Suwarso: «Stadio nuovo? Sì, entro il 2027. Vi spiego i segreti della nostra crescita»

L’intervista Il presidente del Como: «Vorrei offrire pacchetti turistici e sportivi a tutti i club del campionato»

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Como

Zitti tutti, parla il presidente. E non potrebbe essere altrimenti. Perchè ogni volta che Mirwan Suwarso rilascia un’intervista, riesce sempre ad offrire spunti per guardare al progetto del Como sotto nuove prospettive. In una lunga chiacchierata per il canale Youtube di “Business of Sport”, il presidente lariano ha raccontato nel dettaglio i motivi che hanno portato il Como dalla bancarotta alla Champions League nel giro di nove anni. Dalle strategie di mercato all’eccellenza manageriale di Fabregas, passando per la volontà di creare un brand valido anche per altre squadre e arrivando ai rapporti con la Uefa. Vi proponiamo qui le parti più interessanti dell’intervista. Andiamo.

La crescita del Como

«Abbiamo cercato un modo per sostenerci in un ambiente così limitato. E ci siamo resi conto che essere una squadra di calcio non ci bastava. Con il club in serie B, abbiamo cambiato rotta e spinto sul fattore del turismo. In quel momento non aveva senso portare avanti una narrazione sui giocatori e allora ci siamo detti: “Va bene, parliamo di quanto sia bello questo posto”. Il Lago di Como era più conosciuto della squadra, per questo abbiamo iniziato a vendere più prodotti Lake Como che prodotti Como football. Ha funzionato e ora si parla di noi».

Bellezza del gioco

«Quando ci siamo resi conto che volevamo diventare una meta di turismo sportivo, abbiamo capito che il nostro calcio doveva essere all’altezza di un luogo unico come Como. Allora abbiamo cambiato mentalità. Inizialmente giocavamo con un blocco molto basso, una sorta di catenaccio italiano. Ma volevamo essere diversi ed è stato allora che abbiamo ascoltato le idee di Fabregas su come giocare un calcio più divertente. Cesc in questo è stato fondamentale. Oggi puntiamo su un calcio attraente, al di là di vittoria o sconfitta. Vogliamo essere i Lakers del calcio italiano».

Obiettivi e ambizioni

«Al primo anno di Serie A abbiamo scalato diverse posizioni in classifica. Eravamo quindicesimi e nelle ultime dieci giornate abbiamo recuperato chiudendo al decimo posto. Poi, prima della seconda stagione, sapevamo che cambiando alcune cose avremmo potuto puntare ancora più in alto. Ma abbiamo fatto meglio del nostro obiettivo. Puntavamo al settimo o sesto posto e alla fine siamo arrivati quarti».

Champions

«Sappiamo che ci aspetta un’annata molto difficile. Punteremo ad avere continuità in tutte e tre le competizioni e per questo la rosa deve essere forte. La Champions ti dà una sola occasione: one shot».

Sorteggi

«Spero di pescare il Real Madrid, in casa. Sarebbe epico guardare quella partita ripensando a quando eravamo in serie D con 200 spettatori. In trasferta invece mi affascina Barcellona».

Stadio e costi

«Siamo impegnati con i lavori di ristrutturazione per poter partecipare alla Champions a settembre. Anche quando siamo saliti in Serie A dovevamo adeguarci con lo stadio e lo abbiamo fatto, passando da 7mila posti a 12mila. Ora lo stiamo facendo di nuovo per le normative Uefa. L’obiettivo in futuro è avere uno stadio più bello perché quello attuale è molto vecchio, risale al 1927 e non è stato ristrutturato molto negli anni passati. Vogliamo essere creativi, abbiamo presentato la richiesta di autorizzazione per costruire un nuovo stadio e fin qui sembra andare tutto bene. Possiamo iniziare a costruire entro il 2027».

Costi

«Costerà circa 64 milioni. Ci siamo prefissati questo budget. Un investimento che punterà sulla capienza, ma non in modo esagerato. Como ha solo 85mila abitanti, quindi se riuscissimo ad arrivare a 15mila posti saremmo già entusiasti. Quando sono arrivato i turisti qui erano 1,9 milioni e oggi sono 5,6 milioni. La città è cresciuta tantissimo in termini di turismo. Sul lungolago vorrei creare sei ristorante e un bar sul tetto. Potenzialmente, solo quello può fruttare 25 milioni all’anno, oltre a tutti gli introiti delle partite, ovviamente. Quindi, mi va bene lo stadio piccolo ma con un’atmosfera da boutique».

Benefici alla città

«La prima cosa che ci siamo chiesti sulla questione stadio è stata: ma la città lo vuole? Ma soprattutto: in che modo potrà portare benefici alla gente di Como? Abbiamo pensato a un centro sanitario comunitario oppure ad affitti economici per le attività commerciali, visto che la città è diventata molto costosa a causa del turismo. Creare una situazione in cui le persone pensano che la nostra presenza sia utile. Vogliamo essere parte di questa comunità».

Como è limitato dal contesto?

«Se aiutiamo anche altri club a crescere, il nostro mercato diventa più grande. Abbiamo una piattaforma multimediale che si chiama “Destination Culture” che parla di calcio, stile di vita, viaggi. È gestita da decine di persone che abbiamo scelto per farla funzionare. E la prossima evoluzione è proprio quella di integrarla con tutta la Serie A. Il mio obiettivo è quello di offrire pacchetti turistici e sportivi a tutti i club del campionato, non solo a Como. Ad esempio, Verona, una città magnifica e con una grande storia. Anche lì può funzionare il modello Como e si unisce al progetto Curva, un marchio di moda ispirato alla cultura calcistica. Prendo sempre ad esempio la metafora di Disneyland, ma è così: vogliamo essere come Disney».

Rapporti con i club

«I media parlano di competizioni con altri club per trattative di mercato. Per un giocatore britannico ho chiamato il presidente di una squadra e gli ho detto: “Tranquilli, se lo state già trattando voi ci tiriamo indietro. Ma se poi lo comprate, datecene uno dei vostri”. E lui ha risposto: “Grazie della chiamata, apprezzo molto.”. Insomma, per me questo tipo di rapporto è vantaggioso per tutti. Se i club sono aperti a comunicare, tutti possiamo crescere Nel calcio nessuno fa così? E perché no? Le persone accolgono davvero bene questo atteggiamento. Settimana prossima sarò a pranzo con il presidente di un altro club per iniziare a gestire il loro marchio di abbigliamento. Io penso sempre: come possiamo aiutarci a vicenda?».

Fair Play finanziario

«Abbiamo speso somme importanti ma crediamo di riuscire a pareggiare i conti entro la fine della prossima stagione. Non avremo bisogno di aumenti di capitale. Ora siamo fuori dai paletti del Fair Play finanziario. Ci siamo incontrati con la Uefa e ne abbiamo parlato. Non abbiamo precedenti e siamo in una fase di crescita. Ho detto loro di non esitare, che la nostra intenzione è quella di diventare buoni membri dell’associazione ed essere un club modello anche sotto questo punto di vista. È una normale prassi aziendale, non vogliamo negoziare».

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