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La partita Il mister del Como soddisfatto per la storica vittoria in Champions contro il Manchester, nonostante le assenze, ed elogia la prestazione dei giocatori. «La voglia ha fatto la differenza, la loro convinzione per me è vita. Mi hanno fatto godere, ma ora piedi per terra. Pensiamo subito al Sassuolo »
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Como
Una notte magica. Impossibile da dimenticare. Impossibile, anche se nella tua carriera da giocatore hai giocato nelle migliori squadre al mondo, se hai vinto un Mondiale con una delle nazionali più forti di sempre. Da allenatore, sono emozioni diverse. Soprattutto, se come ha sottolineato più volte Fabregas, stai vivendo tutto per la prima volta. Le radici di questo successo, le si possono cogliere nel volto e nelle parole dello spagnolo. Serio, più di altre occasioni.
«Dobbiamo rimanere umili e con i piedi per terra. Sabato c’è un’altra partita da giocare e da vincere. Noi ci prepariamo e proviamo a lottare sempre al massimo. Come abbiamo fatto lo scorso anno in Coppa Italia contro l’Inter, dove se Diao avesse segnato il 3-1, saremmo andati in finale. Così facciamo ogni partita». Umiltà, lo ripete più volte. Come ripete un altro concetto, la convinzione. «La preparazione e l’organizzazione sono importanti, ma è la convinzione dei miei giocatori a fare la differenza. Vederla e percepirla per me è vita. Mi hanno fatto godere, hanno giocato come piace a me: con qualità, testa libera, aggressività, pressing feroce. Hanno fatto capire e mostrare la loro voglia che avevano di vincere. Tutto questo mi fa sentire pieno di forza. Loro sono la mia e la nostra energia. Dobbiamo continuare così e vedere cosa possiamo fare. E sono fortunato a poter lavorare con persone come Suwarso e Ludi che condividono la mia stessa idea. Come una famiglia». Una mentalità «che non si crea subito. Il mondo non si cambia all’improvviso, ma giorno dopo giorno. È un percorso. Il nostro dura da tre anni e giochiamo contro squadre che hanno un progetto che c’è da molto più tempo». A chi parla di crisi dello United, Cesc risponde così: «Non conta la loro situazione, ma il nome. Giocavamo contro il Manchester United e per i miei giocatori era un’emozione. A volte può capitare che questo porti a una sovraeccitazione, ma l’abbiamo gestita bene». Una grande prestazione, che sarà da replicare contro il Sassuolo: «Capisco che mediaticamente il successo di oggi ha più valore, ma è una vittoria. Sabato incontriamo una squadra forte e dovremo giocare come oggi, se non meglio».
Una vittoria arrivata nonostante le assenze: «Siamo in un momento di difficoltà, oggi avevamo 15 giocatori disponibili. Siamo questi e possiamo fare solo una cosa, andare avanti e lottare». In conferenza, Fabregas fa anche mea culpa: «Mi pento degli ultimi dieci minuti. Sono stato io a chiedere di abbassare il ritmo, perché sabato c’è un’altra partita. Con un 4-0 pensavo potesse essere una situazione da gestire. Ma io sono il primo a chiedere di spingere sempre al massimo e ho sbagliato. Quel gol del 4-1 mi ha fatto male. Questo è un insegnamento che mi porto a casa ed è colpa mia». L’8 agosto 2004 disputava da giocatore la sua prima partita contro lo United. 22 anni dopo l’ha incontrato in un’altra prima volta, da allenatore. Ma non ci sono dubbi su quale delle due sia stata la più emozionante: «Quella da calciatore, la cosa più bella è giocare. La seconda è allenare. Per questo ripeto sempre ai miei ragazzi di fare di tutto e lottare per aver la migliore carriera possibile, perché il tempo passa veloce e non bisogna avere rimpianti».
Resta, comunque, una notte da sogno. Per lui e per il popolo lariano: «Questa vittoria è per loro. Sappiamo quanto hanno sofferto negli anni precedenti». Dopo il terzo gol, ha richiamato Perrone per alcune indicazioni. Al 4-1, si è arrabbiato. Al termine della partita, si è fermato a centrocampo, guardando i suoi ragazzi che andavano a raccogliere l’abbraccio della curva. Sorrideva orgoglioso, come fa un papà con i suoi bambini. Come i bambini che con domani vestiranno la maglia del Como: «Spero che possano andare a scuola indossandola orgogliosi». Lo saranno Cesc, perché essere comaschi è un orgoglio.
Dopo notti così, è anche magico. Con una dedica speciale: «A Davide Baccarini, il nostro magazziniere. Questa vittoria è per lui».
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