«Il mio Como big vuole vincere perché lo dico io»
Conferenza Stampa. Cesc Fabregas, allenatore della squadra azzurra. «Sono io che creo la pressione. Restiamo umili, ma con grande ambizione»
Lettura 4 min.Rieccolo. Dopo le vacanze. Dopo il no di Nico Paz all’Inter. Dopo i Mondiale. Dopo la testa sempre immersa nella nuova stagione. Dopo il mercato. Dopo i primi allenamenti. Signore e signori: Cesc Fabregas a disposizione della stampa per introdurre la nuova stagione.
Buongiorno mister: si riparte dalla Como Cup.
Buongiorno a tutti. Sono molto contento di avere questa opportunità qui, a casa nostra, questa competizione voluta dal nostro presidente, che è sempre molto creativo. Con squadre più forti. Domani abbiamo il Villarreal, interessante. Quanto conta per la preparazione? Ogni minuto conta: ogni minuto di allenamento e ogni minuto di partita, per tantissimi motivi. Chi ha fatto molto bene l’anno scorso deve ritrovarsi e dimostrare di essere pronto per una nuova sfida. Un giocatore molto giovane può trovare nuove motivazioni per arrivare in prima squadra.
Come si sente alla vigilia di una stagione così importante?
Il livello personale non mi interessa. Che io faccia bene o male non è importante: voglio che il Como tutto faccia bene. Voglio che la squadra dia tutto. Poi si può vincere o perdere. Da quando sono allenatore penso sempre in maniera collettiva, globale. Non siamo il Manchester City, il Manchester United, il Barcellona o l’Arsenal. Siamo il Como: una squadra molto umile, con giocatori molto giovani. Probabilmente saremo ancora più giovani dell’anno scorso, forse una delle squadre più giovani d’Europa.
Liberali giocherà domani?
Sì. Mi ha chiamato 4-5 giorni prima di quando avrebbe dovuto iniziare perché aveva grande voglia di tornare e cominciare prima. Gliel’ho concesso e sono molto contento. È uno di quelli che piacciono a me: capisce molto bene le nostre dinamiche, il nostro gioco e quello che vogliamo fare. Domani (oggi, ndr) giocherà. Sarà una bella opportunità per lui e per noi per conoscerlo ancora meglio. L’età non mi importa: che abbiano 16, 17 o 34 anni, conta che giochino con libertà, che facciano il loro calcio e che dimostrino di essere pronti. La sua posizione? Può giocare in tante posizioni.
Sui nuovi acquisti?
È andato via Alberto ed è arrivato Kaiki, è andato via Sergi ed è arrivato Milla. Poi è arrivato Liberali. Per ogni giocatore perso ne è arrivato un altro e siamo riusciti a farlo molto velocemente. Il club è stato bravo a capire le esigenze e a lavorare in anticipo.
I singoli.
Luis (Milla, ndr) darà una grandissima mano alla squadra anche dal punto di vista della leadership. Siamo molto giovani e a volte siamo troppo buoni, non parliamo abbastanza. Lui può essere un giocatore che, come faceva Sergi quando stava bene, mette tutti al posto giusto, parla e gestisce le situazioni.
Kaiki?
E’ brasilegno - sorride divertito, ndr -. E’.... brasilegno. E mi piace molto per come capisce il calcio e per come gioca.
Spesso parlate di percorso. Che significa??
Tante volte si parla di percorso quando il percorso in realtà non esiste. Si usa quella parola per far vedere che c’è un progetto, ma poi manca la pazienza, manca il dialogo e non tutti vanno nella stessa direzione. Questa è stata la nostra forza. Negli ultimi due anni e mezzo abbiamo avuto anche la fortuna che sia andato quasi tutto bene. Ma che cosa succederà quando un giorno non andrà così? Perché non può andare sempre tutto bene. Avremo fallito? Saremo diventati scarsi? Non saremo più preparati per questo livello? So già che queste cose verranno dette. Anche le scelte... . Vuoi un terzino sinistro? Bene, ma che tipo di terzino sinistro? Non basta dire: ‘Questo è forte’. Magari è forte per qualcun altro, ma non per noi.
Nico Paz: come l’ha convinto a restare?
Io non devo convincere nessuno, la gente fa quello che si sente. A me è piaciuta molto la sua personalità. Quando sei così giovane prendere una decisione del genere non è facile. La sua famiglia è molto vicina a lui e lui è un ragazzo di grandissimo coraggio e grandissima intelligenza, sa che il calcio non finisce oggi e magari è troppo presto per andare in un altro posto e può non essere la migliore opzione. Do tantissimo valore a questa scelta che ha fatto, noi cercheremo ancora di farlo crescere.
Come si spiega il fatto che al Mondiale abbia giocato così pochi minuti? E quando tornerà?
Non posso mettermi in mezzo alle decisioni di un altro allenatore. Nico mi ha già chiamato per chiedermi quando deve tornare. Per me devono avere quattro settimane dall’ultima partita. Devono staccare con la testa. Se salteranno una o due partite di campionato giocherà qualcun altro. L’anno scorso abbiamo giocato otto partite e mezzo senza Nico e ne abbiamo vinte otto e mezzo. Normalmente dovrebbe tornare il 12, per essere pronto per la partita contro l’Udinese. Non dovrebbe giocare contro il Liverpool.
Cosa serve per crescere ancora?
Continuità ed esigenza. Tante volte mi hanno detto: ‘Quello che fai al Como non potresti farlo alla Juventus, perché la Juve deve vincere’. Certo, la Juventus deve vincere sempre, come l’Inter o il Milan. Ma io dico che anche il Como deve vincere sempre, perché questa è la mia mentalità. Pur restando il Como. Non esiste l’obbligo di vincere, esiste l’obbligo di provare a vincere.
Volete migliorare i giocatori.
L’élite non è solo talento. Ci sono giocatori che qui fanno benissimo, ma quando si alza il livello, aumenta la pressione magari non tocchi palla per dieci minuti, che cosa fai? È lì che si vedono resilienza e mentalità. È lì che si vede l’élite. Non è questione di talenti ma di mentalità.
Ci fa un punto sul mercato? Potrebbero mancare un difensore centrale, un esterno basso e un attaccante?
Sei vicino. Non è perfetto, però sei vicino. Ovviamente abbiamo bisogno di difensori centrali e dobbiamo capire che cosa succederà con alcuni giocatori. Abbiamo anche una difficoltà legata alla lista Champions: possiamo inserire 17 giocatori più quattro formati nel club. Noi non abbiamo ancora un’Academy fortissima come altri club perché abbiamo iniziato questo percorso soltanto due anni fa.
È possibile quindi che quest’anno andiamo in Champions con pochi giocatori.
Rispoli e Cassano?
Stiamo dando un’opportunità a un ragazzo come Cassano. Sono due giorni che si allena con noi e sta mostrando belle cose, ma da qui a giocare la Champions c’è un mondo. C’è anche Rispoli, che è un’altra opportunità, e dobbiamo capire che cosa fare con lui. Io gli voglio bene come i suoi genitori. Credo in lui. Ma mi deve dimostrare.
Che effetto le fa il ritorno di Mancini sulla panchina dell’Italia?
Mancini mi è sempre piaciuto molto, soprattutto da quando era all’Inter. L’ho seguito e, quando ero al Manchester City, ho parlato con lui un paio di volte. Le polemiche per la scelta di andare in Arabia? Non commento. Non conosco bene le cose, non mi piace chi ingigantisce particolari a seconda del momento. Mi basta pensare che l’Italia abbia un ct che ha mostrato di saper vincere. Mi fa piacere.
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