Quell’abbraccio tra Papaccioli e Fabregas. Simbolo della famiglia Como
L’episodio Una scena commovente che resterà fissa nei ricordi dell’impresa del Como a Lens
Como.
Tutto in quell’abbraccio. In quella corsa liberatoria per un gol che sembra essere annullato e che alla fine risulta regolare. Prima l’esultanza sotto la curva, poi la galoppata verso la panchina, dove ad aspettarlo a braccia aperte, con un sorriso che trasuda orgoglio, c’è l’uomo che gli ha dato fiducia pronto a festeggiarlo.
Se c’è una scena che resterà fissa nei ricordi dell’impresa del Como a Lens, c’è sicuramente l’abbraccio tra Papaccioli e Fabregas. Una manifestazione d’affetto che ci è sembrato simile a quello di un figlio che corre a ringraziare il padre per avergli regalato un sogno. Emozioni, adrenalina, lacrime. Perché è così, inutile girarci intorno. Quando Cesc nelle sue conferenze parla dei suoi ragazzi come di una famiglia, non sta bleffando. Sta semplicemente rivelando il segreto di un gruppo pronto a spendersi l’uno per l’altro, senza smancerie o inutili capricci.
Ci ha ricordato l’esaltazione che in questi giorni vede protagonista Kimi Antonelli. Stiamo parlando di ragazzi semplici, giovanissimi, ancora impegnati tra i banchi di scuola, capaci di raggiungere traguardi impensabili per la loro età
Vedere Papaccioli portato a trionfo ci ha ricordato l’esaltazione che in questi giorni vede protagonista Kimi Antonelli. Stiamo parlando di ragazzi semplici, giovanissimi, ancora impegnati tra i banchi di scuola, capaci di raggiungere traguardi impensabili per la loro età. Storie che ci fanno dire: “Ma io, a diciott’anni, dov’ero?”.
E pensare che lo scorso gennaio, durante una partita di campionato contro il Vicenza, Papaccioli si era procurato la rottura del crociato. Ma il ragazzo non ha mollato, la società lo ha accudito. C’è chi giura che dallo staff medico del Como gli abbiano detto: «Ti cureremo come se fossi Nico Paz». E noi ci vogliamo credere. Vogliamo credere che quell’idea di famiglia che il Como è riuscita a creare non sia la solita storiella smielata e carica di retorica. Ce lo raccontano i fatti, non le parole. Corri Matteo, corri! C’è un signore che si chiama Fabregas che ti aspetta a braccia aperte.
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