentre è aumentato a dismisura il concetto di salotto esclusivo, casa esclusiva, senso di appartenenza. Suwarso sogna uno scrigno tutto abbonato da comaschi o tifosi del Como.

Perché l’apporto dei tifosi stranieri allo stadio è considerato “tifosi del Como”, almeno finché succede che arrivano con la maglia azzurra. Dunque: uno scrigno tutto abbonato da tifosi locali che rappresenti un fortino azzurro dove si crei un senso di appartenenza che includa più generazioni e crei le generazioni di tifosi del futuro. Un posto dove la gente di fuori sa già dall’inizio che potrà entrare solo se troverà biglietti in settori ospiti, mentre gli altri settori dello stadio sono occupati da un senso si appartenenza che diventa anche cultura.

Bombonera azzurra, comunità locale. Questa è la missione segreta di Suwarso. Vedremo se ce la farà.

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