Un ex comasco con Ronaldinho. Solini: «Adesso magari nel Ravenna gli faccio un assist»
Calcio Il difensore con un passato lariano sarà compagno di squadra dell’asso brasiliano che giocherà in serie C
Lettura 2 min.In tanti si ricorderanno di Matteo Solini, difensore centrale a Como tra il 2019 e il 2024, che ha dato il suo contributo per la scalata dalla C alla A. Oggi, a 33 anni, milita in serie C nel Ravenna, in un momento storico per il club. I “Leoni” di Romagna infatti nella giornata di ieri hanno ufficializzato la notizia che circola già da qualche settimana nel mondo sportivo, vale a dire il tesseramento di Ronaldinho.
A 46 anni, il fantasista brasiliano tornerà ad allacciarsi gli scarpini, dopo aver incantato il grande calcio internazionale e aver vinto il massimo riconoscimento per un calciatore professionista: il Pallone d’oro, nel 2005. Data l’eccezionalità dell’evento, abbiamo contattato Matteo Solini, per capire la sua reazione.
Solini, basta fare il nome: Ronaldinho.
Sì, una notizia che ci ha colto di sorpresa. Sapevamo della sua amicizia con il presidente, ma non avremmo mai immaginato il tesseramento. Pensare che uno come lui possa tornare a mettersi gli scarpini... ma anche solo vederlo con la maglietta del Ravenna fa impressione.
Solo marketing o davvero potrà giocare?
Sicuramente associare un nome così al Ravenna porterà visibilità al club e al progetto. Di preciso non sappiamo nulla e ci saranno degli annunci in questi giorni. In spogliatoio ne parliamo... se dovesse anche solo fare un’apparizione o qualche minuto ci sarebbe da imparare. Casualità, nei mesi scorsi parlando con i compagni dicevo che quando mi compaiono sui social i reel delle giocate di Ronaldinho mi fermo sempre a guardarli. Ora avere la possibilità di vederlo dal vicino fa effetto.
Cinque anni al Como. Che ricordi hai?
Como è una seconda casa. Ho passato anni stupendi in cui ho conosciuto ragazzi straordinari. Con alcuni ex compagni mi sento ancora... Facchin, Iovine, Gatto, che oggi sono nello staff. Ma anche Bellemo, Cerri e Gabrielloni. Con alcuni ci abbiamo scherzato su per la notizia di Ronaldinho... mi hanno scritto “Preparati con i passaggi filtranti a Dinho”.
Hai contribuito alla scalata dalla C alla A...
Sì, sono stati anni importantissimi per noi, si respirava aria di famiglia, abbiamo dato tutto per le ambizioni che c’erano e lo spirito che c’è ancora oggi. Seguo sempre il Como, sono informato e la Champions è la ciliegina per il lavoro fatto in questi anni. Sono felice di aver contribuito anche io in questa direzione.
Hai avuto modo di conoscere Fabregas, prima come calciatore, poi come allenatore.
Come compagno era stata un’emozione averlo a fianco. Era già un allenatore in campo, con un’intelligenza calcistica da fuoriclasse. Poi l’ho ritrovato qualche mese dopo in panchina e tutti abbiamo capito subito che era un predestinato. Manicale nei dettagli e con idee credibili e moderne.
Lo hai più risentito?
Ci siamo rivisti l’anno scorso quando ero a Mantova e abbiamo sfidato il Como in amichevole. A Mozzate ho ritrovato tante persone dello staff e anche con lui ci siamo salutati. Cesc è sempre stata una persona molto attenta ai rapporti umani.
Ma questo Como può puntare ancora più in alto di così?
Non ne sarei sorpreso. Nei miei cinque anni l’asticella si è sempre alzata, con risultati raggiunti in anticipo. Non è facile fare meglio di così, ma con Cesc e quello che si sta creando anche come base di giocatori, i tifosi secondo me possono sognare.
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