La sfida dei giochisti: Cesc contro Gasp, generazioni a confronto
Testa a testa Due allenatori simili sotto diversi punti di vista: caratteri non facili e un calcio spettacolo. Entrambi sono esempi di una mentalità offensiva, ma in modo diverso. La loro identità sempre riconoscibile
Lettura 2 min.Como
Parliamoci chiaro, quella tra Como e Roma non è una partita come le altre. Per il valore delle due squadre, per il loro percorso nel loro recente passato, per ciò che rappresentano per il panorama italiano (e non solo). E per i due allenatori. Perché sì, bisogna ammetterlo: sarà anche la sfida tra Cesc Fabregas e Gian Piero Gasperini.
Età diverse, stessa stima
La storia che lega i due tecnici può essere divisa e raccontata in due prospettive. La prima, la più superficiale. Si affrontano l’allenatore più vecchio e il più giovane (grazie all’addio di Carlos Cuesta al Parma). I 68 anni del romanista contro i 39 del comasco. Ma se è vero che di scontro generazionale si tratta (le carte d’identità non mentono), è anche vero che entrambi a loro modo hanno portato innovazione. “L’anziano” Gasperini compreso. Altra “superficialità”: il ridurre il loro confronto agli accesi scambi dialettici, spesso anche diretti ed espliciti, avuti. Non sono mancati, certo. Iniziati nel 2024 nei giorni di Atalanta-Como e continuati soprattutto con il passaggio di Gasp in giallorosso, raggiungendo l’apice in quel mancato saluto di Gasperini a Fabregas lo scorso marzo.
Al contempo, però, è altrettanto certa e chiara la stima professionale che lega i due allenatori e il riconoscere l’importanza e la serietà del lavoro altrui. Lo dimostrano, tra le altre cose, le ultime dichiarazioni. «Per me quello che fa lui è incredibile. Se mi vede sbagliare in qualcosa, preferisco che venga a dirmelo dopo la partita e mi dica. Ascolto e imparo», il commento di Fabregas durante il Festival di Trento. Parole a cui sono seguiti gli apprezzamenti di Gasperini: «Chi segue il calcio apprezza l’evoluzione del Como di Fabregas. Non è solo figlia di investimenti di una proprietà facoltosa ma anche della qualità del gioco che esprimono. È tra le migliori del campionato».
Una mentalità offensiva, anche se in modo differente
E poi c’è, soprattutto, la seconda prospettiva. Ed è quella che racconta il lavoro e il percorso tracciato dai due allenatori, oltre i dati anagrafici e i possibili screzi. Partiamo da una differenza: il campo. Entrambi sono esempi di una mentalità offensiva, ma in modo diverso. Fabregas ricerca il possesso, la bellezza, le superiorità posizionali, i giocatori che entrano dentro il campo, la costruzione dal basso. Gasperini, invece, predilige la difesa a 3, una pressione uomo su uomo e concentra la sua attenzione sugli esterni. Nella loro diversità, però, sono simili.
Simili perché sono due innovatori. Lo è stato (e continua a esserlo) il romanista quando anni fa con il Genoa e l’Atalanta offrì all’Italia e all’Europa una filosofia coraggiosa, a tratti sfrontata, con quel pressing a tutto campo. Lo è stato poi Cesc, capace con personalità e sicurezza di portare come nessun altro quello stile fatto di trame di gioco e bellezza. Il risultato e la vittoria? Delle conseguenze.
Un’eresia per i dogmi italiani. E poi c’è il loro essere allenatori. Non semplici tecnici, ma manager al centro del progetto, autorevoli nel poter e voler prendere decisioni su molteplici aspetti, a partire dai giocatori. Già, i giocatori. Spesso, non semplicemente calciatori da acquistare, ma da coltivare e costruire. E, altro aspetto, l’identità. Pochi come loro sono in grado di dare un’identità alla loro squadra. Una filosofia precisa in cui credono e a cui non rinunciano. Degli innovatori integralisti con principi e visione che hanno sconvolto le gerarchie. Entrambi nei loro club hanno segnato con il loro arrivo un prima e un dopo. E continueranno a farlo. Perché sono fatti così. Cesc e Gasp, due rivoluzionari (in)contro.
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