Como, senti Bressan: «Kean può essere l’uomo giusto»

Intervista L’ex centrocampista di Como e Fiorentina: «Ha qualità per rilanciarsi. Mi ricorda un po’ il Boksic dei miei tempi»

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Como

La notizia di un possibile arrivo di Moise Kean a Como sta generando reazioni contrastanti. Da un lato chi ritiene l’attaccante italiano un profilo perfetto per la filosofia di Fabregas, giocatore dotato di potenza fisica e senso del gol, dall’altro chi invece rimane scettico per questioni che, al di là del campo, riguardano più la condotta del calciatore e il prezzo del cartellino, che si aggira intorno ai 40 milioni. Insomma, pro e contro che solo il campo potrà risolvere.

Ma se c’è una questione su cui tutti sono d’accordo, è che la ricerca di una punta come Kean sia un elemento significativo sulle ambizioni del Como il prossimo anno. Un parere sostenuto anche da Mauro Bressan, ex centrocampista lariano con un passato glorioso in maglia viola: «Sicuramente parliamo di un profilo di alto livello. Un attaccante ambito che ha sempre fatto vedere grandi qualità nell’attacco alla profondità e nell’occupazione dell’area. Lui è uno che non ama fare troppo da perno ma punta la porta e ha un gran tiro. Mi ricorda un po’ il Boksic dei miei tempi. Se resta sulle prestazioni di due anni fa, Como è una piazza dove può rilanciarsi alla grande anche a livello europeo».

40 milioni: cifra giusta?

Ma la cifra di 40 milioni è coerente per un giocatore che la passata stagione ha deluso, con acciacchi fisici alla tibia? Secondo Bressan, la questione è un’altra: «Non baderei troppo a fare ragionamenti sui prezzi, perchè il mercato varia in base alle esigenze di chi vende. Se Paratici ha già trovato un sostituto, richiederà per Kean una cifra che gli consenta di fare altre operazioni, altrimenti lo tiene. Considerati i prezzi che girano, 40 milioni per una prima punta mi sembrano il minimo».

La condotta

Poi però c’è una questione caratteriale. In questi anni Kean è stato protagonista di malumori e condotte non del tutto esemplari, per usare un eufemismo. Ma secondo Bressan, tale situazione può essere ben gestita da Fabregas: «Dovesse arrivare, il primo discorso dell’allenatore insisterà sicuramente su questo aspetto. Il Como è formato da un gruppo di ragazzi che vedono calcio e si comportano tutti allo stesso modo. Coinvolti sì, ma con regole precise. Sotto questo punto di vista, l’ambiente è decisivo per il comportamento di un calciatore. Alla fine uno si adegua per il bene suo e della squadra».

La questione italiani

Il Como lo scorso anno è stato criticato per la scarsa presenza di italiani in rosa. E ora punta al centravanti della nazionale: «Sì, penso sia un discorso di priorità. Avendo iniziato un percorso nuovo e ambizioso, era importante trovare subito giocatori pronti per fare quello che chiedeva Fabregas. Già trovarli all’estero non è facile, figuriamoci in Italia. Quelli bravi qui costano: Tonali è appena stato acquistato per oltre 100 milioni».

Gli obiettivi

Le ambizioni per la prossima stagione sono alte. Ma il Como può davvero puntare ancora più in alto? «Per me sì. In campionato non è mai facile, ovvio. Quello che mi aspetto veramente però è un Fabregas determinato a voler far bene in Europa. La sua idea è quella di far conoscere a tutti il suo credo in quel palcoscenico, dove c’è una risonanza mediatica clamorosa. Per farlo però i giovani non bastano. Servono giocatori già pronti caratterialmente a giocare queste partite. E il fatto di provarci per Kean è una mossa esemplare che va in questa direzione».

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