Como Cup: si va avanti. La festa del Lens e il dubbio sugli orari

Bilancio. La finalina del Comoalle ore 18ha toltopossibili spettatori

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N. Nen.

Como

E’ andata in archivio la seconda edizione della Como Cup. Con una premiazione del Lens stile Champions League, baldacchino montato in mezzo al campo, esplosione di fumogeni e stelle filanti, la coppa consegnata dal presidente Mirwan Suwarso e da Rhuigi Villasenor, stilista della società.

Una edizione diversa dalla prima e non solo perché questa volta non ha vinto il Como. Intanto c’è stata una minore partecipazione di pubblico straniero. Lo scorso anno l’accesa rivalità tra Ajax e Celtic aveva portato a Como gruppi numerosi di tifosi delle due squadre, mentre quest’anno c’erano meno presenze a sostegno delle squadre partecipanti. Una rappresentanza colorata e rumorosa del Lens, una ventina di tifosi del Famalicao, altrettanti e silenziosi tifosi del Crystal Palace, praticamente nessuno per Villarreal e Alula. La Questura ha tirato un sospiro di sollievo, un anno fa era lì a dividere le fazioni scozzesi e olandesi. Però allo stadio c’è stata meno festa. E poi la questione della finalina fissata alle 18, cui ha partecipato il Como, dunque in un orario scomodo per chi lavorava. Mercoledì con le due partite del Como in orario serale, allo stadio c’era invece un bel pubblico. Contenti invece gli organizzatori della cittadella in Piazza Cavour che hanno registrato migliaia di ingressi. Tra le curiosità, c’è stata quella della costruzione di due stanzoni di spogliatoio in mezzo a via Sinigaglia, che hanno fatto da chicane al transito delle vetture per cinque giorni. Così da gestire al meglio la contemporanea presenza di tre squadre per le prime due serate e di quattro il venerdì nel giorno della finale per il terzo e quinto posto.

Le partite sono state commentate dallo speaker solo in inglese ma la cosa non si ripeterà in campionato mentre in Champions ci sarà la doppia voce, italiana e inglese.

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