Como, c’è sosta per te. Gol sbagliati, gol presi: ecco dove migliorare

Analisi La difesa ha tre uomini nuovi su quattro e va assestata, e poi c’è il tema degli sprechi in attacco. Un occhio alla condizione fisica, la squadra a Frosinone è sembrata patire un po’ le alte temperature

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Como

Siamo un po’ tutti rimbambiti, rintronati, rincitrulliti o semplicemente persi nell’iperspazio. A caccia di un senso e soprattutto di una “dimensione” della sconfitta del Como a Frosinone. Non è facile. Essere arrabbiati per aver mancato l’appuntamento con la vetta in Serie A, è logico ma sa anche di disquisizione se sia meglio in Dom Perignon o il Veuve Cliquot. Nella modalità «ricordati che devi morire», alla maniera di Troisi («mo’ me lo segno»), va incassato il fastidio per una sconfitta contro un’avversaria con cui il Como avrebbe potuto e dovuto dire la sua, ma con la serenità del famoso “grasso che cola”. La difficoltà di giudizio arriva dalla domanda di chi, alla fine, siamo noi. La big che doveva dire all’onesta provinciale «fatti più in là»? O la provinciale, magari nobile, extralarge, ma pur sempre provinciale e dunque inesperta di appuntamenti insidiosi dove si può anche sbandare? Ecco. Una sbandata: questa è stata Frosinone per Como. Come il pilota che inanella giri record, ma poi mette le ruote nella sabbia oltre il cordolo, per eccesso di foga.

Le tre chiavi di lettura

Difficile valutare, davvero, la sconfitta di Frosinone. Abbiamo individuato tre chiavi di lettura. Tutte e tre da cucinare durante la sosta lunga che aspetta il Como, tre settimane di lavoro che ci hanno tra l’altro permesso di giocare sul titolo di questo pezzo.

1.Questa società ama i dati e dunque si fiderà ciecamente del dato (definito: da record) di 27 tiri fatti domenica verso la porta, senza segnare. Un dato simile a Como-Atalanta dello sorso anno, altra partita di sprechi. Avremmo potuto archiviare il dato come un caso, ma sono le parole di Fabregas dopo Como-Parma ad averci fatto accendere la spia sul cruscotto: «Non si può creare tanto e realizzare così poco». La cosa si è ripetuta a Frosinone e stavolta è stato un dato letale. Perché succede? A volte sembra che la squadra sia presuntuosa nell’ultima soluzione. Crea tanto, anche in una sconfitta come quella di domenica, ma non tramuta in gol le occasioni. Stavolta c’è stato il Palmisani-Buffon, ma il tema è da attenzionare. Magari ricordando che a due metri dalla porta si può essere meno leziosi e più concreti.

2. La questione del clean sheet. Il Como era recordteam di porta inviolata lo scorso anno. Quest’anno la squadra ha preso gol a ogni partita, anche quando era in controllo. Perché? Nell’ultima conferenza stampa Fabregas ha detto: «Normale, siamo tre nuovi su quattro dietro, ovvio che ci sia qualcosa a registrare». Ma qualcosa non torna.Lo scorso anno si disse che i clean sheet, non arrivavano perché avevamo Facchetti, Baresi, Scirea e Maldini dietro, ma perché il Como era abile a fare possesso diminuendo così le occasioni altrui. Quest’anno dietro sono arrivati giocatori più forti. Dunque? Uno dei temi è, ovvio, la tendenza a far salire in maniera esagerata gli esterni bassi che poi non coprono adeguatamente. In questo la sosta aiuterà a capire (Couto e Kaiki restano a Mozzate, per fortuna).

3. La condizione fisica. E’ opinione comune che a Frosinone il Como abbia sofferto il caldo. Non solo nostra. La quadra sembrava non avere la necessaria brillantezza nell’esecuzione, quella velocità che ha sempre fatto la differenza specie in questo inizio di campionato. Su questo sospendiamo il giudizio,poco ottimisti sul fatto che la sosta possa far recuperare energie, visto che qualcuno degli opachi (Paz, Baturina, Douvikas) saranno in Nazionale. Però lo staff azzurro ha qualità per rimettere le cose a posto. Buona sosta.

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