Uno 0-0 non normale. Fabregas: «Tiriamo tanto, segniamo poco»

Cesc Fabregas. «Ventisette tiri a Frosinone e diciannove contro la Roma, ma non entra». «Bene così. Quando sei così giovane e in superiorità numerica, per la voglia di vincere puoi anche perderla»

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Como

Contro la Roma, Cesc Fabregas aveva vinto due volte al Sinigaglia. E aveva già battuto Gian Piero Gasperini, in un’occasione quando il tecnico di Grugliasco sedeva sulla panchina dell’Atalanta. Eppure, il tecnico spagnolo non ha dubbi: «Per me è la miglior partita disputata contro Gasperini. Ho visto personalità, voglia di non arrendersi mai: andiamo a morire con personalità e idee, in undici contro undici si è visto un bel calcio».

«Segnali di maturità»

È anche un punto che, alla fine, soddisfa? «Quando sei così giovane, in superiorità numerica, per la voglia di vincere puoi anche perderla. Nella ripresa non abbiamo concesso nulla, nemmeno in contropiede e questo è un segnale di maturità. Poi certamente manca qualcosina, abbiamo forzato qualche giocata e ci sono cose da sistemare».

Tanti tiri, pochi gol

È stato anche il primo 0-0 della stagione in serie A e il primo clean sheet per il Como: «Ci sono state tante occasioni per entrambe: è la cosa bella e inspiegabile del calcio. Abbiamo fatto ventisette tiri a Frosinone e diciannove contro la Roma. Abbiamo avuto occasioni, ci è mancata un po’ di precisione nell’ultimo passaggio. Ma io ho poco da dire alla squadra: ha fatto quello per cui aveva lavorato in queste settimane. Poi ci sono l’orario, la sosta, tanti fattori che possono influire in una partita: a me, per esempio, piace giocare la sera, e lo sostenevo anche quando ero un calciatore. C’è un’atmosfera migliore, lo stadio ti carica di più».

Episodi arbitrali

Poco da dire sull’espulsione di Malen a inizio ripresa, contestata dal collega romanista: «Mi hanno espulso una volta per lo stesso motivo, è stato un fallo di frustrazione. Mi è sembrata molto più evidente la situazione a fine primo tempo su Diao, ma non voglio fare polemiche: ognuno in questi casi si può fare un’opinione differente da quella degli altri». Senza Kean infortunato, tutto il peso dell’attacco è stato per 90 minuti sulle spalle di Tasos Douvikas, apparso meno efficace rispetto ad altre occasioni: «La premessa da fare è che Ndika è un “generale”, tanti attaccanti contro di lui faticano. È un giocatore fondamentale per Gasperini. Più che altro, Tasos non ha trovato la scelta giusta, ma è stato prezioso nel creare spazi come nell’occasione clamorosa per Caqueret, così come per Diao».

Caqueret e Da Cunha

Infine, due citazioni speciali per due giocatori francesi. Si è rivisto Maxence Caqueret dall’inizio, una scelta a cui Fàbregas pensava da tempo: «Meritava di giocare, sentivo nella pancia che avrebbe dovuto giocare, a prescindere dalle caratteristiche della Roma. Era la sua partita, per tanti fattori. Lui per noi è importante, ci ha fatto alzare il livello: c’è un Como prima e un Como dopo Caqueret. Con tanti giocatori a volte sono ingiusto, tutti vorrebbero o meriterebbero di giocare di più. Lui meritava di giocare ed è importante che l’abbia fatto bene». E poi, altre belle parole per Lucas Da Cunha: «Mi sono emozionato, ma non ho pianto, nel vederlo in Nazionale. Conosco bene il suo percorso, so quanto ha lavorato per arrivare a questo momento. Con la Francia ha giocato più come play posizionale, con noi è un po’ diverso. Zidane gli ha chiesto personalità nel gestire la palla e far giocare la squadra. Mancava alla Francia un giocatore come lui, che sa fare cose diverse. È stata una scelta interessante del ct francese».

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