Como, cose da Paz: 4-1 al Manchester

La serata Mamma mia, ci vien da piangere. Scusate se ci ripetiamo, ma è l’unica cosa da fare: cose da Paz. Cose da pazzi, grazie (anche) a Nico Paz. Sarà anche un Manchester scalcagnato, ma battere lo United 4-1 in una serata di Champions (non in una amichevole estiva), è il momento più alto della storia del Como. Indiscutibilmente. Da brividi

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Mamma mia, ci vien da piangere. Scusate se ci ripetiamo, ma è l’unica cosa da fare: cose da paz. Cose da pazzi, grazie (anche) a Nico Paz. Sarà anche un Manchester scalcagnato, ma battere lo United 4-1 in una serata di Champions (non in una amichevole estiva), è il momento più alto della storia del Como. Indiscutibilmente. Da brividi. A un certo punto lo stadio è stato toccato da una scossa elettrica, la gente ha cominciato a cantare tutta, la curva a ballare sui soliti ritmi, i distinti e la tribuna a ripetere ossessivamente il nome di Paz e di Fabregas, in un delirio che significava però consapevolezza del momento che stiamo vivendo.

Il Como ha giocato sicuramente un delle migliori partite della gestione Fabregas, forse la migliore. Ha annichilito gli inglesi (che avevano gente come Fernandes e Maguire, non mimì e cocò) con il gioco, in una prestazione pazzesca dove la palla, come per magia, rimaneva incollata sempre ai piedi dei giocatori del Como. Dove, come toccati da una bacchetta magica, i giocatori tutti riuscivano a indirizzare la palla dove volevano, nonostante il terreno bagnatissimo, riuscendo in veroniche, cambi di gioco, finezze, che già sono difficili da vedere sul terreno asciutto. Se vogliamo scendere sul piano tattico (che di fronte a questa prestazione monstre, è quasi un vezzo inutile), la novità è stata Da Cunha come esterno destro offensivo. Certo, lui l’esterno lo faceva già un paio di anni fa, prima di essere retrocesso da Fabregas in regìa. Ma, comunque, tutti si aspettavano Liberali, oppure (vista la formazione) un 4-3-2-1 con un centrocampo a tre Milla-Perrone-Da Cunha. No. Il capitano ha fatto l’ala con una qualità pazzesca. E ha dato l’assist per il primo gol di Paz, un capolavoro di classe, una palla a giro nell’angolo alto, quando erano passati solo 2’ di partita. Ecco: Paz. Tornato ai livelli mostruosi, classe, assist, gol (doppietta), veroniche, giravolte, guarda in su, guarda in giù, dai un bacio a chi vuoi tu.

Ripresa, dopo 4’, un passaggio filtrante, uno dei suoi che non si vedeva da un po’, che imbecca Douvikas, preciso a chiudere in gol. Due a zero nel tripudio di un Como Miniartextil: mini, perché fatto di trottolini non giganti; art, perché questo gioco è arte; e stil, lo stile di Fabregas.

E il Como montava come la panna, veniva giù da tutte le partite, e così il 3-0, una incursione, come la lama calda nel burro, di Paz nella difesa inglese e conclusione precisa nell’angolo. E poi il 4-0, una capocciata di Ramon in proiezione offensiva. Del gol del Manchester non si è accorto nessuno. Anzi sì, perché lo ha segnato Zirkzee, uno che pochi mesi fa era l’obiettivo di mercato delle big di serie A. Sono entrati nel frattempo Kaiki, Ricci, Caqueret, Smolcic e persino Dossena, al debutto Champions.

Fabregas prima del fischio finale ha chiamato l’applauso della folla, la gratificazione, ma negli spogliatoi ha cercato (inutilmente) di tirare il freno a mano. «Dobbiamo restare umili». Nessun dubbio che lo faranno. Ma fuori dallo stadio si è sentito più di qualche clacson: la gente, ora, chi la tiene più? Il Como resta la squadra italiana più avanti in classifica di Champions, e adesso sogna almeno i playoff. Non svegliateci.

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