Il Como vale doppio. Squadra senza titolari e riserve: ecco perché
ANALISI La rosa è stata migliorata in termini qualitativi: nessuno ormai è sicuro del posto nell’undici iniziale. Fabregas chiamato a gestire il gruppo con tante soluzioni. A contare saranno caratteristiche e disciplina
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Facciamo le pulci alle dichiarazioni di Fabregas. Quali? Quelle in cui afferma, ogni volta che viene interpellato su un singolo giocatore, che al Como non esistono titolari e riserve. Per Cesc non c’è una squadra A e una squadra B. Non ci sono protagonisti e comprimari. Tutti sono importanti, ma non in senso retorico eh. Perché tutti possono essere potenzialmente impiegati in campo.
Il sogno del tecnico spagnolo – questo lo ha dichiarato nell’ultima conferenza stampa – è quello di arrivare a una situazione in cui può permettersi di cambiare qualsiasi interprete nell’undici iniziale o a partita in corso mantenendo sempre lo stesso equilibrio, la stessa identità, la stessa fame che oggi ha reso il Como un marchio registrato facile da riconoscere. Ebbene, ammesso che l’obiettivo di Fabregas sia davvero questo, ci sono almeno tre elementi che possono far bene sperare, e che vanno tutti nella direzione indicata dal tecnico. Vediamoli.
Competitività
Al Como è aumentata incredibilmente la competitività in ogni reparto, e questo è sicuramente un elemento che agevola nel gruppo quella voglia di dimostrare, settimana dopo settimana, per rientrare nelle scelte di formazione. Esempi utili: mettetevi nei panni di un Douvikas. Lo scorso anno doveva giocarsi il posto con un Morata in condizioni mai ottimali, per usare un eufemismo. Oggi invece Tasos dovrà vedersela con Kean, ed entrambi potenzialmente possono essere dei titolari in questo Como.
Lo stesso vale nelle altre zone di campo. Sulla trequarti ci sono Liberali e Jesus che scalpitano per un posto a discapito di Paz, Baturina e Diao, in attesa del rientro di Addai. A centrocampo né Da Cunha né Perrone sono sicuri del posto con Milla, Caqueret e Ricci. Nelle retrovie, ci sono coppie di terzini tutti potenzialmente titolari: Couto e Smolcic a destra, Valle e Kaiki a sinistra. Ramon e Chalobah invece faranno staffetta con Kempf, prima scelta lo scorso anno, e il nuovo acquisto Kambwala. E occhio, perché nemmeno Butez può essere sicuro del posto con l’arrivo di Sanchez. Insomma, il Como grazie al mercato ha alzato considerevolmente il livello e può vantare davvero due squadre potenzialmente titolari.
Credibilità e disciplina
Per poter gestire un gruppo così ricco di talento, è fondamentale che la guida tecnica trasmetta credibilità. Ci sono ottimi allenatori che conoscono perfettamente la tattica, gli schemi, gli allenamenti e il piano gara. Ma se non risultano credibili al gruppo squadra c’è poco da fare, i risultati non arriveranno. Cesc in questi anni ha dimostrato non solo di essere credibile in termini di filosofia di gioco, ma anche per quanto riguarda il trattamento sempre uguale riservato ai suoi giocatori.
Fabregas non guarda in faccia a nessuno: gioca chi dimostra fame, voglia di essere decisivo, chi si allena bene ed è disposto ad accettare quelle regole che hanno reso il Como una famiglia. Da lì dipendono le sue scelte. E allora ecco perché non ci sono titolari o riserve. Perché la qualità da sola non basta. Lo sa bene Nico Paz, che lo scorso anno è arrivato con due minuti di ritardo alla riunione tecnica prima di Como-Lecce ed è stato messo in panchina. La disciplina è un criterio importante nelle scelte dell’allenatore.
Numero di partite
Non esistono titolari o riserve anche perché, con un numero così elevato di partite, il Como si trova quasi costretto a dover optare per continui ricambi di formazione per evitare cali fisici.
Dopo la partita contro il Napoli Fabregas ha spiegato: «Gestiremo il gruppo diversamente, rinfrescando la squadra con tanti cambi, dati i diversi impegni. A volte sceglierò guardando la persona, altre volte guardando le caratteristiche del giocatore». L’ennesima conferma per convincersi che indovinare la formazione quest’anno sarà complesso. Niente titolari e niente riserve. La garanzia di qualità è lo stemma sulla maglia.
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