Ludi a La Provincia: «Prossime mosse di mercato? Il meglio deve venire»
Intervista Il ds del Como racconta la cavalcata Champions e le strategie future: «Fabregas il migliore allenatore del mondo: vi spiego perché»
Lettura 5 min.In un rovente pomeriggio pre-estivo, seduti in Piazza Volta, eccoci seduti con Charlie Ludi, il direttore sportivo, architetto mentale di questo capolavoro. Una chiacchierata per mettere a fuoco quello che è stato e quello che sarà, noi ancora un po’ “suonati” per quello che è successo, la sbornia collettiva per la qualificazione in Champions, le feste. Dunque Charlie (ci consente la confidenza?), ci salvi lei. Ci dia la linea, chi siamo, dove andiamo, cosa facciamo. Abbiamo perso la bussola. E lui ne parla con quella serenità spaesante stampata in volto che deve essere il marchio di fabbrica di questa società, perché così parlano anche Suwarso e Fabregas, con la beatitudine dipinta in viso, di chi ti dà la mano davanti a un abisso, e ti dice “Vieni, non esitare, non avere paura: si può”.
Mister Ludi, divideremo l’intervista in due: concretezza (mercato) e sogni (emozioni). Pronti? Via. Che mercato farete?
Un mercato il linea con la mentalità di questa società. Ci siamo già riuniti, e non è cambiato nulla nella mentalità: mercato per migliorare. Se chiedete a Cesc, lui vuole vincere tutte le partite. Nessuno pensi che ci sarà qualche partita che prenderemo sotto gamba. Dalla Coppa Italia in poi, anzi dalla Como Cup in poi...
Ok, ma quanti giocatori prenderete?
Dipende. Se qualcuno andrà via, ad esempio, andrà sostituito, e poi allargheremo un po’ magari la rosa, ma non tanto. In alcuni ruoli avremo magari più di una alternativa. Però il 90% del minutaggio delle squadre che giocano le competizioni europee è disputato in campo da un gruppo di 17-18 giocatori. Rosa un po’ più larga, ma non tanto. Non ci servono dieci giocatori che non giocano mai.
Ancora con i giovani o prenderete qualche giocatore di esperienza?
Come sapete, il nostro modo di fare calcio e fare mercato è molto particolare. Abbiamo una squadra di “data” che si confronta con un pool di persone che valutano gli aspetti meno numerici e più empatici. Abbiamo staff che studiano il giocatore passo dopo passo, anche dal punto di vista psicologico, le sue reazioni in partita eccetera. Giovani, certo: abbiamo dimostrato che si può fare bene. Esperienza? Può essere. Ma abbiamo tre direttive fondamentali, dalle quali non ci discostiamo: il giocatore deve avere attitudine, fame di migliorare il suo status e adattabilità alla filosofia dell’allenatore. Ci muoviamo secondo questi cardini. E poi servono ragazzi di valore umano.
Quanto la Champions League potrebbe avere ripercussioni sulla stagione di campionato?
Può succedere, è capitato anche ad altri. Ma lavoreremo perché non succeda.
Ritiro quando?
Da metà luglio.
A Mozzate?
Sì, lavoreremo qui, sino alla Como Cup. Poi andremo in Inghilterra per due amichevoli.
Diego Carlos via?
Diego Carlos ha finito il suo contratto di prestito. Ma è il 27 maggio, ragazzi, prestissimo per definire le varie posizioni. Adesso qualche giorno di vacanza, per liberare la mente, poi parleremo con gli agenti.
La Champions quanto agevola il vostro mercato?
Ci dà la possibilità di immaginare che tutti i nostri big vogliano rimanere. Ci piacerebbe ripartire dalla spina dorsale di questa squadra. Credo che la Champions possa essere garanzia per tutti, anche magari di chi senza qualificazione in Europa avrebbe valutato altre possibilità. Per questo ci saranno meno movimenti rispetto, ad esempio, al mercato dopo la promozione.
Il Como ha avuto la coppia di centrocampo più forte d’Italia?
Io credo di sì, e credo anche possa essere una delle più forti in Europa.
Sergi Roberto, Moreno, Morata, chi per età, chi per rendimento potrebbe andare via?
Io dico che dopo le vacanze ci siederemo a un tavolo e parleremo.
Morata non è sbocciato.
Io dico che Morata era forse il più felice di tutti per la qualificazione e questo non è banale, perché è una risposta a chi dice che fosse intristito. Anche con lui parleremo serenamente.
Veniamo a Nico Paz.
E cosa vi devo dire di Nico Paz? Il pallino è nelle mani del Real. Dunque vedremo. Potremmo ricevere una Pec che ci informa della volontà di riscattare il giocatore, oppure un incontro per valutare il da farsi, come lo scorso anno. Noi speriamo nella seconda ipotesi.
Ma come la Champions può cambiare lo scenario?
