CHAMPIOOONS!!!! TUTTO VERO: COMO NEL PARADISO DEL CALCIO

Qui il successo è arrivato con le idee, le scelte, il gioco, la capacità di migliorare giorno dopo giorno, il coraggio, la visione. I soldi sono solo un aspetto. Importante. Ma non decisivo. Chiedere a Milan e Juve informazioni

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Como

Non riusciamo neanche a scriverlo. Il Como in Champions League!!! Nella serata più incredibile della storia del calcio comasco, alla fine di una altalena di risultati che sembrava quella di Fantozzi e del celebre «Chi ha fatto palo?», il Como si ritrova tra le quattro elette nella massima competizione europea. Facendo fuori due colossi come Juventus e Milan, quest’ultimo battuto in casa dall’amico di Fabreags, Pisacane. Roba da non crederci. Ma è tutto vero. Un traguardo che il Como, se restiamo alla serata di domenica, si è garantito facendo il suo dovere a Cremona, andando a vincere per 4-1, peraltro spingendo la Cremonese in B (ma ci sarebbe andata comunque) e aspettando i risultati dagli altri campi.

E poi la scena dei giocatori del Como tutti riuniti vicino alla panchina, a guardare gli smatphone, ad aspettare che finisse la partita di Milano, dove il Milan perdeva per 2-1 in casa. In quel momento, dopo un sali e scendi di emozioni, la Roma era dentro per via del successo 2-0 a Verona. Tutto dipendeva dal Milan, perché un suo pareggio avrebbe tagliato fuori il Como in caso non di vittoria della Juve.

E così sarebbe andata visto che la Juve sotto choc si sarebbe fatta rimontare dal Toro (un’ora dopo per via dell’inizio ritardato causa incidenti), dunque il pari del Milan ci avrebbe escluso. Ma non si poteva sapere. C’era solo da aspettare. Quella attesa, tanto per riannodare i fili della storia e ricordarci di chi siamo, ci ha ricordato l’attesa di Mantova 2015, a fine partita per aspettare l’ingresso nei playoff di C. Sergi Roberto, nonostante fosse il più esperto, con gli occhi spiritati all’arrivo della notizia trascinava tutti in un abbraccio ben più incredulo, pazzo, appassionato, violento, tumultuoso di quello di Verona. Ma anche qui con le magliette speciali. Visto che l’idea era stata brillante, ecco “Como si dice Champions”, stile quelle indossate due settimane fa.

Ora, però, consentiteci di fermare il racconto come con il tasto “stop”. E tornare a tre giorni fa. Era successa una cosa apparentemente banale, che lì per lì ci aveva lasciato basiti, per poi decidere di non farci caso: alla partita degli sponsor, il ds Ludi aveva preso il microfono e aveva pronunciato queste parole: «Domenica saremo in Champions e voi festeggerete con noi perché questo successo vi appartiene quanto appartiene a noi. E saremo tutti felici». Ok, le parole le porta via il vento, potevano sembrare frasi di circostanza. Ma noi vi diciamo che non lo erano, forse le abbiamo ignorate per scaramanzia, ma non erano parole a caso. Era la consapevolezza di una società sicura di quello che stava e sta facendo. Lo sguardo freddo di Ludi mentre pronunciava quelle parole erano la fotografia di questa società. E anche le frasi di Fabregas in conferenza stampa pre partita, quella sorpresa alla domanda «Ci credete ancora alla Champions», come se fosse stata una bestemmia. Certo che ci credeva, lui e tutta la società. E adesso questo è un guanto di sfida lanciato al calcio italiano. Anzi, una mezza sfida già vinta, perché possono menarla con tutti i soldi che vogliono, ma qui il successo è arrivato con le idee, le scelte, il gioco, la capacità di migliorare giorno dopo giorno, il coraggio, la visione. I soldi sono solo un aspetto. Importante. Ma non decisivo. Chiedere a Milan e Juve informazioni.

Due parole per come è arrivata la vittoria di domenica. L’uomo della partita è stato Jesus Rodriguez. Non il migliore, l’uomo del match. Perché dopo le esclusioni delle ultime partite aveva patito un po’ la situazione. Ma ha risposto da campione dando l’avvio alla notte più importante della storia azzurra. La festa della gente è cominciata subito. Mozzate o Piazza Volta? Piazza Volta. Tutti giù a festeggiare. Il successo degli Hartono, di Suwarso, di Ludi, di Fabregas e dei giocatori. E di una città che ha sofferto calcisticamente davvero tanto per poter pensare di essersi meritata tutto questo. Andiamo a festeggiare.

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