«Due super sfide per il Como. La nuova curva? Muro azzurro»

L’intervista. Parla Suwarso: «Entriamo in una nuova fase, va stabilizzata la struttura». «Tra un anno il fair play finanziario, rischiamo 100 milioni di multa» «In campo mi fido, abbiamo uno staff che vuole continua a vincere»

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Il fatto che abbia trovato un’ora per un’intervista è un mezzo miracolo. Mirwan Suwarso è uno che parla volentieri, eh, ma questa settimana avrebbe avuto bisogno di giornate di 48 ore per gestire tutto, la Como Cup, le novità del settore retail, gli ospiti venuti da Londra e pure il mercato. Infatti smanetta sul telefonino, dirige il traffico. Ma non si sottrae a una chiacchierata che è un po’ il sipario alzato sulla stagione. Dunque indaffarato, busy si dice in inglese, ma gentile come sempre. Digita sulla tastiera con gli occhiali a mezzo viso, poi appoggia il telefono sulla scrivania: “Eccomi, sono pronto”. E si lascia andare sullo schienale della poltrona.

Tema: la stagione della Champions League. Svolgimento?

Una stagione diversa. Entriamo in una nuova dimensione. Incontreremo gli avversari più forti che abbiamo mai incontrato. Dobbiamo gestire tre competizioni, cosa mai successa prima. E abbiamo avuto esempi di squadre che al debutto in Europa hanno pagato in campionato. E poi c’è la questione del fair play finanziario su cui dobbiamo lavorare sin da ora.

Questo significa che, per la prima volta dopo una salita costante, sorprendente, pazzesca, c’è la possibilità di un anno di assestamento? Dobbiamo avvertire i tifosi che potrebbe essere un anno più difficile?

Voi guardate solo al calcio, io guardo al calcio e al business. Anzi il mio gol è il business. Dunque è tutto più complesso. Però abbiamo una certezza dalla nostra: che il reparto sportivo, il ds Ludi, l’allenatore Fabregas, i giocatori, hanno una carica, una qualità, una forza con le quali partono sempre per vincere. Mi fido. Con loro so che faremo sempre qualcosa di buono. Io guardo tutto in modo più ampio.

Dunque?

Più volte abbiamo detto che siamo arrivati in cinque-sei anni là dove avremmo dovuto essere dopo dieci. Abbiamo bruciato le tappe, lo sport è andato velocissimo, il business adesso deve raggiungere il livello sportivo. Anche come strutture. Mozzate, Rovello Porro, Lambrone, il femminile, la Primavera… Tutto cresce ed è tutto più duro, più difficile. Una sfida che ci attende. Un po’ diversa. Più… completa.

Lei ha citato il fair play finanziario.

La prossima stagione, quella del 2027-28, saremo chiamati a rispettare i parametri. La Juventus ha reso una multa di 20 milioni. Noi potremo prenderne una anche di 100 milioni. Siamo preparati. L’Uefa non ti fa pagare tutto subito ma ti dà la possibilità di avere uno sconto se in corso d’opera dimostri di poter rientrare nei parametri. Pesano i ricavi dagli sponsor dal retail, dai biglietti. Per esempio, dagli sponsor siamo passati da 17 milioni a 34. L’obiettivo è 50. E così via. Una fase importante.

Quando presenterete il progetto del merchandising condiviso con grandi club europei?

Siamo ai dettagli. Speriamo presto. Ho appena finito di parlare con un club molto importante. Fateci lavorare.

Potreste sacrificare un big, in futuro?

Certo, il nostro obiettivo a medio termine è essere sostenibili. Ora dovremo vendere una decina di giocatori per avere numeri gestibili. Vedremo come andrà.

Ci è venuto il sospetto che sugli italiani abbiate cambiato idea. Che all’inizio non fosse un problema, ma forse avete valutato che andare in Champions con 17 giocatori sarebbe un rischio. Possibile?

Incrementare il nostro numero di italiani è un obiettivo, ma lo è sempre stato.

Chi le piacerebbe?

Scalvini, ad esempio. Un ottimo giocatore, ma per noi costa troppo. Quello che è certo, lo ripeto, è che in futuro vorremo tanti giocatori italiani della nostra academy e addirittura ci piacerebbe essere il club da dove la Nazionale un giorno pescherà di più. Lavoriamo per quello.