Finché chiedete a me, io posso dirvi quello che penso io. Dovreste chiedere al Real. Io penso che se il Real avesse l’intenzione di lasciare il ragazzo qui, in un posto dove si trova benissimo, e con la possibilità di fare la Champions, beh avrebbe uno scenario interessante. Ma dipende da cosa pensano. La Champions potrebbe teoricamente arricchire i motivi per lasciarlo qui un anno, ma le variabili sono tante, a partire dal nuovo allenatore ancora non ufficializzato.
Qui Nico è felice?
Molto. Ma non si può nemmeno pretendere che un ragazzo nato nella cantera del Real, se arrivasse la chiamata, dicesse di no. Anche se a lui stesse bene restare un altro anno qui. Tanti fattori, aspettiamo.
Diao secondo lei è tornato al 100%?
Ha avuto una stagione travagliata, ma alla fine l’ho visto bene, l’ho visto reattivo.
C’è un giocatore che l’ha colpita particolarmente?
Ne potrei citare molti, tutti hanno fatto benissimo. Mi piace citare Smolcic per un motivo. Nessuno pensava che uno come lui potesse essere adatto al gioco di Fabregas. E invece, con l’applicazione e il lavoro, si è allineato alla grandissima. Anche l’anno scorso in campo si è sentito tanto.
Ha un po’ messo in ombra Vojvoda.
No, la realtà è che abbiamo cambiato un po’ il modo di giocare, l’assetto.
Baturina è rinato con il gol al Bologna? E’ stato lei a opporsi al trasferimento di gennaio?
Bella storia. Intanto l’episodio di gennaio spiega come sia allineata questa società. Ogni opportunità viene valutata senza pregiudizi. C’era una opportunità che andasse ma il presidente, io e Cesc abbiamo optato perché restasse qui. Il gol al Bologna? Se riguardate la partita, vedrete che sin dai primi palloni giocati, era un altro Martin. Dunque mi permetto di dire che non ha svoltato perché ha segnato con il Bologna, ma ha segnato con il Bologna perché quella settimana aveva svoltato. Meglio esterno? Per me lui può far bene in tante zone del campo.
Passiamo alla questione italiani.
Ok. Stiamo seguendo dei giocatori italiani, ma voglio dire una cosa: noi prenderemo dei giocatori italiani solo se troveremo le opportunità per mettere a disposizione di Cesc giocatori adatti al suo tipo di gioco. Non prenderemo italiani solo per la necessità di averli in rosa. Perché se non li avremo, se non troveremo quelli giusti, andremo con una rosa ridotta. Per il discorso di prima, del 90% del minutaggio fatto dai 17-18 giocatori.
Passiamo alla fase emozionale. Cosa ha visto lunedì sera dal pullman?
Una serata eccezionale. Fabregas sarà abituato, ne avrà fatte 10, ma per me era la prima volta. Me la sono goduta proprio istante per istante. Passare vicino alle case, non in uno spazio aperto, ha reso la cosa più affascinante. Quanti bambini, bellissimo. E poi l’ingresso in Piazza Cavour, l’esplosione di affetto.
Con il microfono in mano lei ha detto: il meglio deve ancora venire. Che significa?
Significa che dal primo momento in cui sono stato in questa società, ho visto sempre, anno dopo anno, lo stesso atteggiamento: lavorare per migliorare, riuscendoci, e anche adesso che siamo in Champions, non ho visto cambiare l’atteggiamento. Dunque continueremo a migliorare. Ricordandoci che siamo il Como, non l’Inter o il Milan, non avremo mai il loro monte ingaggi. Vincere un Trofeo? Il sogno c’è, in ognuno di noi.
La partita perfetta?
Mmmm (ci pensa). Intanto mi è capitato alcune volte di dire: questa non è una cosa normale. Abbiamo vinto partite con largo punteggio in una serie A dove spesso le partite sono risolte da un gol. Ma se devo citare una partita, dico Torino con la Juve. A un certo punto del secondo tempo mi sono guardato in giro come per rendermi conto se fosse tutto vero. Stavamo dominando con sicurezza, contro una Juventus ferita dalla partita con l’Inter e il caso Batoni, in un ambiente elettrico e una squadra in buono stato, come avevamo visto nella partita con il Galatasaray. Davvero notevole.
Ci parla un po’ di Fabregas?
Eh, potrei scrivere un libro sul nostro mister...
Qualcosa che non ha mai detto.
Cesc credo che sia il migliore allenatore del mondo. Se c’è uno migliore, fatemelo vedere, non immagino come possa essere. Come gioca lo vedete tutti, come comunica anche, quello che non vedete è un altro aspetto: la capacità di ascoltare le persone di cui si fida, confrontare le opinioni di tutti e poi scegliere la via che secondo lui è la migliore. Azzeccando sempre la scelta. Questa è un attitudine davvero speciale.
Quando l’ha vista?
Dopo alcune sconfitte per lui dolorose più di quanto si pensi, tipo Cremona due anni fa e Sassuolo quest’anno. Ha avuto la capacità di ripartire con una determinazione incredibile, scegliendo sempre l’atteggiamento giusto nei confronti dei giocatori. Sono stati due episodi che non dimenticherò mai. Abbiamo qui il numero 1, davvero.
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