E piazza Volta diventa la curva
La notte Il salotto di Como tra fumogeni, bandieroni e forti botti. In più di 300 a Mozzate ad aspettare la squadra, che non è arrivata
Lettura 2 min.Como
La task force scatta alle 22.50. Quando finisce Milan-Cagliari. La certezza che il miracolo si è avverato. È il racconto della notte di Como in Champions League. Tra molta incertezza, perché in caso di non qualificazione forse in molti sarebbero tornati a casa. Qualcuno, certo, sarebbe andato comunque in pazza a celebrare l’Europa.
Ma stando così le cose, saltati i tappi di champagne, la domanda che corre veloce su telefonini, da un covo del tifo all’altro, è una sola: «Cosa facciamo?». Due le ipotesi: andare in centro, oppure andare tutti a Mozzate ad aspettare la squadra. Vince subito la prima ipotesi, perché la squadra partirà da Cremona a mezzanotte e oltre, e stare a Mozzate sino alle due è meno significativo. Dunque, dopo un coordinamento tra le varie anime del tifo, l’appuntamento è in piazza Volta. Forse per la prima volta epicentro di un festeggiamento del tifo azzurro: in passato erano stati piazza Cavour e i giardini dello stadio, la sede prescelta. Stavolta si punta al salotto di Como. In breve migliaia di persone sono lì, la piazza piena, la folla vociante sotto il Monumento di Volta, sul quale si arrampica il lanciacori con il megafono per farsi seguire.
L’atmosfera
E i più periferici, in piedi sulle panchine dei vari esercizi, il Crudo il più affollato, andirivieni di birre, dorsi nudi, maglie del Como, sciarpe. E abbracci, pacche sulle spalle, brindisi. Ma soprattutto la piazza che diventa una curva: i bandieroni dei gruppi a sventolare incessantemente illuminati in una specie di visione da girone dantesco, dalle torce, dai luminosi, dai fumogeni che si accendono a ripetizione, e anche dai potenti botti che ogni tanto vengono fatti scoppiare.
Cori di osanna, “Pulenta e galena fregia”, “Oh comasco dal cuore ubriaco”, “Ricordo quando ero piccolino”, tutto il corollario dei cori, scaletta piena, compresi gli sfottò, agli interisti «pezzi di m...», ai varesotti. Intorno un brulicare di storie curiose. La foto della serata è il tifoso che indossa la maglia del Cagliari come ringraziamento per aver battuto il Milan e aver lanciato il Como in Champions. Poi, i gruppi di turisti stranieri che si uniscono ai cori o ne cantano per i fatti loro «Como, Como», qualcuno con una sciarpa recuperata chissà dove. Lo racconteranno quando torneranno a casa.
Tutti lì ad abbracciarsi e a sudare con una speranza, un sogno: che la squadra, nel ritorno di Cremona, decida di arrivare in Piazza Volta per unirsi alla festa, come logico che sia, in un posto normale, in una festa normale, in un anno normale, di un successo normale. Invece siamo nell’era dei divieti e delle complicazioni.
Così, la partita della storia, già vissuta senza tifosi in trasferta, non si è ben capito nemmeno il perché, resta senza l’abbraccio. La squadra partita da Cremona sembra intenzionata ad arrivare, ma poi timori per l’ordine pubblico vietano alla comitiva di planare su Como. La gente va avanti a festeggiare per i fatti suoi, più di qualche faccia delusa («Ecco siamo a Como, sempre speciali»), poi verso la una e mezza comincia il deflusso anche se gli irriducibili andranno a avanti a lungo.
L’idea
Poi l’idea: andiamo a Mozzate. Già il tam tam dice che la squadra arriverà lì. E alle due, davanti al cancello di ingresso del centro sportivo ci sono 3-400 persone, chi arrivato da piazza Volta, chi arrivato direttamente lì. Ma verso le due e mezza, si fa largo un’altra notizia: la squadra ha deciso di fermarsi a Milano a festeggiare. Tutti all’Hollywood a ballare.
E allora la gente piano piano abbandona l’area, con le loro bandiere e le loro maglie (c’è anche l’ex ciclista Davide Orrico, tifosissimo). In quel momento arriva il pullmino dei magazzinieri, il primo avamposto (e anche l’unico) da Cremona. Uno scende ad aprire il cancello e si becca l’applausone della folla.
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