«Il Como somiglia alla grande Sampdoria. Il coraggio paga»
Intervista a Giuseppe Pastore, firma de Il Foglio e volto iconico di Cronache di Spogliatoio, tra le voci più affermate nel racconto sportivo
Lettura 3 min.Como
Giuseppe Pastore, firma de Il Foglio e volto iconico di Cronache di Spogliatoio, è tra le voci più affermate nel racconto sportivo. Lo abbiamo contattato per un’analisi sul Como in vista della stagione a venire.
Pastore, il Como è...? «Cito Star Wars: una nuova speranza. Per i suoi tifosi, ovviamente, ma in generale per il modello italiano. Ha una struttura societaria che chiaramente si fonda su una grande disponibilità economica, ma soprattutto su idee chiare. Lo sta dimostrando anche sul mercato, seminando speranze di progettualità. Oggi guardavo le 20 formazioni di Serie A e apprezzo che ci siano sempre più difese a quattro, un modo di giocare meno speculativo e spaventato. Il Como ha dimostrato sul campo che giocare a calcio con idee coraggiose paga. Il modo di stare dentro il mondo del calcio è sicuramente innovativo».
Che Champions farà? «Penso buona, puntando sul fatto di non essere così tanto sotto i riflettori può cogliere di sorpresa molte squadre. C’è ancora da capire se le caselle vuote in lista Uefa saranno riempite, ma nella migliore delle ipotesi quel tipo di gioco sta bene in Europa, perché a differenza dell’Italia le squadre non pensano solo a difendersi. Si può fare il confronto con la prima Atalanta che si qualificò in Champions: inizialmente ha fatto fatica ma poi si è tolta delle soddisfazioni. Rischio imbarcate? Se giochi contro Bayern o Barcellona è un rischio per qualsiasi squadra italiana. Sicuramente sarà l’occasione per consolidare lo status e farsi conoscere. Non è però da sottovalutare lo stravolgimento dei ritmi di lavoro a cui Fabregas non è abituato. Si gioca di più, ma soprattutto cambia la preparazione atletica, ci sono i viaggi, possono capitare gli infortuni...».
Questa società vuole lo scudetto? «Forse sì, ma a oggi il Como riesce a performare in questo modo proprio perché nessuno chiede niente. Mettere pressione sul Como associandolo allo scudetto è funzionale alle avversarie per parlare di fallimento. Io mi aspetto che partirà forte, ma fino a Natale potrebbe perdere dei punti proprio per le difficoltà dovute al doppio impegno. Per l’anno prossimo non lo vedo da scudetto ma ha la rosa per rientrare ancora nelle prime quattro».
Ma dà fastidio? «Ora no, ma lo darà quando si giocherà davvero lo scudetto. Sarà oggetto di un duello anche mediatico. L’essere scomodo dipende da quando riesci a mettere il bastone tra le ruote lì in alto. Non è un problema del Como comunque... le vicende di Nico Paz e Chalobah lo dimostrano. Hanno gestito tutto con grande tranquillità e non curanza di queste logiche».
All’inizio era un po’ scettico su Fabregas. L’ha fatta ricredere? «Dissi che il Como non riusciva a gestire la partita una volta passato in vantaggio, e su questo è sicuramente migliorato. Cesc non lo ammetterà mai nemmeno sotto tortura, ma anche lui lo scorso anno ogni tanto è sceso a compromessi. Ha fatto tanti punti cambiando atteggiamento nel corso della partita. Quella che mi ha folgorato di più è stata quella di Cagliari: nel mese di marzo, campo stretto e difficile, ha giocato male ma ha vinto 1-2. Ha pesato tantissimo. Ecco, quando vinci anche non meritandolo significa che hai la testa giusta. Vuol dire che oltre alla qualità c’è una mentalità che l’allenatore è riuscito a trasmettere. A oggi Fabregas è uno dei migliori».
Ha visto i nuovi arrivati? «Sì, quello che conoscevo meglio di tutti era Couto e mi incuriosisce molto il discorso di voler puntare tanto sugli esterni. Indica la volontà di allargare il campo, come è stato fatto anche concretamente, dando alla squadra un’impronta ancora più internazionale. La Spagna ha vinto i Mondiali con Pedro Porro che faceva il centravanti e Cucurella che è un giocatore totale».
E Liberali? «Personalmente lo vedo ancora tiepido, un po’ leggero per la Serie A ma deve crescere. Averlo preso per così pochi soldi comunque dimostra che la macchina funziona».
Lei ha una memoria calcistica invidiabile. A chi assomiglia davvero questo Como? «Io dico la Sampdoria degli anni d’oro. Come il Como, aveva una storia trascurabile prima dell’arrivo di un grande nuovo proprietario, che in quel caso era Mantovani. Prese il Liberali di allora che era Mancini. Poi Vierchowod e l’attaccante emergente di quegli anni, Vialli. Insomma, creò una base che durò quasi sette anni. Provò a comprare persino Baresi quando il Milan stava fallendo. Ecco, la grandezza del Como nei prossimi anni si misurerà anche in base a quanto riusciranno a contendere alle big pezzi forti che giocano già in Serie A e sono affermati».
Il prossimo anno per i primi quattro posti sarà bagarre... «Sì, difficile fare pronostici ora perché il grosso del mercato verrà fatto negli ultimi 10 giorni. Vedo bene l’Inter e anche la Juve, ma più per stima verso Spalletti che per reale convinzione. Tutto il resto è veramente sullo stesso livello. Il Napoli non mi convince affatto. Il Milan deve prendere ancora due o tre titolari come la Roma. Qualcuno cita anche la Fiorentina, ma per me hanno preso troppi giocatori nuovi e avrà grossi problemi di assestamento».
Magari vendono Kean al Como... «Non lo so, anche se secondo me quel tipo di giocatore da grandi galoppate che fa reparto da solo non sarebbe l’ideale per Fabregas. Non è uno di tocco. Uno con le caratteristiche perfette sarebbe Tresoldi del Club Brugge».
© RIPRODUZIONE RISERVATA