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Verso la Champions Olandesi animati da una filosofia in parte simile a quella lariana
Lettura 2 min.Como
Esiste un fil rouge che lega il Como e il Feyenoord. Non stupitevi, è normale. Direte voi, com’è possibile trovare un nesso diretto se non esistono precedenti tra le due squadre? E avreste anche ragione. Ma per comprenderlo, è necessario fare un salto (crono)logico. Una parte, magari anche piccola, del gioco e della filosofia di Cesc Fàbregas, infatti, la si deve al club olandese e, soprattutto, a un suo vecchio allenatore: Ernst Happel.
Un passo alla volta. Siamo nel 1970. Happel guida il Feyenoord nella conquista della Champions League, diventando così la prima squadra olandese a riuscirci. L’attenzione, però, va posta non solo sul risultato, ma piuttosto sul come ci arriva. Una proposta di gioco che introduce principi che diventeranno propri del calcio totale: pressing collettivo, difesa alta, possesso e costruzione dal basso, occupazione degli spazi e ricerca della superiorità a centrocampo. Concetti che rappresentano l’inizio di quelle che saranno filosofia e idee con cui Johan Cruijff e il Barcellona cambieranno il mondo del calcio. Una prospettiva tattica, identitaria e culturale che segnerà anni dopo un figlio della Masia: Cesc Fàbregas.
Ma veniamo ora al Feyenoord. Il club lega la sua essenza all’anima portuale e operaria della città di Rotterdam. Storicamente è la squadra dei lavoratori, del senso di appartenenza, della fatica e del sacrificio. «Niente parole, ma fatti», il motto. Parte tutto da qui.
Identità e passione, le coordinate: Il Feyenoord non esisterebbe senza i suoi tifosi. Per capirci, il club ha ritirato la maglia numero 12, simbolo della sua «Legione». Legame con i suoi sostenitori e con quella che è la loro casa: lo stadio De Kuip, tra i più caldi in Europa. Tutto nasce nel 1931 da un sogno del presidente Leen van Zandvliet che immagina l’impianto e lo disegna il giorno successivo. Nel 1937 quella bozza diventa realtà. Oggi ospita 47.500 spettatori. Lo scorso luglio il club olandese ha acquistato il 95% del pacchetto azionario dell’impianto, diventando così l’azionista di maggioranza. Club che nel 2010, colpito da una grave crisi finanziaria, è stato salvato da un investimento di un gruppo di imprenditori e tifosi. Questione di identità.
Ma quale Feyenoord incontrerà il Como? Una squadra prima in classifica nel campionato olandese e rinnovata rispetto allo scorso anno. Tutto nasce in estate, quando il club esonera Robin van Persie. Al suo posto chiama un’altra leggenda della Nazionale, con un importante passato nel Feyenoord da giocatore e capace da allenatore di riportare il titolo a Rotterdam nel 2017: Giovanni van Bronckhorst. Si è scelta l’identità, una volta ancora. E al momento, la scelta sembra essere stata quella giusta: in Eredivisie, sei vittorie e due pareggi, 20 punti e primo posto. Nel 4-3-3 dell’olandese, in questo inizio di stagione i protagonisti sono diversi. Ci sono Gjivai Zechiël, centrocampista da 5 gol e 4 assist e Anis Hadj Moussa, imprevedibile esterno offensivo che ha imparato l’arte del dribbling giocando con il padre, che aveva dovuto lasciare il calcio dopo un incidente in moto. E poi il fantasista di origini italiane Luciano Valente, il terzino Givairo Read e il giovane attaccante Nacho Ferri. Una curiosità: in rosa c’è anche il figlio Robin van Persie, Shaqueel. Dopo il pesante 5-1 subito nella prima giornata contro il Barcellona, contro i lariani arriverà l’esordio al De Kuip. Dodicesimo uomo, identità e storia: il Feyenoord non è “solo” una squadra.
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