La Spagna ha vinto il Mondiale e si è detto che le Furie Rosse hanno vinto con lo stesso modello calcistico che c’è a Como.

Mi fa piacere, ma io vedo che dappertutto si sta lavorando su certi temi. Avete visto il Famelicao? Rete di passaggi, velocità. E anche in Italia non siamo gli unici a proporre un certo tipo di calcio. Aquilani ha dei concetti davvero simili a quelli di Fabregas. Pisacane. E anche Grosso per me fa giocare bene le sue squadre. Mi ricordo al primo anno di serie B, venne qui con il Frosinone e fece una gran partita.

Ci racconta qualche retroscena su Nico Paz? Quelle ore frenetiche in cui sembrava perso e poi, in una notte, è cambiato tutto?

Quando il Real Madrid ha chiesto 60 milioni, anche per noi è stato impossibile immaginare quel tipo di operazione. In realtà poi le cose sono cambiate, il Real ha detto “Vogliamo continuare il rapporto che abbiamo con voi”, e ha proposto una formula di pagamenti dilazionati con recompra alta che si è trasformata in una cosa fattibile.

Il ragazzo ha voluto rimanere a Como…

Normale che il suo sogno futuro sarà giocare nel Real Madrid, ma ha valutato che un altro anno qui può fargli bene. Si trova a meraviglia.

Lei lo aveva capito nel discorso che Nico aveva fatto dal pullman, la sera dei festeggiamenti…

Un po’ sì, lo avevo visto davvero coinvolto.

Avete tenuto Paz anche per dare un segnale a Fabregas: cioè che qui è tutto possibile?

Fabregas sarebbe rimasto anche senza Paz.

Parliamo di stadio. Con la curva siete stati velocissimi. Una lezione per Como?

Non credo. Io ho visto altre situazioni in cui Como ha dimostrato di saper essere veloce come lo siamo stati noi, quando può e vuole. Per esempio l’hotel in piazza Cavour. O altre cose. Non siamo qui per dare lezioni a nessuno.

L’ha sorpresa vedere i comitati contro?

Non so, non ho capito bene. Io so solo che quando siamo arrivati qui sette anni fa nessuno parlava dello stadio e adesso invece ne parlano tutti. Sulla curva il fatto di avere collaborazione dell’amministrazione è stato importante.

Una bella curva: influirà sulle partite?

Un muro di folla vicino al campo… Mi viene in mente Dortmund. Mi piace pensare a un effetto così.

E il nuovo stadio?

Abbiamo avuto qualche modifica a cui pensare, abbiamo valutato delle cose con gli architetti… Volevamo un stadio fondamentalmente più funzionale e meno commerciale. Vogliamo uno stadio con spazi per i cittadini sette giorni su sette, dove si possano combattere i prezzi dell’over tourism. Non tutti i comaschi possono andare a spendere in centro, noi vogliamo restituire aree vivibili ai comaschi.

L’accordo con la Como Nuoto?

È in quella direzione. Vogliamo dare più opportunità ai comaschi a prezzi bassi, come ad esempio la possibilità di nuotare a prezzi ridotti.

Abbonamenti. C’è stata un po’ di confusione.

I tifosi che non possono assistere alla partita per motivi di lavoro o per impegni sportivi potranno cedere il proprio biglietto a un familiare stretto. Qualora ciò non fosse possibile, il biglietto dovrà essere “restituito”, anziché ceduto o rivenduto ad altri. Introdurremo un sistema di verifica per questi casi, così da garantire che tale possibilità venga utilizzata correttamente e non sia oggetto di abusi. Il nostro obiettivo è contrastare il fenomeno del bagarinaggio. Vogliamo impedire che qualcuno approfitti delle tariffe agevolate riservate ai nostri tifosi più fedeli acquistando biglietti con il solo obiettivo di rivenderli a scopo di lucro.

Conferma l’idea di fare una piattaforma condivisa con la società per la rivendita degli abbonamenti?

Sì, ci stiamo lavorando. Potrebbe convenire a tutti.

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