Fabregas-Allegri: atto terzo. Sarà una sfida al Max

La chiave. Si ritrovano di fronte domani al Maradona due allenatori dal credo calcistico totalmente opposto. Lo scorso anno frizioni e battutine al veleno. E un confronto che finirà per essere da guida al calcio italiano

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Como

Batman o Joker, Sherlock Holmes o il Commissario Maigret, Nolan o Tarantino. Insomma, divertitevi a fare tutti gli elenchi che volete, ma nel gioco degli opposti, per favore, metteteci anche Fabregas e Allegri. Così lontani nelle idee, nell’età, nell’esperienza, così vicini domani sera allo stadio Maradona per Napoli-Como, terzo atto di un confronto che per i due allenatori lo scorso anno è stato scintillante, in campo e soprattutto fuori.

Precedenti di fuoco

Vi ricordate le due sfide tra Como e Milan? All’andata ebbero la meglio i rossoneri, 1-3 al Sinigaglia, ma tutti ricordano quella partita per la clamorosa prestazione del Como, che per più di un’ora di gioco dominò letteralmente i rossoneri, pagando caro errori individuali e ripartenze avversarie. Fabregas a fine match dichiarò stizzito: «Niente domande sulla partita: 1-3, risultatismo. Conta questo per voi qui». E in effetti al ritorno la storia cambiò. Non solo perché il Como riuscì a pareggiare a San Siro 1-1, ma soprattutto perché la famosa diatriba tra giochismo e risultatismo si trasformò in “insultatismo”.

Breve riepilogo: minuto 78 di Milan-Como. Fabregas è vicino alla linea laterale, poco fuori dai confini dell’area tecnica. Davanti a lui Rodriguez e Valle contrastano Saelemaekers portandogli via la palla, mentre Cesc in un gesto quasi istintivo, ma comunque antisportivo, tocca sulla schiena il giocatore rossonero, quasi a volerlo fermare. A quel punto Allegri si scaglia a muso duro con il collega e sconfina negli insulti, prima di essere espulso dall’arbitro. Nel post partita il tecnico spagnolo si scusa pubblicamente in conferenza stampa, ma per Max questo non basta e i due battibeccano anche nella zona dedicata ai giornalisti, con il livornese che urla a Cesc: «Sei un cogl...», dandogli anche del «bambino che ha appena cominciato ad allenare».

Un’invettiva non proprio profetica, visto che qualche mese dopo il “bambino” avrebbe sbattuto fuori dalla Champions il Milan all’ultima giornata, chiudendo il campionato con la miglior difesa e regalando ai suoi tifosi un gioco che, di lì a poco, avrebbe portato diversi presidenti di Serie A ad interrogarsi sulla necessità di superare finalmente un modello di calcio conservativo, quello della “halma” e della gestione, per favorire un approccio “alla Fabregas”, aperto e spregiudicato.

Innovazione

Cesc è stato invaso dalle offerte in estate, ma ha risposto picche a ognuna per proseguire il suo progetto sul lago. Allegri invece, esonerato dal Milan, ha ottenuto la fiducia di De Laurentiis per dare un equilibrio al suo Napoli dopo l’addio di Conte. Certo è che molte squadre del nostro campionato, dopo l’esempio del Como e il fallimento di Allegri, hanno dovuto fare i conti con uno svecchiamento di dinamiche di campo ormai obsolete persino per chi ha solo una competizione da giocare. Guarda caso, la maggior parte delle formazioni oggi utilizza il 4-2-3-1 e il 4-3-3, cercando proprio di agevolare un calcio più dinamico e offensivo. Il Milan cerca la svolta con Amorim. Il Sassuolo crede nella promessa Aquilani. Il Bologna si fida di Tedesco e la Fiorentina di Grosso. Insomma, la tendenza è quella di provare a proporre idee diverse e la sfida di domani sera sarà l’ennesimo esperimento per capire, al di là del risultato, quale metodo nel lungo periodo paga.

Gli attriti personali tra i due allenatori faranno da contorno. Oh, mi raccomando. Quando accendete la tv date un’occhiata alle panchine prima del fischio d’inizio, quando Allegri e Fabregas si saluteranno. Lo spettacolo comincia da lì: Max contro Cesc, atto III.

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