(Foto di Cusa)
Con la trasferta di Cremona vietata, prima la grande attesa e poi la festa a Como e in provincia
Lettura meno di un minuto.La notte più pazza. Questo è poco ma sicuro. Una notte da vivere sul filo delle notizie, con la rabbia di non poter essere andati accanto alla squadra, dislocati in giro per locali e bar, sperando nella Champions, sballottati qua e là dai risultati degli altri campi. Ce la ricorderemo a lungo. Anche perché alla fine è esplosa: Champions davvero. Non ce la dimenticheremo mai. Ore 20, il centro città ha cominciato colorarsi di azzurro. Fidanzatini che si tenevano per mano, con maglie del Como addosso, per lo più della stagione corrente, locali che cominciavano a riempirsi. Il Birratrovo, il Birrivico, l’Ostello Bello. Maglie, sciarpe, birre, schermi. Al Birratrovo l’ambiente più “tifoso”, con le sciarpe appese al soffitto, gli adesivi sulla vetrina. I cori. Goliardici, come dappertutto «Bobby solo alè alè, canta meglio di De Andrè», si scherza. Ci sono quelli di Como Tv a fare riprese.
Ma i due epicentri sono al Bar Dalì a Montano e alla sede della Associazione XXV Maggio ad Albate. Qui c’è la curva. Che si comporta da curva. Locale, giardinetto e parcheggio pieno come un uovo, sembra di stare alla festa della curva di luglio. Ci sono anche i bandieroni che di solito vengono sventolati durante le partite, quello con la scritta Libertas e quello con la scritta Co su sfondo nero. Sventolano dentro il giardino come si fa allo stadio.
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