La Serie A ha un dubbio: il Como è da scudetto?

L’analisi di Nicola Nenci

Como

Chi conosce bene la storia di questo Como spaziale, sa che non è una novità associare la parola scudetto alla squadra azzurra. Finora è stato un azzardo dialettico, un sogno invitante, un paradosso calcistico, una logica equazione futura, vista la crescita della squadra. Ma mai era stata una equazione dal respiro algebrico. Dopo il successo contro il Torino, l’Italia del calcio si è svegliata con un dubbio: vuoi vedere che il Como può lottare per lo scudetto già quest’anno? Vuoi vedere che la crescita del Como è stata sottovalutata e adesso che il rodaggio sta finendo, comincia ad affiorare la forza del gruppo di Fabregas?

Per uno dei giornalisti calcistici più credibili e autorevoli, Alberto Rimedio, telecronista delle partite della Nazionale sulla Rai e coconduttore della Domenica Sportiva, non c’è dubbio: il Como può lottare per quel traguardo. C’è chi gioca con corsi e ricorsi e ricorda come spesso, dopo un Mondiale, ci siano stati risultati strani, tipo la Samp scudettata del 1991. E rincara la dose, aggiungendo le fatiche di questa stagione dove gli impegni mai cosi ravvicinati delle Nazionali provocano infortuni a ripetizione e scossoni di rendimento. Ma il tema è un altro. Alla terza vittoria consecutiva, due in trasferta, degli azzurri, seppure falcidiati dagli infortuni, la sensazione che il Como abbia fatto un ulteriore salto di qualità, è diffusa e non solo a Como.

Ci è rimasta impressa una frase di Fabregas, nel pancione dello stadio Olimpico di Torino: «Questa partita l’anno scorso non l’avrebbe vinta». La prova che la squadra è migliorata. Dove? Un bel tema. Ma possiamo provare a elencare alcuni punti.

1. Ha saputo reagire a una serie di infortuni che ha eliminato tutto il reparto di esterni a disposizione, cioè i giocatori su cui Fabregas aveva basato il suo progetto tattico.Vuol dire che la squadra non si è fermata a piangersi addosso ma ha saputo reagire trovando altre vie.

2. La capacità da parte dei giocatori di scegliere le strade da percorrere durante le partite, interpretando gli avversari. Grande prova di maturità. Contro il Torino la squadra ha deciso non di andare a giocare dentro l’area come ha fatto spesso quest’anno, ma di giocare da fuori, trovando la via della rimonta.

3. La consapevolezza. La capacità di provare e riprovare senza mai andare in ansia, senza rendere frenetica la manovra, facendosi prendere dall’emozione. La squadra, nonostante i minuti passassero, ha continuato a giocare con lucidità, riproponendo schemi e soluzioni con freddezza e alchimia.

4. La capacità di non farsi destabilizzare dalle fasi della partita, nè da avvenimenti avversi, gol annullati, traverse, rigori non dati, senza farsi abbattere ma procedendo con convinzione e lucidità.

5. La sensazione che il sentimento di “gruppo” sia ancora di più importante, come si è visto in quel mucchio a fine partite mai così unito, mai così coeso, mai così partecipato. Queste sono le direzioni dove la squadra ha fatto passi in avanti rispetto alla scorsa stagione. In più c’è il sorpasso al Milan, la conquista del quarto posto. E poi, certo, la suggestione. Siamo sicuri che nelle segrete stanze di Mozzate la parola scudetto sia circolata. E nemmeno tanto recentemente. Non un obiettivo, non un progetto ma un pazzo disegno di un gruppo ambizioso come nessuno.

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